# 388 – Javier Marías – BERTA ISLA (Einaudi, 2018, pagg. 517)
La madrilena Berta Isla si innamora negli anni del Liceo del bel tenebroso Tomás Nevinson, figlio di una spagnola e di un inglese, e perfettamente bilingue al punto che, quando si tratta di scegliere l’Università, Tomás opta per Oxford, mentre Berta rimane a Madrid ad attenderlo.
Notato da uno dei suoi professori per il suo bilinguismo e per la capacità di imitare qualunque accento, Tomás viene avvicinato da agenti del servizio segreto britannico, che lo convincono a collaborare facendo leva su una brutta faccenda nella quale lo sfortunato ragazzo è stato coinvolto: la morte di Janet Jefferys, una ragazza con la quale si frequentava, a scopo puramente sessuale, in attesa di tornare tra le braccia della fidanzata Berta, che intanto, a sua volta, non stava con le mani in mano. Persa la verginità con un banderillero, anche lei, in attesa del ritorno di Tomás, si dà da fare per accumulare un po’ di esperienza, nei libertini anni Sessanta del ‘900.
Quello che Berta non può immaginare è che la sua vita sia destinata a diventare una continua attesa del ritorno di Tomás: una volta sposati, infatti, i due hanno pochissimi periodi di reale vita coniugale, perché il lavoro di Tomás presso il Foreign Office è una copertura delle sue attività da spia, che gli impongono diverse identità e missioni pericolose non si sa dove, il tutto senza poter dire una parola alla moglie, ovviamente.
Pur caratterizzato da una trama molto semplice, è paradossalmente difficile raccontare un libro come “Berta Isla”, del compianto Javier Marías (1951-2022). E non perché i pochi dati di trama si attorciglino e si accavallino in maniera confusa. Al contrario, la scrittura di Marías è piana e distesa, perfino dolce e a tratti un po’ elencativa, prosastica e per nulla barocca, fatto salvo l’uso (non sempre gradevolissimo) di subordinare con la virgola, il che genera periodi a volte un po’ lunghi, insistiti, come pensieri ossessivi. Giocato, del resto, su quello che è quasi un flusso di coscienza (di Berta) appena mitigato da una narrazione che non perde mai di lucidità e che non cade nell’effetto di stile, il romanzo alterna la prima persona della sposa abbandonata alla terza persona del racconto di ciò che possiamo sapere sulla vita parallela di Tomás, agente dell’MI6 impegnato in non si sa quali scenari della Guerra Fredda (il racconto parte con gli anni Sessanta e termina abbondantemente dopo la caduta del Muro di Berlino e dell’URSS) nonché, forse, anche nello spionaggio che fiorì attorno alla famigerata Guerra della Falkland, tra Regno Unito e Argentina, scoppiata nel 1982.
Sfruttando pochi elementi, sia di trama che di suspense, Marías è bravissimo a costruire un racconto che si regge sull’intreccio di sospetti e timori, un racconto che danza sull’orlo del melodramma senza mai cedervi, senza entrarvi a pieno titolo. All’Autore spagnolo interessa soprattutto raccontare il mistero della relazione sentimentale, con le sue attese e le sue delusioni, i suoi malintesi e i suoi compromessi, e la doppia (ma forse anche tripla, quadrupla) vita di Tomás Nevinson è una perfetta metafora di quanto poco si arrivi, a volte, a conoscere la persona che si ama, di quante zone oscure essa celi, che si tratti del marito come della moglie (sintomatico, in questo senso, il doppio tradimento di Berta e Tomás che, lontani durante gli studi universitari, pur amandosi, non si fanno problemi a “sperimentare” con altre persone).
Lontano tanto dal moralismo quanto dall’oscenità sbandierata, Marías avvolge il lettore, di capitolo in capitolo, in un tessuto narrativo mellifluo e quasi perfetto, nel quale ogni cosa può avere più di una spiegazione e quindi, in fondo, non ne ha nessuna che sia certa e definitiva. Tutto è specchiato, in “Berta Isla”, un po’ come si specchiano l’una nell’altra le solitudini dei due protagonisti, che pure sono sposati: lei bloccata a Madrid dalla cura dei figli e degli anziani genitori, lui incastrato in un lavoro che finisce per rappresentare una droga, una seconda esistenza dalla quale diventa difficile uscire.
Berta e Tomás sono due anime sbandate, alla deriva in un mondo in cui la libertà di scelta è solo un’illusione, e nel quale gli individui non possono che subire l’influsso delle decisioni governative, politiche, economiche, sociali. Fitto di inganni e contro-inganni, disseminato di dubbi ma sorretto da un’andatura e da un tono quasi da commedia, “Berta Isla” è narrativa pura, felice di esserlo e contagiosa nel suo dilungarsi e nella sua dichiarata intenzione di affabulare il lettore, di acchiapparlo in un reticolo di mezze verità e di mezzi sospetti, quello stesso reticolo che ha imprigionato Tomás Nevinson nelle spire del servizio segreto britannico, cambiando senza rimedio la sua vita e quella di sua moglie Berta Isla, figura femminile né titanica né eroica, ma semplicemente, splendidamente, contraddittoriamente umana. Da leggere anche il seguito o, meglio, il libro gemello, intitolato “Tomás Nevinson”: prometto recensione!

(Recensione scritta ascoltando i Clash, “London Calling”)
PREGI:
ampio e disteso, dal periodare lungo ma non complicato, caratterizzato dai giusti colpi di scena e da alcune sequenze di tensione ben confezionate, nonché da qualche momento piccante per nulla sgradevole, è un libro che rappacifica con la narrativa pura e diverte anche il lettore più prevenuto e difficile
DIFETTI:
la trama è fondamentalmente esile ma, per ammissione dello stesso Autore nella lucidissima postfazione (nella quale peraltro si scaglia, giustamente, contro la cancel culture e contro le ipocrisie del wokismo), non è la trama il suo principale interesse, bensì lo sviluppo dei personaggi e delle meccaniche che li uniscono/dividono. E in questo, missione compiuta
DIFETTI:
“A quei tempi tutto avveniva più in fretta e prima […] Non c’era motivo per aspettare o perdere tempo; cercare di prolungare l’adolescenza o l’infanzia con le sue placide indefinitezze sembrava cosa da pusillanimi e tremebondi, oggi la terra ne è talmente piena che nessuno li riconosce più come tali. Sono la norma, un’umanità iperprotetta e fannullona, emersa in brevissimo tempo dopo secoli dell’esatto opposto: attività, curiosità, intrepidezza e impazienza.” (pag. 46)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana