# 113 – Mickey Spillane – IL CLUB DEL VIZIO (Garzanti, 1991, ediz. orig. 1967, pagg. 190)
Incappato per puro caso nel cadavere orrendamente straziato di una ragazza che indossa soltanto un succinto négligé, il rude detective privato newyorchese Mike Hammer inizia a seguire ufficiosamente il caso, anche perché, nel frattempo, il criminale di mezza tacca Harry Service, che Hammer stesso ha contribuito a spedire in galera, lo contatta e gli chiede di indagare sulla scomparsa di sua sorella Greta, aspirante fotomodella. Hammer comincia a sentire puzza di bruciato e, non volendo trovare cadavere la povera Greta con indosso un négligé, inizia a indagare a modo suo, tra botte e sparatorie.
Inizierò questa recensione chiedendo una mano al sergente maggiore Hartman che, in “Full Metal Jacket”, leggendo le assegnazioni ai reparti dei suoi marines dopo l’addestramento, e scoprendo che il soldato Joker è stato assegnato in qualità di giornalista al celebre “Stars and Stripes”, il giornale di guerra dei Marines, così gli si rivolge: “Ma che, mi vuoi prendere per il culo, Joker?! Chi ti credi di essere, Mickey Spillane? Ti sei messo in testa di essere un cazzo di scrittore?!” Ecco, forte del consiglio di un uomo integerrimo come il sergente Hartman, mi sono dedicato alla lettura di un romanzo di Mickey Spillane! Erano anni che ne cercavo uno, perché bisogna dire che, come Autore, non è oggidì tra i più letti e venduti. In compenso, negli anni ’50-’60, negli U.S.A. ma non solo, è stato a lungo in testa alle classifiche, e complessivamente ha venduto milioni di copie dei suoi asciuttissimi romanzi con protagonista il detective privato Mike Hammer, adorato dalle donne (non sempre da lui ricambiate) e temuto dai malviventi.
Esemplare di razza della cosiddetta “letteratura hard boiled”, Mickey Spillane è uno scrittore rude come il suo protagonista, “duro fra i duri”, personaggio decisamente più “fisico” di un Marlowe (per citare Raymond Chandler) o di un Sam Spade (per citare Dashiell Hammett), le altre due icone hard boiled con cui Hammer si contendeva il mercato negli anni d’oro di questa letteratura. Spillane ha pochi fronzoli, come scrittore: chi cerca approfondimento psicologico e sottigliezze caratteriali o di trama, farebbe meglio a tenersene alla larga! Granitico e monolitico, il suo protagonista è caratterizzato da un senso della giustizia che va oltre le leggi e da un anticomunismo e una misoginia divenuti iconici. Qui però, mi rendo conto, entriamo in quella che è la dimensione “mitica” di questi romanzi. Stile grezzo? Certo! Personaggi poco sfumati? Sicuro! Trame a volte ingarbugliate all’inverosimile, nelle quali l’Autore stesso dà l’idea di essersi perso? Sì, vero anche questo!
Eppure… in fondo in fondo… c’è qualcosa di profondamente “vero” in questi libri, che offrono il ritratto di un’America che non c’è più da molto tempo e, a volte, l’insospettabilmente lucida anticipazione del mondo che verrà, un mondo in cui non ci sarà più posto per gli “eroi solitari” dal pugno facile e dalla pupa in tacchi alti e rossetto appesa al braccio. Insomma, gli scrittori hard boiled sembrano scrivere di ciò che non c’è più e di ciò che non c’è ancora, e i loro (anti)eroi, letti oggi, sono personaggi tragici, sospesi tra due mondi, non più supportati da quello morente, non più voluti da quello nascente. E dunque, alla fine, come si può restare indifferenti davanti a Mike Hammer che si consola di aver mancato all’appuntamento per cena con la sua collaboratrice Velda (perdutamente innamorata di lui) perché “era il suo compleanno. Ma in fondo era meglio così; avevo dimenticato di comprarle un regalo”? Come si può non esultare quando Mike riempie di botte un violento magnaccia liberando la sua protégée, che lo saluta dicendogli: “Non so neanche il tuo nome”. Risposta di Mike: “Che importanza ha?” “È vero, non ha importanza. Comunque non ti dimenticherò mai, gorilla.”
Ecco, è per queste linee di dialogo che non si può non amare un pochino questa letteratura “di consumo”, questi romanzacci pulp tutti pupe e risse, sparatorie e smargiassate, occhiolini e carezze, dark ladies e bambole ingenue e bisognose d’aiuto. Ci sono tutti, ma proprio tutti i clichés, in questo “Club del vizio”, ma il fatto che Spillane li utilizzi così a mani basse fa capire che il mestiere di scrittore, tutto sommato, lo conosceva, e per male che si possa cascare con uno dei suoi romanzi si finirà comunque per divertirsi, per rimpiangere un po’ quel mondo senza cellulari né computer in cui i messaggi si lasciavano nelle “caselle vocali” degli uffici, quel mondo in cui in ogni giarrettiera poteva essere nascosta una piccola rivoltella da donna e sotto ogni rude maschiaccio poteva sempre svelarsi un cuore d’oro generoso e altruista (o viceversa, naturalmente, in ogni volgare prostituta poteva sempre fare capolino un’umanità dimenticata!). Forse ingiustamente tacciato di essere reazionario e misogino (in fondo si è sposato tre volte!), Mickey Spillane non è certo lo scrittore per chi ama le sfumature e i dettagli, ma ehi… in fondo piace al sergente Hartman! Non vorremo mica contrariarlo?
(Recensione scritta ascoltando Gus Black, “Love Is a Stranger”)
PREGI:
decimo romanzo della serie dedicata a Mike Hammer, “Il club del vizio” ha i suoi tratti migliori nella tipicità di certe situazioni (le risse, le sparatorie, i dialoghi tra il detective e le tante donne che attraversano il libro) nonché nell’interessante idea di fondo: una città che “divora” le sue donne in ossequio a perversioni senza nome
DIFETTI:
Interessante idea di fondo? Sì, è vero, ma… poco sviluppata! Non tutti gli snodi della trama sono perfettamente comprensibili, e il finale, anche se beffardo al punto giusto, è un po’ troppo “tirato via”
CITAZIONE:
“Ma la città è troppo grande e si sviluppa troppo rapidamente […] Il mondo del commercio vi ha fatto il suo ingresso, e ora si è diviso il luogo con i beatniks che lottano per un ultimo pezzo di terra. Lo tollera solo perché New York ha ancora bisogno di un mito del genere per conservare qualcosa della sua vecchia immagine, finché i calcolatori elettronici si prenderanno in mano tutto.” (pag. 42)
GIUDIZIO SINTETICO: **
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana