LA POSSIBILITÀ DI UN’ISOLA – Michel Houellebecq

# 121 – Michel Houellebecq – LA POSSIBILITÀ DI UN’ISOLA (Bompiani, 2005, pagg. 398)

Il “racconto di vita” di Daniel, disilluso e provocatorio comico francese di un certo successo vissuto a cavallo tra XX e XXI secolo, si mescola ai “commenti” di due suoi lontani discendenti per clonazione, Daniel24 e Daniel25, che vivono più di 2000 anni dopo il capostipite, in un futuro in cui l’inclinazione dell’asse terrestre si è modificata, generando condizioni climatiche estreme sul pianeta, con oceani prosciugati e desertificazione, e in cui l’umanità, in ossequio ai dettami dell’Elohimismo – religione nata proprio all’inizio del XXI secolo con l’avallo di Daniel, che ne è stato uno dei primi adepti – si riproduce per clonazione e, privata della necessità di alimentarsi nonché degli stimoli sessuali, generazione dopo generazione non fa che scrivere commentari in attesa dell’avvento dei non meglio precisati “Futuri”, esseri che dovrebbero permettere al genere umano di compiere il definitivo passo verso l’immortalità e verso un’esistenza priva di passioni.

Lasciate perdere la trama di questo complesso romanzo di Houellebecq (probabilmente la sua opera più densa e stratificata). Ignoratela, altrimenti ve ne farete terrorizzare e non lo leggerete! Invece, “La possibilità di un’isola” merita una chance, non foss’altro perché in esso si ritrovano, allo stato puro, il pessimismo cosmico e la vena dissacrante e prevaricatrice del suo Autore, che si permette di celebrare nientemeno che il funerale dell’Umanità.

A tutti gli effetti romanzo di fantascienza (soprattutto nei commenti di Daniel24 e Daniel25), “La possibilità di un’isola” ha in sé anche dei decisi tratti da horror e da tragedia, per come descrive, con pennellate decise e pagine di violenza quasi insostenibile, la vacuità dell’esistenza e la ferocia del desiderio, soprattutto nel mondo occidentale contemporaneo, da sempre bersaglio privilegiato degli strali houellebecquiani. Costruito sull’impossibile incastro di tre “Io narranti” divisi da interi millenni, e che purtuttavia appartengono – in un assurdo anello logico – allo stesso personaggio, Daniel, in diverse “incarnazioni”, il romanzo trova nel “racconto di vita” del capostipite Daniel1 la sua parte più squisitamente realistica e contemporanea, che si concentra sul racconto dei tremendi amori del protagonista dapprima per l’insipida Sylvie, poi per l’intelligente e algida Isabelle e infine per l’insensibile ninfetta Esther, nonché sull’ascesa della setta degli elohimiti, che da ridicoli cialtroni che si riuniscono in convention a Lanzarote per scopare e illudersi di rinascere, guidati da un profeta da barzelletta, si ritrovano – complici gli insondabili abissi della stupidità umana, nonché il bisogno disperato degli uomini di trovare qualcosa per cui vivere – ad essere la prima religione mondiale per diffusione, e a disporre di fondi pressoché illimitati per realizzare il sogno della clonazione, che riporterà in vita gli adepti dopo ogni loro morte, in eterno.

Houellebecq pone, senza ritegno e senza paura, interrogativi poderosi sulla ricerca della felicità e sulla morale (nonché, kubrickianamente, sui limiti di ogni morale), sulla società umana e sulla religione, sulla vita e sulla morte, sul piacere e sul dolore. Forse non tutto riesce alla perfezione, in questo lauto banchetto di quasi 400 pagine apparecchiato con fin troppa abbondanza, anzi, di certo alcune pietanze restano crude e si masticano con un po’ di fatica; ma lo sforzo di costruire un romanzo di fantascienza filosofica, o di “fanta-eventualità”, come direbbe Steven Spielberg, è ammirevole, e come al solito lo scrittore francese sceglie le vie più difficili e le percorre sino alla fine, portando le sue riflessioni alle estreme conseguenze, non solo nella terribile parabola declinante di Daniel1, uomo che non riesce ad accettare l’invecchiamento, la fine del piacere e la morte, ma anche sul piano più squisitamente letterario, con la scelta di una forma narrativa ardua e affascinante, che spesso non spiega nulla, ma somministra al lettore dati di fatto inquietanti, ballardiani, e a tutti gli effetti si sforza di parlargli da un altro tempo e da un altro mondo, idea che faceva già capolino nel finale dello straordinario “Le particelle elementari”, ma che qui viene pienamente esplicitata.

Estremo e a tratti sgradevole, “La possibilità di un’isola” è un cubo di Rubik che non può riuscire, troppo difficile per essere domato: ad ogni rilettura, offrirà nuovi spunti e seminerà nuovi dubbi (ad esempio, non c’è risposta alla domanda se i cloni possiedano in effetti i ricordi dei loro predecessori! Proustianamente, se non li avessero non si potrebbe parlare di “vita eterna” e d’altronde, se li avessero, perché scriverebbero i commenti e leggerebbero quelli dei loro predecessori?). Lettura disturbante e certo non per tutti, ma quando la si affronta senza pregiudizi non si può non ammirare l’ambiziosissima impalcatura concettuale sulla quale l’Autore monta una prosa allo stesso tempo oscena e cristallina, perversa e pura come l’acqua dei torrenti di montagna.         

(Recensione scritta ascoltando Jackson C. Frank, “Milk and Honey”)

PREGI:
forse il più lovecraftiano dei romanzi di Houellebecq (grande estimatore di Lovecraft), “La possibilità di un’isola” è un viaggio disperato e disperante nel desiderio umano (soprattutto sessuale) e nell’impossibilità di soddisfacimento che crea l’infelicità. A impreziosirlo, il tocco fantascientifico, la limpidezza della scrittura e l’ambizione epicheggiante. Se è vero che ogni epica celebra e distrugge allo stesso tempo l’oggetto della sua narrazione, allora questo romanzo di Houellebecq è decisamente epico!      

DIFETTI:
difficile e scostante come il suo protagonista, a tratti volutamente ed esageratamente provocatorio (contro l’Islam, contro le donne, contro il denaro, contro la borghesia), non è il libro adatto a chi non tollera turpiloquio e scene di sesso. Innegabilmente, anche per lunghezza, una lettura non facile, consigliata a lettori “coriacei” e non di primo pelo!   

CITAZIONE:
“Siamo dei corpi, siamo innanzitutto, principalmente e quasi unicamente dei corpi, e lo stato dei nostri corpi costituisce l’autentica spiegazione della maggior parte delle nostre concezioni intellettuali e morali.” (pag. 181)

GIUDIZIO SINTETICO: ***½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO