Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati
A cura di Roberto Mandile
PUNTATA 69
LA NATURA DEL MALE
UN CLASSICO: “La banalità del male” di Hannah Arendt
UN GIALLO: “L’inquilino del piano di sopra” di Harriet Rutland
DALLO SCAFFALE: “Le due zittelle” di Tommaso Landolfi
LECTIO BREVISSIMA: “Gli assetati” di Robert Musil
UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)
Hannah Arendt – LA BANALITÀ DEL MALE (ediz. orig. 1963)
Di cosa parla: Otto Adolf Eichmann, responsabile di una sezione dell’RSHA, uno dei dipartimenti delle SS, fu responsabile, nella Germania nazista, di organizzare il trasporto ferroviario degli ebrei verso i campi di concentramento e di sterminio allestiti nei territori del Reich. Catturato e rapito dal Mossad nel 1960 in Argentina, dove si era rifugiato sotto falso nome al termine della Seconda guerra mondiale, venne condotto nello Stato d’Israele, dove fu processato e condannato a morte per crimini contro l’umanità. Fu impiccato il 1° giugno 1962.
Commento: Partendo dal resoconto del processo, che l’autrice seguì come inviata per il New Yorker, Hannah Arendt traccia, nel suo libro più celebre e più discusso, un quadro rigorosissimo non solo sul piano storico ma anche sul piano umano: nella figura di Eichmann, mosso essenzialmente dalla vanità personale e dall’ambizione di fare carriera, si riconosce così il ritratto di un regime che, più che nella mistica del male, seppe trovare anche nella debolezza e nell’arrendevolezza di troppi (persino di tanti ebrei) le ragioni del suo spietato dispotismo.
GIUDIZIO: ****
UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)
Harriet Rutland – L’INQUILINO DEL PIANO DI SOPRA (ediz. orig. 1942)
Di cosa parla: Seconda guerra mondiale. Nello sperduto villaggio inglese di Nether Naughton, arriva, sfollato da Londra per via dei bombardamenti, Arnold Smith, scrittore in declino in cerca d’ispirazione per il suo primo libro giallo (il suggerimento gli arriva dal suo editore). Trova ospitalità presso gli Hardstaffe, dilaniati da tensioni e conflitti interni: il capofamiglia, preside della scuola locale, disprezza sua moglie, tanto da essersi invaghito di Charity Fuller, una sua giovane collega che però gli resiste; con i due coniugi vive anche la figlia Leda, donna nubile, determinata al punto da essere la vera padrona di casa. La situazione è così esplosiva che il delitto non può tardare a manifestarsi…
Commento: Autrice di soli tre romanzi (questo è l’ultimo), Harriet Rutland ha dato prova di inusuali doti narrative che fanno rimpiangere la scarsità della sua produzione. Se buona parte degli scrittori di gialli rifletté, nelle opere scritte durante o subito dopo la guerra, il clima teso e i danni irreversibili prodotti dal conflitto, il caso di questo libro è, a quanto ci consta, più unico che raro: sotto l’apparenza di un giallo classico, il romanzo è un capolavoro per l’ambientazione, i personaggi sgradevoli e una tensione crescente che sfocia in un finale scioccante e del tutto anomalo per il genere. Mai forse è stato svolto con tanta coerenza il motivo cardine di tanta letteratura gialla secondo il quale il male si annida nel quotidiano.
GIUDIZIO: ***½
DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)
Tommaso Landolfi – LE DUE ZITTELLE (ediz. orig. 1946)
Di cosa parla: La grigia esistenza di Lilla e Nena, anziane e pie zitelle, viene scossa un giorno dalla visita della madre superiora del monastero contiguo alla loro dimora. La monaca avvisa le donne che la loro scimmia, Tombo, è stata avvistata recarsi di notte nel convento per mangiare le ostie consacrate e bere il vino consacrato lì custoditi. Inizialmente incredule, le zitelle, servendosi dell’aiuto della loro fantesca Bellonia, decidono di sorvegliare l’animale nottetempo, ma, di fronte alla scoperta delle blasfeme abitudini della scimmia, ricorrono all’aiuto di due religiosi: monsignor Tostini e padre Alessio…
Commento: Racconto lungo (l’autore lo riteneva “il suo miglior racconto, dopo tutto”; il che è forse vero se si considera Racconto d’autunno, vero capolavoro, un romanzo) che inizia come bozzetto di provincia e finisce per diventare un grottesco apologo sulle più alte questioni teologiche nella disputa sulla natura del male che oppone i due uomini di chiesa cui si appellano le due zitelle. La conclusione non fa sconti, svelando come né la fede ottusa né la ragione più astratta sanno leggere la realtà: come in un incubo o come in un racconto di Kafka, l’assurdo è, in fondo, l’unica verità riconoscibile da tutti. E il male è davvero l’unica realtà inspiegabile.
GIUDIZIO: ***½
LECTIO BREVISSIMA
Robert Musil – GLI ASSETATI (1926)
“Ovunque la natura fa la sua comparsa in forme geometriche semplici è maligna” prova a sostenere il narratore di questo breve racconto. “Dimenticate che la terra è rotonda!” ribatte, a lui e ai suoi compagni, il maestro. Siamo in un paese sperduto e piccolissimo di montagna e la vicenda ruota intorno ad Ali, un cane che si aggrega spontaneamente a un gruppo di ragazzi e che, un giorno in preda all’ira addenta un altro cane, di taglia più piccola, e lo uccide. L’assassinio – così lo definisce il narratore – crea un inaspettato turbamento nel gruppo che prima incita il maestro a punire Ali e poi si ritrova a discutere sulla natura del gesto. Giacché, in fondo, se da un lato tutto si riduce a chiedersi se un animale possa essere giudicato come una persona, dall’altro ciò che inquieta è l’idea che proprio gli uomini possano comportarsi come le bestie. Anche perché Ali non è affatto sconvolto dall’accaduto ed è tornato a giocare come sempre e ai ragazzi, convinti che la colpa sia della natura selvaggia e primitiva di quel paesino lontano dalla civiltà, non resta che invidiare segretamente la tranquillità del cane.

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana