# 176 – Ryu Murakami – TOKYO SOUP (Mondadori, 2006, ediz. orig. 1997, pagg. 232)
Il giovane Kenji, studente sfaccendato nella Tokyo di fine anni ’90, si guadagna da vivere facendo (abusivamente) la guida turistica per gli occidentali, soprattutto per quelli che vogliono scoprire la Tokyo più notturna e licenziosa, quella di Kabuki-cho, quartiere a luci rosse, quella dei peep show e dei lingerie bar, dei pachinco e del sesso a pagamento, in tutte le salse. Quando viene assoldato da Frank, turista americano di poche parole, Kenji accetta, attratto dai suoi dollari, di guidarlo nella notte di Tokyo: ma Frank è forse un assassino seriale che si serve di lui per perpetrare i suoi crimini ai danni di prostitute e reietti? I suoi soldi sono forse macchiati (letteralmente) di sangue innocente? Ed esiste ancora qualcosa di “innocente” in questa Tokyo notturna e belluina, trasfigurata e votata solo al sesso e al guadagno?
Se non vi piacciono la scrittura e l’universo concettuale del Murakami più famoso del Giappone, Haruki, allora preferirete senz’altro la scrittura e il pensiero dell’altro Murakami, Ryu! Autore cupo e realistico, laddove Haruki è molto più “new age” e fantasmagorico, Ryu Murakami ha costruito tutta la sua carriera di scrittore e regista (ha diretto cinque film tratti dai suoi romanzi) sul confronto Oriente-Occidente e sul disvelamento dei lati più oscuri e feroci del Giappone, e di Tokyo in particolare, a partire dal pluri-premiato romanzo d’esordio, “Blu quasi trasparente”, datato 1976.
Non fa eccezione questo “Tokyo Soup”, cui l’editing italiano, pur di rimarcarne l’ambientazione urbana, ha cambiato il titolo dall’originale “In the Miso soup” (“Nella zuppa di Miso”). Cupo e violento viaggio nella notte di un Dante diabolico e del suo innocente, ingenuo Virgilio, che crede di fargli da guida e che in realtà viene trascinato nella melma della compromissione morale, “Tokyo Soup” è un libro disturbante e aggressivo, che si trincera dietro una trama in sé molto lineare per esplodere nella complessità – tutta morale – dei temi che tocca, dal mercato del sesso (molto sviluppato in Giappone, a dispetto di una società all’apparenza molto chiusa e riservata) alla violenza vera e propria, gratuita e fine a sé stessa, dallo sballo della droga a quello dell’adrenalina, per approdare alla terribile consapevolezza che tutto, oggidì, si può comprare, anche la vita delle persone e forse, chissà, persino la loro anima.
Duro e scostante, ma anche stranamente accattivante e avvolgente, “Tokyo Soup” è un romanzo estremamente visivo e cinematografico, che cala il lettore senza tanti complimenti nei meandri notturni di una città corrotta fino alle ossa, uno “strano altopiano di cemento dentro un canyon di alberghi a ore” nel quale la notte vengono fuori – come in “Taxi Driver” di Scorsese – gli “animali più strani”: puttane, papponi, rapinatori, drogati, barboni, ma anche studentesse in cerca di brividi (o di soldi), casalinghe che si prostituiscono di nascosto, insomma, tutta la perfidia e la disperazione di una società che nasconde le crepe sotto uno strato di smalto luminoso, osservate dagli occhi di un occidentale psicopatico che, preda del proprio delirio, non vive che per cibarsene. In questo inferno urbano in cui conta solo la quantità di dollari che uno si mette in tasca (non importa come), il giovane Kenji gioca la partita più importante, quella con la sua innocenza: Frank è veramente il demonio corruttore? O non è che l’altra faccia di Kenji stesso, ciò che anche lui vorrebbe ma non ha il coraggio di essere?
E come può andare a finire un viaggio simile, di due anime a loro modo entrambe perdute, o compromesse, nel mondo oscuro del desiderio e delle tentazioni? Murakami non sceglie mai strade semplici, e percorre fino in fondo la “via crucis” che ha allestito per i suoi eterogenei personaggi, senza dare consolazione al lettore e pagando forse, in fondo, il dazio di una certa sgradevolezza di fondo, e di una ripetitività di scene e situazioni che è, d’altronde, parte integrante del “tour de force” sessuale (e criminale) intrapreso da Frank.
(Recensione scritta ascoltando Kertscher, “Tokyo by Night”)
PREGI:
indubbiamente efficace come noir urbano, è un libro dallo stile forte ma non particolarmente connotato, come se l’Autore non avesse voluto rischiare di abbellire in nessun modo, neanche con effetti di stile, la realtà oscura che ha scelto di raccontare. La trama lineare e le tante sequenze efficaci (alcune sono veri e propri pugni nello stomaco) impreziosiscono l’opera
DIFETTI:
i personaggi forse sono più cinematografici che letterari, e non sfuggono a qualche cliché, d’altronde piuttosto ben speso
CITAZIONE:
“Frank mi avvicinò agli occhi il lungo coltello sottile. Le tempie diventarono ancora più insensibili e la nausea bloccata in gola risalì di nuovo fino ai denti. E quando gli occhi mi caddero sulla vagina della n. 5 palpitante come un mollusco, vomitai sul pavimento uno spruzzo color cappuccino.” (pag. 151)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana