# 232 – Robert Harris – FATHERLAND (Mondadori, 2010, ediz. orig. 1992, pagg. 370)
1964: da una Berlino monumentale e completamente rifatta secondo i suoi gusti architettonici, l’ormai settantacinquenne Adolf Hitler, dopo il trionfo nella Seconda Guerra Mondiale, governa una Germania ricchissima e immensa (i suoi confini si spingono a Est fino ai monti Urali e al Mar Caspio!). La morte misteriosa di un ex-gerarca, sulla quale è chiamato a investigare il poliziotto della Kripo (Kriminal Polizei) Xavier March, sembra aprire una crepa in questa Nazione perfetta e trionfatrice: chi era la vittima? E perché è stato eliminato? Quale segreto deteneva, che non deve assolutamente venire a galla? E perché, dopo la guerra, una ampia fetta della popolazione tedesca – nella fattispecie la sua componente ebraica – sembra scomparsa nel nulla? Sono vere le voci di una emigrazione di massa o c’è qualcosa di peggio? A Xavier March, con l’aiuto di una giornalista americana, spetterà l’ingrato compito di fare luce su un mistero per conservare il quale c’è chi è disposto a uccidere ancora…
Tra le cosiddette “ucronie”, cioè i romanzi ambientati in tempi o in mondi mai esistiti, ma ipotetici, mondi derivati dall’inversione di un fatto storico (in questo caso, le sorti della Seconda Guerra Mondiale), “Fatherland” è decisamente una delle migliori.
Si tratta di romanzi, spesso, molto facili da immaginare ma, di rimando, difficili da scrivere, poiché si sforzano di rispondere alla domanda: “Cosa sarebbe successo se…?” E non è affatto detto che uno scrittore, seppur di talento, sappia districarsi tra i convolvoli della storia fino a ipotizzare e costruire mondi alternativi coerenti! Io, ad esempio, non avrei certo le competenze per scrivere un’ipotesi di cosa sarebbe successo se… a Lepanto avessero vinto i turchi, o se l’11 settembre fosse stato sventato all’ultimo istante, o ancora, se Francesco Ferdinando non fosse stato ucciso a Sarajevo il 28 giugno del 1914. Beh, insomma… forse in quest’ultimo caso, visti i ventennali studi asburgici, ci potrei provare! Ma negli altri due, farei decisamente fatica, perché per scrivere un’ucronia convincente occorre padroneggiare alla perfezione la storia, e anche saper scrivere in maniera non troppo didascalica, perché non si tratta solo di descrivere un mondo, come farebbe un manuale, bensì di descriverlo raccontando una storia ambientata in una realtà “slittata”, andata in un altro modo rispetto a quello che tutti abbiamo studiato a scuola (o perlomeno avremmo dovuto studiare a scuola!).
Sfida difficile, credetemi. Il più delle volte ne escono libri pizzosi (perché preoccupati di “far capire” il perché di certe scelte narrative), oscuri (perché non spiegano nulla e sperano che tutti i lettori abbiano le stesse competenze dell’Autore, che magari ha passato anni a studiare il problema) o deludenti (perché, banalmente, la realtà immaginata è improbabile o basata su valutazioni palesemente errate da parte dell’Autore, cui mancano le competenze storiche necessarie). Il lavoro di Robert Harris, però, è decisamente riuscito, perché l’Autore è stato in grado di immaginare uno scenario postbellico tutto sommato credibile (quella Grande Germania, attraversata da immense Autobahnen, che già uno storico del calibro di Hugh Trevor-Roper aveva preconizzato) nel quale ha saputo calare una trama gialla quasi perfetta, nella sua semplicità: quale immane misfatto stanno coprendo i misteriosi assassini di alcuni gerarchi nazisti? Cosa sapevano questi vegliardi che nessuno deve sapere? Per quanto il pensiero vada immediatamente agli ebrei e all’Olocausto (se la Germania avesse vinto la guerra, se ne sarebbe parlato? O sarebbe passato sotto silenzio, visto che, Hitler dixit, “nessuno va a chiedere conto ai vincitori”?), la scrittura di Harris sa tenere la tensione e porta il lettore a scoprire un poco per volta uno scenario tremendamente plausibile, e una realtà talmente ben descritta da invischiare il lettore nelle sue maglie (alla fine del libro si dà quasi per scontato che le cose siano andate esattamente come descritto!).
Il principale merito dell’Autore è quello di non aver ceduto a vezzi e ammiccamenti: il romanzo è secco, nitido, incalzante e ritmato e, se è vero che i personaggi forse perdono qualcosa in profondità psicologica, è però altrettanto vero che a guadagnarne è la narrazione, che fila via che è un piacere e invoglia alla lettura anche chi sia un po’ a digiuno di storia del ‘900. E alla fine, a trionfare su tutto, un’inquietudine diffusa (che il finale, giustamente lasciato “aperto”, non scioglie affatto) che è il miglior lascito di un libro che, pur non vantando nulla di straordinario sul piano dello stile, “entra” nel lettore come pochi altri e fa immaginare un mondo tanto diverso dal nostro e, allo stesso tempo, tanto simile da dare i brividi. Dal romanzo, nel 1994, è stato tratto anche un film per la TV, regia di Cristopher Menaul, con Rutger Hauer nei panni del protagonista Xavier March.

(Recensione scritta ascoltando i Laibach, “Under the Iron Sky”)
PREGI:
ritmo incalzante, personaggi un po’ tagliati con l’accetta ma efficaci, dialoghi avvincenti, tocchi storici (o contro-storici) molto riusciti, una costante tensione di fondo: che volere di più da un’ucronia?
DIFETTI:
straordinario del dosare gli ingredienti e i colpi di scena, nonché nel far progredire la storia, Harris è forse meno bravo nel tratteggiare i personaggi che, a partire dal protagonista Xavier March, sono un po’ tetragoni e monolitici. Ma è un peccato veniale, tutto sommato, perché il libro funziona egualmente bene e anzi, forse sarebbe stato appesantito da un eccesso di approfondimento psicologico
CITAZIONE:
“Era una faccenda pazzesca, la più pazzesca che avesse mai immaginato, come aggirarsi in una casa stregata nel parco del Tiergarten. Non appena mettevi i piedi sul terreno solido le assi del pavimento cedevano. Giravi un angolo, e ne usciva correndo un pazzo. Poi indietreggiavi e avevi la sensazione di esserti guardato in uno specchio deformante.” (pag. 261)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…



Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana