# 230 – Guido Morselli – DISSIPATIO H.G. (Adelphi, 1994, ediz. orig. 1977, pagg. 154)
Un uomo (di cui non viene mai detto il nome ma che è un palese alter ego dell’Autore) decide di farla finita, per la più semplice e la più triste delle motivazioni: “Per il prevalere del negativo sul positivo. Nel mio bilancio. Una prevalenza del 70 per cento.” Deciso ad affogarsi nel sifone sotterraneo di una grotta di montagna, non lontana dal paesino sulle Alpi Svizzere in cui vive, in modo da svanire senza che il suo corpo venga mai ritrovato, l’uomo si risveglia in una realtà in cui si è verificato l’esatto opposto: lui è rimasto, ed è vivo, ma non c’è più traccia di umanità. Le strade sono deserte, i locali sono vuoti, le auto incidentate indicano che sino a un attimo prima che finissero fuori strada c’era qualcuno al volante, come le tracce dei corpi nei letti sembrano svelare che chi vi stava dormendo non si sia mai alzato, ma sia semplicemente “evaporato”, sia scomparso per dissipazione.
E così, un aspirante suicida che aveva deciso di dire addio al mondo si ritrova ad essere l’ultimo uomo sul pianeta, misteriosamente sopravvissuto a un cataclisma che ha colpito la sola umanità, perché animali e oggetti ci sono tutti, e la realtà continua a esistere anche senza questa “razza di bipedi” che della realtà stessa si è sempre sentita, in qualche modo, proprietaria.
Il 31 luglio 1973, a Varese, Guido Morselli si sparò con una pistola che aveva gelosamente conservato per tutta la vita, e che fa capolino anche in questo suo ultimo, straordinario romanzo: è la “ragazza dall’occhio nero” di cui parla il protagonista, che pure – in spregio all’umanità – ha deciso di non suicidarsi in modo così plateale, con un colpo di pistola, bensì di scomparire, gettandosi in un gelido fiume sotterraneo e facendosi afferrare dalle sue correnti, per mai più riemergere.
Fa impressione leggere “Dissipatio H.G.” conoscendo la fine del suo Autore, uno dei più grandi scrittori del secondo Novecento italiano, certo più grande di quel Piero Chiara che lo denigrò, e a mio avviso più significativo anche di buona parte della produzione di Italo Calvino (che rifiutò, da direttore editoriale di Einaudi, di pubblicargli “Il comunista”). Sul perché Guido Morselli, scrittore dal talento cristallino, sia stato pubblicato solo postumo, si potrebbero scrivere i proverbiali fiumi d’inchiostro, ma io me la caverò con una locuzione: “Per il prevalere del negativo sul positivo” nell’editoria italiana del secondo dopoguerra, dominata da intellettuali politicamente schierati, perlopiù a sinistra, of Course (laddove Morselli era squisitamente apolitico, con sospette simpatie per gli sconfitti Imperi Centrali dell’Europa che fu…) o da scrittori piacioni e di nessuno o poco spessore stilistico. L’Italia editoriale non era pronta a Guido Morselli: provate a leggerlo e capirete perché! Persino quella vecchia volpe di Carlo Fruttero rifiutò il geniale “Contro-passato prossimo”, accusandolo di avere una seconda parte debole (corbelleria: non me ne voglia il per altri aspetti acutissimo Fruttero! Tutti possono sbagliare, evidentemente… In fondo, sulle prime fu rifiutato persino Proust!).
Guido dovette ficcarsi una pallottola in testa con la sua Browning 7.65 per convincere l’editoria del suo valore. Ci arrivò Adelphi, alla fine, e fece sua tutta l’opera di questo impressionante Autore, opera di cui “Dissipatio H.G.” non è solo il capolavoro, ma anche il libro più estremo, il libro nel quale si assommano un po’ tutte le ossessioni morselliane: il suicidio, il solipsismo, la realtà come costruzione paradossale, la lucentezza illusoria del successo economico (la Crisopoli del romanzo non è altro che una trasfigurazione, abbastanza palese, di Zurigo), il pessimismo sull’Umanità e sulle sue possibilità di riscatto, il nichilismo di fondo, appena addolcito dal rapporto vero, sincero e partecipativo col dottor Karpinsky, l’unico uomo che abbia in qualche misura provato a capire e aiutare il disperato protagonista. Cupo e desolato, “Dissipatio H.G.” è anche un libro tremendamente ironico e beffardo per come si sbarazza del genere umano e per come lo giudica “ex post”, una volta volatilizzatosi in una apocalisse silenziosa e inspiegabile, motore narrativo estremo, che produce un vuoto che finisce fatalmente per essere anche il centro del racconto, il suo cuore pulsante (pur se rimasto senza sangue), enigma senza soluzione che l’ultimo uomo vive come l’ennesima beffa, più che come un tardivo risarcimento per essere stato dall’umanità ignorato e vilipeso.
Non c’è redenzione possibile nell’universo morselliano, e tantomeno in questo eccezionale libro, che mantiene dalla prima all’ultima riga una tensione emotiva pazzesca, al limite dell’impossibile, e che purtuttavia trova sempre il modo di svicolare e rilanciarsi, vuoi con un geniale flashback, vuoi con un dettaglio inatteso sull’allucinante situazione che il protagonista si trova a vivere, vuoi con una riflessione sui limiti della morale umana. Colto e raffinato, per nulla disposto a ingraziarsi il lettore, anzi tendenzialmente aggressivo e scostante, “Dissipatio H.G.” è un libro da leggere e rileggere (io l’ho letto almeno dieci volte), lasciandosi ammaliare dalla sua prosa disadorna ma vischiosa, ironica e attraente, tremendamente triste e disillusa eppure ghignante e paradossale, una “ragazza dall’occhio nero” che ci sorride mentre punta alla nostra tempia.

(Recensione scritta ascoltando Leonard Cohen, “Who by Fire”)
PREGI:
difficile ma bellissimo, è un libro da centellinare, se ne legge una pagina, lo si chiude e ci si pensa su, si prova a figurarsela, si spazia con l’immaginazione e si scava dentro sé stessi. Esperienza di lettura indimenticabile, richiede un certo impegno ma ripaga con ricordi indelebili e con un finale stratosferico, per poesia e delicatezza
DIFETTI:
indubbiamente non è la lettura adatta per chi non sia disposto a sguazzare per un po’ in una materia enigmatica che pone solo domande e, fondamentalmente, non offre risposte. Inoltre, la cultura (da autodidatta, ma molto raffinata) dell’Autore si estrinseca spesso in rimandi e citazioni non facilissimi da cogliere
CITAZIONE:
“A livelli sia pure superiori al mio, il pensiero è stato quasi sempre solitario, fine a sé stesso, asociale. […] L’idolatria della comunicazione era un vizio recente. E la società, dopotutto, era semplicemente una cattiva abitudine.” (pag. 74)
GIUDIZIO SINTETICO: ****
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana