APPUNTI DI UN GIOVANE MEDICO – Michail Bulgakov

# 116 – Michail Bulgakov – APPUNTI DI UN GIOVANE MEDICO (Rizzoli, 2010, ediz. orig. 1963, pagg. 201)

Nove racconti che offrono uno spaccato della vita di un giovane medico che, da neolaureato, viene assegnato, nel difficile anno 1917, a un isolato e poco attrezzato ospedale della profonda provincia russa. La struttura, stretta d’assedio da continue tormente di neve e responsabile della salute di migliaia di contadini perlopiù analfabeti, sembra aggrappata al giovane dottore nella stessa misura in cui egli deve aggrapparsi ad essa per sopravvivere, in una strana simbiosi che porterà, forse, ad una profonda crescita personale.

Ispirati alla sua reale attività di medico, svolta tra 1917 e 1918, questi pregevolissimi racconti a sfondo ospedaliero non fanno che dimostrare quanto in realtà Bulgakov fosse destinato alla letteratura. Il titolo complessivo, “Appunti di un giovane medico”, rende appieno l’idea: l’opera non è organicamente costruita e pensata, bensì è venuta coagulandosi, attorno a dei semplici “appunti”, solo col tempo (in fondo, fu pubblicata per la prima volta, con qualche differenza nella scelta dei racconti, solo nel 1963), ed è nata per l’evidente esigenza del giovane dottor Bulgakov di scrivere e – se possibile – di razionalizzare l’incredibile situazione nella quale si venne a trovare, unico medico in una struttura dispersa e dimenticata, coadiuvato solo da due ostetriche e un infermiere, e costretto a visitare, a volte, più di cinquanta pazienti al giorno. Il tutto, subito dopo essersi laureato, nel 1916!

Infarcito di teoria, ma privo di esperienza, il giovane medico al centro dei racconti è sopraffatto dalla paura, dovendo affrontare parti difficili, casi di difteria, di malaria e di sifilide, e ancora, terribili infortuni causati da macchinari agricoli e deturpazioni varie. Finirà per farsi le ossa sul campo, un caso dopo l’altro, commettendo anche degli errori, ma ottenendo a volte risultati straordinari, come nel bellissimo “L’asciugamano col galletto” o nell’efficace “La gola d’acciaio”. Si capisce perfettamente che la raccolta non è organica: addirittura, in un paio di casi cambia il nome della località in cui il giovane medico si trova a esercitare (Mur’e o Nikol’skoe?), chiaro segno che Bulgakov non ha curato una stesura definitiva dei testi. Ma queste aporie, lungi dall’essere un difetto, si rivelano piuttosto un pregio di questa piccola silloge, che ne guadagna in spontaneità e sincerità, in immediatezza. La scrittura di Bulgakov è eccezionale, come sempre, e riesce quasi in ogni racconto a trasmettere il senso profondo, straziante della professione medica esercitata con mezzi “di fortuna”, pur senza mai cadere nella retorica.

Ed è in questo prodigio di equilibrio e di asciuttezza che si vede già, innuce, il grande scrittore che Bulgakov sarebbe diventato. Pur nella sequela di casi disperati che si presentano al giovane medico, la scrittura non cede mai al patetismo o al tono retorico, non si fa né avvocato difensore della medicina in quanto tale, né agente accusatore, ma anzi, finisce per umanizzare una pratica, la medicina, appunto, che troppo spesso finiamo per considerare o troppo o troppo poco, senza mai inquadrarla nella sua effettiva natura, per ciò che effettivamente è (chi ci va più vicino in assoluto, probabilmente, è Marcel Proust, con la strepitosa galleria di medici che anima la “Recherche”). Peraltro, permettetemi di osservare come in questi assurdi tempi di pandemia, quando è diventato naturale prendersela con questo o con quel virologo, con questo o quel ricercatore perché non sono stati in grado di prevedere, né tantomeno di curare, un bel niente (io stesso l’ho fatto, non mi nascondo!), ecco, proprio in questi tempi di incertezza gli “Appunti di un giovane medico” sono vieppiù illuminanti.

Testi scarni, duri, ruvidi e preziosi, che riconducono la medicina a quello che (spesso) effettivamente è, una disciplina difficile, quasi un azzardo, una pratica nella quale non è consentito proprio quello che gli uomini fanno con più facilità: sbagliare. I dilemmi del giovane protagonista, dietro il quale non è difficile vedere l’Autore, sono attualissimi e importanti, e ci ricordano quanto possa essere arduo prendere anche una sola, maledetta decisione, quando ci sono in ballo delle vite umane, quando un padre, una madre, una nonna piangenti si affidano a te per la salvezza della loro figliola, o nipotina. Asciutta e lucida, la voce del giovane dottore è un monito che ci giunge dal passato, ma che è ancora in grado – a mio parere – di parlare non solo al presente, ma anche al futuro.  

(Recensione scritta ascoltando i Pink Floyd, “Welcome to the Machine”)

PREGI:
stile in formazione, ma già attraversato dal soffio della grande letteratura, quello di questi racconti è un Bulgakov sincero all’inverosimile (tanto che nel terribile “Morfina” mette in scena la propria stessa, tragica tossicodipendenza, dalla quale guarì solo con enormi sforzi) e capace di arrivare al fondo delle cose con pochi tratti di penna     

DIFETTI:
qualche spigolosità e qualche tratto ripetitivo sono inevitabili in una silloge non costruita dall’Autore, ma nata in chiave puramente editoriale. Gli ultimi due racconti, peraltro, “Morfina” e “Io ho ucciso”, pur apprezzabili, appartengono palesemente a un’altra epoca e a un diverso ordine di pensiero

CITAZIONE:
“Allora, appendendosi alle stampelle, essa svolse un pacchetto, e ne cadde un lungo asciugamano candido su cui era ricamato un ingenuo galletto rosso. […] «Non posso accettarlo» dissi severamente e scossi perfino il capo. Ma lei fece una faccia tale, certi occhi, che lo presi… E per molti anni restò appeso in camera mia a Mur’e, poi andò peregrinando insieme a me. Finché divenne liso, si logorò, si bucò e scomparve, come si logorano e scompaiono i ricordi.” (pag. 56)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO