SUPER-CANNES – James G. Ballard

# 178 – James G. Ballard – SUPER-CANNES (Feltrinelli, 2008, ediz. orig. 2000, pagg. 372)

Paul e Jane Sinclair (lui reduce da un brutto incidente dal quale si sta ancora ristabilendo fisicamente, lei pediatra che ha accettato un nuovo incarico) si trasferiscono da Londra a Eden-Olympia, vastissimo complesso residenziale all’avanguardia a pochi chilometri da Cannes. Un luogo paradisiaco e tecnologico, nel quale le bellezze e la salubrità della Costa Azzurra convivono con le più moderne tecnologie residenziali e domotiche, nonché con una concezione avanguardistica del lavoro. Tutto sembra perfetto, ma se Jane si dedica con entusiasmo al suo lavoro di pediatra, suo marito Paul, convalescente e pieno di tempo libero, inizia a porsi delle domande: perché il predecessore di Jane, il dottor David Greenwood, è impazzito e ha ucciso dieci persone a colpi di fucile? E perché ogni tanto qualcuno scompare, a Eden-Olympia, e non se ne sente più parlare? Infine: cosa nasconde sotto i suoi modi affabili il dottor Wilder Penrose, psichiatra? Non starà conducendo qualche tipo di esperimento di cui gli abitanti di Eden-Olympia non sono che le cavie?

Secondo romanzo della tetralogia iniziata con “Cocaine Nights” e dedicata al sottile tema del “bisogno di criminalità” e di disordine da parte dell’uomo in contesti troppo moderni e tecnologici, “Super-Cannes” è solo all’apparenza una replica di “Cocaine Nights”, come Eden-Olympia è solo all’apparenza una seconda Estrella de Mar. . In realtà, e qui entriamo nel vivo della recensione, non potrebbero esistere due luoghi più diversi. La appartata e tradizionalista cittadina spagnola in Costa del Sol nella quale si svolgeva il grosso dell’azione di “Cocaine Nights” lascia il posto, stavolta, a un centro residenziale iper-tecnologico e nuovo di zecca, costruito ad alcuni chilometri da Cannes, nell’entroterra provenzale, e apparentemente dissonante col territorio circostante.

La brulla e odorosa Provenza non trova spazio nei praticelli perfettamente curati, e verdissimi, di Eden-Olympia, nelle sue case climatizzate e dotate di ogni comfort, nei sistemi automatici di irrigazione e sorveglianza; i materiali stessi con i quali questo ampio quartiere residenziale è stato costruito sono quanto di più lontano potrebbe esserci dai mattoni crudi provenzali, dai tetti in pietra, dalle pergole di uvaspina o di buganvillea. Eden-Olympia è l’abitazione 4.0 (ricordiamoci che il romanzo è del 2000, ben precedente alle più moderne soluzioni domotiche: Ballard si conferma un grande anticipatore!) ma non solo: è anche il concetto di lavoro declinato nel mondo delle Smart Cities, dove strisciando un badge o digitando un codice si può accedere a tutti i servizi cui si ha diritto in quanto residenti, in quanto membri di una comunità chiusa ed elitaria (a Eden- Olympia abitano e lavorano dirigenti d’azienda, imprenditori, professionisti).

Eden-Olympia è ciò che il suo doppio nome dichiara: un Paradiso Terrestre al quadrato, un luogo in cui “il lavoro domina la vita […] e caccia via tutto il resto” e in cui “gli abitanti non hanno tempo di ubriacarsi in compagnia, di tradire o di litigare con la fidanzata, di intrecciare relazioni adulterine o di desiderare la moglie del vicino di casa, non hanno tempo nemmeno per gli amici.” A Eden-Olympia, insomma, “non c’è nessun tipo di interazione, nessuno di quegli scambi emozionali che ci danno il senso di chi siamo.” Ecco perché la violenza riesplode, eterodiretta, forse, instillata (come a Estrella de Mar in “Cocaine Nights”) da una sapiente regia esterna, ma fondamentalmente endemica e necessaria alla sopravvivenza stessa della comunità, che altrimenti risulterebbe costruita sul nulla, quel nulla rappresentato dai miraggi della tecnologia e dai rapporti sociali edulcorati dalla ricchezza e dalla cortesia sociale, dalle convenzioni e dalle ipocrisie.

E se Estrella de Mar era un ameno villaggio spagnolo dal clima paradisiaco, rifugio per dirigenti in pensione e ricchi nullafacenti, Eden-Olympia è – al contrario – l’operosissimo e autarchico quartiere di professionisti e capi d’azienda che promette una vita ultra-comoda che non rinuncia al contatto con la Natura: due facce della stesa medaglia, due straordinari parti della fantasia incredibilmente prefiguratrice (e apocalittica) di uno scrittore che, in tutta la sua pluri-decennale carriera, non ha mai smesso di interrogarsi sulla morale sociale e sui suoi limiti, sulla trasformazione dell’uomo da “cacciatore-assassino” a creatura politicamente corretta, falsamente rispettosa e profondamente repressa. Ecco che, in questo contesto, “una psicopatia controllata è un modo per risocializzare le persone, tribalizzandole in gruppi di sostegno reciproco”. Il paradosso di Ballard, presentato in “Cocaine Nights”, in “Super-Cannes” se possibile si radicalizza, e immagina un mondo tanto elegante ed etereo quanto frammentato e incapace di comunicare. La violenza e la pazzia, allora, possono davvero essere gli antidoti a quello strisciante veleno che chiamiamo “civiltà”?           

(Recensione scritta ascoltando gli Aerosmith, “Dream On”)

PREGI:
molto ben concepito, come al solito, è un libro che attira il lettore nelle maglie sempre più strette di una terribile ragnatela fatta di convenzioni sociali che si ribaltano improvvisamente, e di violenza e brutalità sepolte pochi centimetri sotto l’innocuo manto erboso di un praticello all’inglese, o nascoste nei pittoreschi vicoli delle ridenti località di mare della Costa Azzurra. Notevole la parte concettuale, che teorizza la pazzia come salvezza da un mondo in cui i rapporti umani sono quasi del tutto banditi (o mediati dalla tecnologia)   

DIFETTI:
un po’ più programmatico e didascalico di “Cocaine Nights”, e forse anche leggermente troppo lungo, è un romanzo più freddo del precedente, analitico e spietato nel delineare l’equazione su cui si basa, tra civiltà e follia, tra cortesia sociale e violenza. Alcuni dialoghi tra il protagonista Paul e il dottor Penrose, però, valgono da soli il prezzo del biglietto!

CITAZIONE:
“In una società perfettamente sana, la pazzia è l’unica libertà rimasta. La nostra psicopatia latente è l’ultima riserva naturale, un rifugio per la nostra mente minacciata.” (pag. 253)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO