# 114 – John Irving – IN UNA SOLA PERSONA (Rizzoli, 2013, pagg. 552)
William Abbott, ragazzino di First Sister – minuscolo paesino del Vermont – scopre molto presto di avere quelle che suo nonno definisce “certe tendenze”: è attratto sia dai ragazzi che dalle ragazze, e ama indossare abiti femminili (come, del resto, anche il nonno!). Affascinato da Miss Frost, enigmatica bibliotecaria che sembra nascondere più di un segreto, William cresce tra l’attrazione per il lottatore Jacques Kittredge, che frequenta la sua stessa scuola, e l’amica d’infanzia Elaine, che gli regala reggiseni da indossare. Anche grazie alle aperte e progressiste figure di suo nonno Harry (a sua volta attratto dal travestitismo) e del suo patrigno Richard Abbott, William diventa scrittore e compie un percorso di vita improntato alla bisessualità e al rispetto della diversità che lo ricondurrà, ormai non più giovane, nello stesso paesino che l’ha visto nascere, con la consapevolezza necessaria per supportare, da insegnante, la difficile scelta di un ragazzo che intende cambiare sesso.
È fuor di dubbio che John Irving sappia scrivere: personalmente, lo considero uno dei più importanti Autori americani (e forse mondiali) contemporanei. Alcuni suoi libri (“Il mondo secondo Garp” e “Hotel New Hampshire” su tutti) sono dei capisaldi della letteratura contemporanea, e il suo stile – limpido eppure ondivago, venato da un surrealismo che la perfetta padronanza dei mezzi espressivi tiene a malapena a bada – solo all’apparenza può risultare piatto.
In realtà, i romanzi di Irving pullulano di idee narrative e personaggi indimenticabili, insomma, brillano di “vita”. Abbandonarsi alla lettura di un suo libro è un piacere raro, perché si ha la sensazione di essere cullati da una scrittura capace tanto di dolcezza quanto di salutari scossoni, che fanno finire i lettori (e non tutti sembrano gradirlo) col sedere per terra, inaspettatamente disarmati di fronte a uno sviluppo di trama, a un colpo di scena, a un azzardo narrativo che non si aspettavano minimamente. “In una sola persona”, pur non essendo la migliore riuscita della scrittura irvinghiana, è un libro dolcissimo che accompagna per più di 500 pagine nel racconto della vita – dai tredici ai settant’anni – di un ragazzo, e poi di un uomo, che non ha mai considerato un problema il genere di appartenenza, che ha sempre vissuto amori e infatuazioni con la massima libertà, anche nei difficili anni ’50 e ’60, e che è letteralmente cresciuto attraverso una “confusione di genere” che ha riguardato anche suo nonno e, forse, il suo vero padre, datosi alla macchia quando lui era appena nato e colpito, in famiglia, da una sorta di “damnatio memoriae” che si chiarirà solo nel finale.
Con queste premesse libertarie e anticonformiste, perché dico che “In una sola persona” non è la migliore riuscita della narrativa di Irving? Semplice: il libro parte benissimo, con i capitoli dedicati all’adolescenza di William, allegri e surreali, pieni di messinscene shakespeariane e agnizioni da commedia degli equivoci. Poi però finisce per impantanarsi in un fatale declino, e la seconda parte – interamente dominata dallo spettro terribile dell’AIDS – è una sorta di impietoso racconto dello sfacelo, anche fisico, di tanti, troppi personaggi. E così, un libro brioso che non rinunciava mai a strappare un sorriso al lettore, anche nel momento in cui descriveva i più assurdi misunderstanding, diventa un triste catalogo di morti, persino un po’ compiaciuto e, soprattutto, finisce per essere ostaggio del proprio stesso, di per sé interessante tema: la crisi dell’identità di genere. Troppi, veramente troppi bisessuali & transessuali, in questo romanzo, per risultare credibili! Possibile che il Liceo di First Sister sia una simile fucina di ragazzi in crisi d’identità? Possibile che così tanti personaggi finiscano per cambiare sesso, o per desiderare di cambiare sesso? Possibile che questo identico destino si spalmi su così tante vicende, dalla cugina lesbica di William alle tendenze omosessuali e alla passione per il travestitismo di così tanti suoi compagni di scuola?
Non c’è dubbio che la capacità di Irving di portare alla luce del Sole, peraltro con un’ammirevole leggerezza di tocco, un tema tanto arduo e complesso meriti un plauso sincero, come non c’è dubbio che – in età adolescenziale – molte più persone di quante siano disposte ad ammetterlo abbiamo vissuto “certe tendenze”, poi magari interamente rientrate. Però, da un punto di vista squisitamente narrativo, il punto più debole di questo dolce, scanzonato e tenero romanzo è proprio la sua monotematicità, la sua ostinazione – difficilmente sostenibile – a raccontare solo storie di identità sessuale, solo storie di travestiti e transessuali, di gay e bisessuali, di ragazzi confusi e ragazze deluse dalle loro tette troppo piccole, tra insegnanti illuminati e vecchi docenti retrogradi e oscurantisti. Diventando, a un tratto, fin troppo ideologico, “In una sola persona” tradisce, a mio avviso, quel meraviglioso inizio tutto giocato sugli equivoci e su una comicità trattenuta e delicata.
(Recensione scritta ascoltando i Pink Floyd, “High Hopes”)
PREGI:
il libro a tratti fa ridere alle lacrime e commuove con facilità, facendo sentire “vicini” anche i personaggi più improbabili. La scrittura di Irving è delicata e sommessa, e forgia un racconto al quale non si può non appassionarsi, soprattutto se si è interessati al tema
DIFETTI:
troppo concentrato sul suo stesso tema, il libro è come un teorema perennemente in cerca di conferme sperimentali, che non sempre arrivano. Lettura comunque consigliatissima per l’afflato libertario ed egualitario che la contraddistingue
CITAZIONE:
“Ma mentre Elaine si ricomponeva fu il suo reggiseno, posato sul letto tra di noi, ad attirare la mia attenzione. Lo presi in mano: le morbide imbottiture tondeggianti erano cucite all’interno di un involucro di cotone. Non senza sorpresa, avvertii l’impulso di indossarlo: volevo sapere cosa si prova a portare il reggiseno.” (pag. 130)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana