# 182 – Ulrich Becher – CACCIA ALLA MARMOTTA (Baldini Castoldi Dalai editore, 2012, ediz. orig. 1969, pagg. 569)
Giugno 1938: fuggito in Svizzera assieme alla moglie Roxane in seguito all’Anschluss, il giornalista austriaco Albert Trebla (il vero cognome non viene mai detto, Trebla è palesemente l’anagramma di Albert, declinato al contrario) vive da rifugiato tra Sankt Moritz e Pontresina, sospeso in quella fragile isola di neutralità che è stata la Svizzera nel corso del secondo conflitto mondiale. Apparentemente al sicuro, nel Cantone dei Grigioni, Trebla – complice l’assunzione di una sostanza a cui è assuefatto, l’efedrina – si convince tuttavia che dei misteriosi killer siano stati mandati sulle sue tracce dal regime nazista per assassinarlo, magari proprio durante un’innocua battuta di caccia alla marmotta. La sua vita in Engadina assume allora i contorni di un sogno angoscioso; realtà e fantasie si mescolano, strani personaggi (tra cui il bizzarro ma lucidissimo avvocato Gaudenz de Colana e il vecchio anarchico Kujath) si muovono attorno al giornalista espatriato, tessendo personali trame, e quando – tra una bevuta di Veltliner e una discussione politica – iniziano a verificarsi strane morti e apparenti suicidi, Trebla si convince vieppiù di essere braccato dal regime. Davvero dei killer nazisti si aggirano in Engadina per ucciderlo? O è tutta una costruzione paranoica dovuta all’abuso di efedrina?
Per quanto noto agli addetti ai lavori, Ulrich Becher non è uno di quelli che si definiscono “grandi nomi” della letteratura mondiale. Scrittore tedesco appartato e complesso, Autore sia di romanzi che di opere teatrali, nato nel 1910 a Berlino e scomparso nel 1990, è stato sicuramente una voce molto interessante della Mitteleuropa (amico di George Grosz, ne fu anche l’unico allievo), e vide i suoi libri bruciati dai nazisti dopo la presa del potere. Ecco perché nel protagonista di “Caccia alla marmotta” è facile individuare tratti autobiografici: perseguitato anch’egli dal potere nazista, Trebla, nascosto dietro l’inversione delle lettere che compongono il suo nome, è un uomo “palindromico”, che si può leggere in entrambi i sensi, come un lucido denunziatore della barbarie o come un folle che, drogato di efedrina, non sa più distinguere ciò che è vero, reale, tangibile da ciò che non lo è, e che è solo fantasia, ricordo, reminiscenza.
Fittissimo di flashback e di echi del passato che si intrecciano e si sovrappongono in continuazione, “Caccia alla marmotta “è un libro spiazzante, che mette a dura prova anche il lettore più paziente ed esperto, poiché tutto è fondamentalmente indecidibile in questa strana vicenda gialla ambientata nella dolce Engadina, tra laghetti cristallini e panorami mozzafiato, nella ridente e pacifica Svizzera. La bravura dell’Autore consiste proprio nella capacità di iniettare un’inquietudine (che diventa pian piano vero e proprio terrore) in un paesaggio fiabesco e apparentemente innocuo, come se anche dietro i gesti più comuni potesse celarsi una terribile minaccia. Ecco che, allora, non è difficile vedere l’aspetto metaforico del romanzo: come il nazismo è stato capace di infiltrarsi nella vita civile tedesca per corroderne le strutture dall’interno, allo stesso modo la paura si infiltra in Trebla e nel pur tranquillo ambiente che lo circonda, e il gusto acre, amaro e spaventoso dei tardi anni Trenta, con l’imminente scoppio di una guerra divenuta ormai inevitabile, essuda stilla dopo stilla dalle pagine di un romanzo lungo, articolato e affascinante.
Se fosse tutto qui, “Caccia alla marmotta” si potrebbe considerare una delle tante riflessioni sul Nazionalsocialismo o, al più, la sapiente rievocazione di un tempo passato da parte di un uomo che lo ha vissuto in pieno, sulla propria pelle. Ma questo romanzo si spinge oltre, come dimostra la sua mole non indifferente. L’intreccio di presente e passato e le aperture narrative su personaggi solo apparentemente di contorno, e in realtà centrali nell’idea di romanzo di Becher, come il padre di Roxane, un celebre acrobata noto col nome d’arte di Giaxa, o il vecchio anarchico Kujath, che organizza per Trebla un incontro con alcuni indipendentisti baschi, sono tutti elementi che rendono “Caccia alla marmotta” un libro unico e originale, capace di raccontare l’angoscia montante per lo sprofondo in cui sta cadendo l’Europa intera nel 1938 come anche il fervore intellettuale e politico, la voglia di azione e di ribellione che avrebbe caratterizzato la reazione alle dittature.
Bello e difficile, tremendamente episodico e lambiccato ma anche, misteriosamente, disteso e tenuto insieme da uno stile molto personale, “Caccia alla marmotta” è un libro da affrontare solo quando si ha molto tempo a disposizione (io lo lessi mentre ero convalescente dopo la meningite del 2014) e non si ha fretta di giudicare. Lasciato agire sul lettore, il lavoro di Becher finisce per esplodere in tutta la sua stratificata complessità laddove, valutato affrettatamente, verrebbe sicuramente respinto.
(Recensione scritta ascoltando Johann Sebastian Bach, “Toccata e fuga in re minore”, nell’esecuzione di Karl Richter)
PREGI:
curatissimo nel tratteggiare i personaggi, non solo il protagonista ma anche tutti i comprimari, il romanzo contiene diverse scene memorabili (e perturbanti): l’automobile finita nel lago, i cui fanali risplendono da sotto la superficie dell’acqua; la riunione politica a casa di Kujath, con la fascinosa ed esotica rivoluzionaria basca che seduce Trebla; le rievocazioni dell’acrobata Giaxa, spirito libero in un mondo che della libertà sembra non sapere più che farsene… Certo, bisogna dargli tempo, ma “Caccia alla marmotta” è un libro che segna positivamente – e a lungo
DIFETTI:
un po’ esasperato nel ritmo e nella trama, a tratti fin troppo compiaciuto delle sue stesse sottigliezze, è un libro difficile, che si legge un poco per volta, e nel quale non è facile entrare. Oltretutto, nota di demerito per l’edizione italiana di Dalai editore: pessime alcune scelte grafiche (come l’idea di suddividere con dei trattini le parole sulle quali occorre mettere una particolare attenzione: es. “Ma sei m-a-t-t-a?”), che rendono ancora più difficoltosa la lettura di un testo già di per sé complesso e densissimo
CITAZIONE:
“Confuso dalla permanenza forzata nel labirinto degli specchi deformanti di un’epoca criminale, avevo preso un semicretino in pericolo di eutanasia per un esponente della razza dei dominatori addestrato in commandi speciali. Per un pelo non ero stato io ad ammazzare lui.” (pag. 414)
GIUDIZIO SINTETICO: ***½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana