NUCLEO ZERO – Luce d’Eramo

# 231 – Luce d’Eramo – NUCLEO ZERO (Mondadori, 1981, pagg. 311)

Italia, 1980: un organizzatissimo gruppo di sostegno alla lotta armata compie, a distanza di poche ore, tre “espropri” nella stessa piazza di Roma, in barba alle forze dell’ordine. Per il Nucleo Zero, però, le cose si mettono male: uno dei suoi membri, l’ex-avvocatessa politicizzata Lorenza Vallo, è nel mirino dell’obliquo avvocato Di Biasio, amico del vicequestore di Roma, e subisce una perquisizione che fa vacillare le certezze di Giovanni Dettore, fondatore del Nucleo stesso. Nonostante la Vallo venga messa ai margini (e torni così nell’orbita delle colonne armate, per nulla velata allusione alle Brigate Rosse), gli altri membri del Nucleo Zero iniziano a essere oggetto d’indagine. Ciononostante, alcuni di essi partecipano al sequestro – ordito dal noto terrorista rosso Luigi Toson – dell’industriale torinese Giacomo Perrino, boss della Rotat (enorme azienda dietro la quale sembra d’intravvedere la Fiat). E questa ulteriore esposizione li porterà alla rovina. Ma forse dietro l’angolo si preparano già un Nucleo Uno e un Nucleo Due?        

Un documento d’epoca: solo così si può fotografare questo strano romanzo d’una altrettanto strana scrittrice, Luce d’Eramo, nome d’arte di Lucette Mangione, nata a Reims nel 1925 e morta a Roma nel 2001. Donna colta e di carattere, cresciuta a Parigi ma rientrata nel 1938 in Italia, nella provincialissima Alatri, Lucette visse il Ventennio non senza simpatie per Mussolini – il padre era fascista e ricoprì una carica nella Repubblica di Salò – da cui però si distaccò una volta resasi conto degli errori e delle atrocità del regime (lei stessa finì deportata a Dachau). Un romanzo sulle BR (perché dietro le varie sigle che compaiono nel testo, Colonne Rosse o Colonne Combattenti che dir si voglia, è evidente che si celano le Brigate Rosse) scritto da una Autrice di questo stampo non poteva sfuggirmi: prometteva molto bene!

Purtroppo, però, “Nucleo Zero” è nel complesso una delusione. E non perché Luce d’Eramo non sappia scrivere o perché il libro manchi di originalità o di nerbo. Anzi, come ebbero a osservare anche Fruttero e Lucentini, il romanzo vanta una “documentazione capillare sulle tecniche del terrorismo”, che si riflette nel sistema di comunicazione attraverso il numero di squilli telefonici (ben descritto) e attraverso le minuziosissime descrizioni delle tattiche dispiegate per compiere le rapine (pardon: gli “espropri proletari”) senza essere catturati o individuati. A fronte di tanti libracci che non fanno che infilare un inseguimento dopo l’altro, o una sparatoria senza senso dopo l’altra, “Nucleo Zero” è invece un testo profondamente realistico e accurato, fin troppo forse! Incentrato su tre grandi blocchi narrativi (la triplice rapina di piazza Bologna, le indagini su Lorenza Vallo e il sequestro di Giacomo Perrino), il romanzo finisce per essere soffocato dalla sua stessa precisione e, se lo stile non tradisce minimamente una penna femminile (e sia chiaro che lo dico come complimento: Luce d’Eramo scrive in maniera per niente connotata con un genere, cosa che dovrebbe fare piacere a tanti soloni d’oggi che sul concetto di confusione tra i generi ci hanno costruito intere carriere), è però – al contempo – uno stile pesante e verboso, che rispecchia bene il vuoto parlare dei terroristi, imbevuti di un inascoltabile marxismo, ma che oggettivamente annoia il lettore oltre la soglia della sopportazione.

E così, se il primo blocco, pur un po’ pedante, si legge con curiosità, entrando nella logica di un noir realistico e particolare, e il secondo – incentrato sulla figura di Lorenza Vallo – è forse il più vario e interessante, il terzo blocco, sul rapimento del capo d’industria Giacomo Perrino, è francamente stucchevole e apre a un finale vagamente apocalittico che stona col resto del romanzo, che si sforza, al contrario, di raccontare la minuziosa opera di dissimulazione dei sovversivi, necessaria alla loro stessa sopravvivenza. Letto nei primi anni Ottanta, “Nucleo Zero” deve aver fatto tutt’altra impressione, ambientato com’è in un presente ricostruito quasi alla perfezione, con argomenti scottanti come gli espropri proletari e il sequestro di personalità in vista dell’economia e della politica (il caso Moro era di appena tre anni prima!).

Però, anche ammettendo che il romanzo sia invecchiato maluccio, e che all’epoca funzionasse molto di più, resta il fatto che la lettura annoia non poco, la trama sembra non procedere – se non per strappi improvvisi, a volte neppure ben contestualizzati (cosa succede a Dettore in Questura?) – e certi personaggi (Luigi Toson, la stessa Vallo, Stefano Brandi) alla fine risultano stereotipati e quasi macchiettistici, più caricaturali che emblematici. Oggetto un po’ misterioso nel panorama narrativo italiano degli anni Ottanta, “Nucleo Zero” merita certo la lettura ma se dicessi che mi sono divertito o che la scrittura di Luce d’Eramo sia stata per me un rosolio, mentirei spudoratamente.                     

(Recensione scritta ascoltando Franco Battiato, “Povera Patria”)

PREGI:
stilisticamente interessante (salvo certe forme linguistiche che, onestamente, non ho capito: su tutte, “parcare” in luogo di “parcheggiare”. Slang romano anni Ottanta?), lucido nel mettere a fuoco certe meccaniche della politica e della società italiane (vedi la citazione qui sotto) e indubbiamente coraggioso nel tentativo di descrivere dall’interno le molte facce dell’eversione rossa, è un romanzo che non somiglia a nessun altro e merita perlomeno di non essere dimenticato

DIFETTI:
l’intreccio è sotterraneo come le vite dei protagonisti, e procede per rivelazioni, un po’ come quando si guarda il TG dopo qualche giorno di astinenza e si scopre cos’è successo nell’ultima settimana. L’Autrice è brava ad approfondire le azioni dei suoi personaggi ma non riesce a sottrarli a una certa programmaticità che si svela tutta nella noiosissima terza parte

CITAZIONE:
“Il suo primogenito avrebbe fatto carriera. Sarebbe senza meno divenuto deputato. I deputati sono una società a parte. E anche se il figlio era deputato comunista […] la cosa che più conta è che comunisti, liberali, democristiani, socialisti, gli uomini politici sono una corporazione che detiene e si spartisce un certo potere.” (pag. 92)

GIUDIZIO SINTETICO:

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO