AFTER DARK – Murakami Haruki

# 39 – Murakami Haruki – AFTER DARK (Einaudi, 2013 – ed. orig. 2004 – pag. 164)

Durante un’unica notte, dal tramonto all’alba, in una Tokyo sospesa e misteriosa, si incrociano i destini di svariati personaggi: dal jazzista all’informatico, dalla prostituta alla manager di un alberghetto equivoco, fino a una ragazza in coma e a sua sorella, inquieta e solitaria frequentatrice di caffè notturni…

La città – Tokyo, smisurata e sempre attiva – non fa solo da sfondo agli incroci tra i personaggi del romanzo, ma è il mezzo che li rende possibili, il liquido entro il quale tutti nuotano. Personaggio a sua volta, la città sembra assumere connotati diversi a seconda di chi la guarda, e Murakami è molto bravo a farcela attraversare come in un sogno di quelli ostinati, che trovano sempre nuovi convolvoli in cui dipanarsi e proliferare. Con ciò, “After Dark” è tutt’altro che un romanzo smisurato e labirintico. Anzi, si tratta di una delle opere più contenute (e trattenute) di Murakami: nitido, preciso eppure allo stesso tempo incredibilmente sfumato e inafferrabile, questo piccolo romanzo coi capitoli introdotti da un orologio che, progressivamente, marca il procedere delle ore notturne, sembra non raccontare nulla, e limitarsi ad osservare l’incrocio dei destini dei vari personaggi, in modi ora logici ora casuali, ora motivati ora assurdi, ma sempre incredibilmente plausibili, in quel “micro-macrocosmo” materiato e sensoriale che è Tokyo, fatta di uffici aperti anche di notte e bar dalle crude luci al neon, in cui personaggi disperati ed enigmatici si ritrovano e si perdono per poi ritrovarsi (forse) e perdersi di nuovo.

Lo sguardo dello scrittore è entomologico, come se aspirasse all’onniscienza pur sapendo bene di non possederla: l’inquadratura è costantemente dall’alto, quasi a perpendicolo, sulle strade notturne di una Tokyo che contiene ansie e speranze, angosce e distrazioni, pericoli e salvezza, indifferenza e partecipazione. La musica – come spesso in Murakami – ci fa da guida nel labirinto urbano, simbolo di quel labirinto assai più intricato e complesso che è l’animo umano. Tutti i personaggi, a loro modo, sono “persi” in quella realtà impercettibilmente slittata che è la notte. A Murakami è sufficiente il buio per condurre il lettore in un mondo diverso da quello cui siamo abituati, che ci rassicura e ci fa incazzare e ci diverte e ci preoccupa, ma del quale, purtuttavia, vuoi per abitudine, vuoi per distrazione, non notiamo più la stranezza di fondo. Di notte è diverso. La notte porta fuori tensioni e sentimenti che di giorno non hanno la forza di imporsi all’attenzione.

Di notte il mondo slitta, silenziosamente, su un binario parallelo, entra in un’altra dimensione, separata da noi, forse, appena da un velo, un velo che però – normalmente – non siamo in grado di sollevare, e di scostare, per vedere cosa c’è dietro. Per vedere il Destino all’opera, per vedere la trama, così complessa eppure così elementare, di incroci e sentimenti, di paure e soluzioni. Sollevando la coltre della notte e avvolgendosi in essa, Murakami ci offre un piccolo libro irrisolto, certo, ma tenue e affascinante, come una fiaba raccontata a bassa voce, senza mai il bisogno di calcare troppo sui toni, alla ricerca dello scheletro del mondo umano, del minimo comun denominatore che non riusciamo mai a vedere nei rapporti coi nostri simili, e del significato profondo, ultimo, di un sandwich e di una tazza di tè, di un telefono cellulare e di una stanza d’albergo, di un taxi e di un quaderno. Di tutto ciò che costituisce quel codice cifrato che è il mondo, di cui non ci è dato vedere che una minima parte.        

(Recensione scritta ascoltando i Tears for Fears, “Mad World”)

PREGI:
breve e asciutto, si lascia leggere con facilità anche da chi non conosce lo stile (e la sospensione) di Murakami Haruki. E l’intreccio delle trame, pur se non risponde a tutti gli interrogativi, è interessante    

DIFETTI:
Fondamentalmente irrisolto, il libro è una sorta di peripezia notturna a più volti e a più voci, che non approda (perché non può farlo) a un vero e proprio punto finale

CITAZIONE:
“La memoria umana è veramente qualcosa di strano: c’è conservata dentro un sacco di roba inutile, un sacco di cianfrusaglie, come in un cassetto. Mentre le cose importanti, quelle realmente necessarie, svaniscono una dopo l’altra.” (pag. 139)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO