LA SIMMETRIA DEI DESIDERI – Eshkol Nevo

# 75 – Eshkol Nevo – LA SIMMETRIA DEI DESIDERI (Neri Pozza, 2010, pag. 351)

Quattro amici non ancora trentenni – Yuval, il narratore, malinconico e disilluso; Yoav, detto “Churchill”, avvocato spavaldo e sicuro di sé; Amichai, ottimista e un po’ ingenuo, padre di due gemelli e marito di una donna taciturna e indecifrabile; Ofir, pubblicitario bravo con le parole ma non con la vita – decidono, durante la finale del Mondiale di Calcio del 1998, di scrivere su dei bigliettini alcuni desideri, che dovranno realizzare nei successivi quattro anni. I bigliettini verranno letti durante la successiva finale mondiale. Ma cosa accadrà durante quei quattro intensi, imprevedibili, dolorosi, meravigliosi anni, che vedranno amori nascere e finire, cause vinte e perse, gioie e lutti, cambiamenti e conferme? Come ci arriveranno, questi quattro ragazzi di Haifa trasferitisi a Tel Aviv, alla finale dei Mondiali del 2002? Come affronteranno il passaggio epocale attraverso i trent’anni?

Raramente mi spendo simili definizioni, ma quando lo faccio me ne prendo tutta la responsabilità: “La simmetria dei desideri”, signori miei, è un capolavoro. Punto e basta. Non avevo particolarmente amato “Neuland”, di Eshkol Nevo, Autore israeliano contemporaneo considerato interessante dalla critica. Chi volesse rileggersi la recensione, è la numero #33, si accomodi pure.

È stato dunque con un po’ di sospetto che mi sono avvicinato alla “Simmetria dei desideri”. Senza prevenzione, ovviamente: che senso ha leggere con dei preconcetti? Ogni libro, una volta che si sia deciso di iniziarlo, ha il diritto di giocarsi la sua partita al pari degli altri. Ebbene, Nevo utilizza l’espediente – non nuovo, ma sempre efficace – del testo autobiografico raccolto e curato da un’altra persona rispetto all’Autore: in questo caso, è l’avvocato Yoav Alimi – “Churchill” per gli amici – a farsi carico della pubblicazione del libro scritto dal suo amico Yuval. Cos’è successo allo sfortunato e riflessivo Yuval? Per quale motivo non può curare da sé la pubblicazione del suo libro? Questo interrogativo ci accompagna per tutta la lettura, ma lungi dall’essere una distrazione, è anzi una sorta di “cavo elettrico” che attraversa il libro stesso, e lo permea di una tensione fortissima ma mai eccessiva.

Anche perché Nevo è bravissimo a distribuire nel racconto una quantità di eventi, avventure, disavventure, riflessioni e flashback che occupano completamente il lettore e lo immergono nella sostanza stessa della vita di questi quattro “quasi ex-ragazzi” cui non resta che la loro amicizia come baluardo contro un mondo che sembra intenzionato ad andare in frantumi, per lasciare spazio solo alla desolazione di un nuovo secolo che non promette niente di buono. Ma non vorrei che pensaste che il libro di Eshkol Nevo sia “soltanto” un racconto generazionale, una sarabanda di aneddoti o la trita e ritrita situazione da “eravamo quattro amici al bar”. Nulla di tutto questo: “La simmetria dei desideri” è una profonda riflessione sulla vita e la morte, sull’assurdità della prima e sull’impossibilità di farsi una ragione della seconda; ed è una riflessione tanto profonda da non averne l’aria! Come tutti i grandi libri, anche “La simmetria dei desideri” non ha bisogno di caricarsi di pagine e pagine di tristi elucubrazioni: sotto un aspetto semplice, quasi dimesso, la scrittura di Nevo si rivela di una profondità impressionante, e di una dolcezza da strappare il cuore.

Certi tromboni delle nostre parti (giusto per fare un nome: Scurati!) dovrebbero leggere, rileggere e mandare a memoria “La simmetria dei desideri” prima di sedersi di nuovo alla scrivania. Forse ne trarrebbero qualche insegnamento. Perché la grande scrittura è anche e soprattutto quella che non si dà arie di sorta, che non si crede in grado di cambiare il mondo, e che non sente il peso di alcuna “missione”, se non quella – di per sé ben ardua! – di raccontare una storia, una semplice, bellissima storia, la storia dell’amicizia decennale di quattro ragazzi che dopotutto, sulla vita e sulla morte, sull’amore e sul dolore, ci insegnano di più, molto di più di tutti i ponderosi tomi pieni di sé di tanti Autori (auto)celebrati e assurdamente portati in palmo di mano dall’editoria contemporanea. L’arma di Nevo è la semplicità, la passione per il racconto puro, la capacità di far emergere i caratteri dai fatti: la sua è letteratura-dinamite, che non può lasciare indifferenti, e che fa desiderare di saperne di più, di questi personaggi, che fa desiderare – senza mezze misure – un altro capitolo, e poi un altro ancora, per favore.       

(Recensione scritta ascoltando i Cigarettes After Sex, “Nothing’s Gonna Hurt You Baby”)

PREGI:
Da dove cominciare? La scrittura è semplice e profonda, mai banale; i personaggi si imprimono nella memoria con poche battute; il tono complessivo è perfetto, e si consolida man mano che passano le pagine. Un capolavoro che non ci si aspetta, sotto la patina di normalità e di semplicità della trama     

DIFETTI:
Nessuno. “La simmetria dei desideri” è un libro dolce e splendido, che potrebbe non piacere solo a chi – per qualche ragione – detesti il tocco narrativo tenue e delicato, le piccole divagazioni, l’oscillare ondivago dei ricordi e i finali aperti 

CITAZIONE:
“…ancora dopo otto anni a Tel Aviv, noi tutti sentiamo di appartenere a qualcosa solo quando siamo insieme. Altre volte invece c’incontriamo e mi sembra che non abbiamo niente a che fare l’uno con l’altro, mi sembra che niente abbia senso. Ma forse le cose stanno sempre così, questa danza ininterrotta di avvicinamenti e allontanamenti è proprio il cuore del movimento fra amici.” (pag. 24)

GIUDIZIO SINTETICO: ****

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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1/2
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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO