CHIEDI ALLA POLVERE – John Fante

# 328 – John Fante – CHIEDI ALLA POLVERE (Einaudi, 2004, ediz. orig. 1939, pagg. 231)

Il ventenne Arturo Bandini, originario di Boulder, nel Colorado, si è trasferito a Los Angeles e coltiva il sogno di diventare uno scrittore. Ha pubblicato un unico racconto, “Il cagnolino rise”, su una rivista del notissimo editore J.C. Hackmuth, ed è attualmente in crisi creativa e a corto di denaro, tanto che la sua padrona di casa minaccia di cacciarlo dalla stanza in cui vive, a Bunker Hill. Innamoratosi perdutamente della cameriera messicana Camilla Lopez, incontrata in un bar di basso rango, Arturo la corteggia rudemente, con le sue maniere campagnole da figlio di immigrati, ma non viene ricambiato e, oltretutto, quando ne avrebbe l’occasione, rinuncia a consumare il rapporto, frenato in egual misura da un’innata e inconfessata timidezza e dai sensi di colpa dovuti alla sua profonda educazione cattolica. Camilla, d’altronde, ama il barista Sammy, a sua volta tentato dalla scrittura ma privo del selvaggio talento che contraddistingue Bandini – palese alter ego dello stesso John Fante. E così, tra una bevuta e una gita in macchina, tra un folle bagno nell’Oceano di notte e una corsa nel deserto sulle tracce di Sammy, la relazione tra Arturo e Camilla va avanti, burrascosa e senza freni, fino a quando la ragazza sembra perdere il lume della ragione. Il finale sarà scoppiettante e non scontato.

John Fante (1909 – 1983) è uno di quegli scrittori “mitologici” il cui nome si sente spesso sussurrare – soprattutto nelle scuole di scrittura – ma di cui si ha l’impressione che i libri vengano più citati che effettivamente letti. Portato in palmo di mano da Baricco (che scrive peraltro molto peggio di lui!), Fante ha conosciuto momenti di oblio totale e riscoperte clamorose, che hanno portato alla pubblicazione in grande stile delle sue opere.

La riscoperta decisiva di questo interessante Autore italo-americano si deve forse a Charles Bukowski, che si innamorò – da giovane – proprio di “Chiedi alla polvere” e volle conoscere l’Autore del libro. Ne nacque una bellissima amicizia durata fino alla morte di Fante, nel 1983, per le atroci conseguenze del diabete da cui lo scrittore era afflitto da tempo (perse addirittura entrambe le gambe, amputate dai medici nel tentativo, vano, di salvargli la vita). Proprio nell’ammirazione di Bukowski per lui possiamo rintracciare la chiave di lettura dell’opera di John Fante, che si contraddistingue per un’incredibile capacità di mescolare vita vissuta e narrativa, invenzione letteraria e realtà dei fatti – e dei sentimenti. Caratteristiche che farà sue proprio Bukowski, la cui narrativa si muove quasi sempre – com’è noto – sul filo dell’autobiografia, imperniandosi sul racconto dei tanti mestieri svolti dall’Autore prima di riuscire a vivere di scrittura e delle sue tante disavventure col gentil sesso.

Come Henry Chinaski è l’alter ego di Bukowski, ben prima Arturo Bandini era stato il rappresentante letterario di John Fante, personaggi che hanno ben più di qualche tratto in comune coi loro inventori, personaggi che si fanno carico di tutte le pulsioni e le storture caratteriali dei loro Autori, e si prestano a creare una sorta di valzer tra realtà e fantasia che, nelle sue riuscite migliori, avvolge il lettore e lo trascina in un mondo allo stesso tempo reale e immaginario, una Los Angeles fatta di carne, sangue, vita e sofferenza, eppure fondamentalmente inventata, la cui esistenza è dovuta alle macchine per scrivere che l’hanno creata.

Già protagonista dei precedenti “Aspetta Primavera, Bandini” e “La strada per Los Angeles”, Arturo Bandini, dopo “Chiedi alla polvere”, tornerà anche nell’ultimo romanzo di John Fante, “Sogni di Bunker Hill”, pubblicato nel 1982, a riprova dell’importanza – per l’Autore – di questo personaggio che ne rappresenta, in certo qual modo, l’intera parabola esistenziale, dall’infanzia in Colorado del primo romanzo alla vita losangelina da scrittore degli ultimi, passando per il decisivo racconto del viaggio che porta l’aspirante scrittore da Boulder alla California.

Leggendo Fante, come poi leggendo Bukowski, non si sa mai dove finisce la vita vissuta e dove inizia l’invenzione letteraria, dove finisce il crudo realismo e dove inizia l’abbellimento narrativo, e proprio su questo contano i due Autori, su questa confusione di vita e scrittura, perché in fondo, per loro, la vita è scrittura, tutto conduce alla scrittura, tutto si travasa in essa, i mestieri da due soldi, umilianti e faticosi, che hanno dovuto svolgere e le tante, troppe lettere di rifiuto da parte di editori che non capiscono con che genî hanno a che fare. Fante e Bukowski hanno questo tratto in comune: la capacità di trasformarsi in scrittura, picchiando sui tasti della macchina per scrivere e scaricando in essa tutta la profonda amarezza delle loro vite, ma anche il senso di stupore per la vita stessa, l’esaltazione per un nuovo amore, la gioia sfrenata per una proposta di pubblicazione, per l’arrivo del compenso per un racconto o per un romanzo.

Fante però può essere preso a buon titolo come il Maestro di Bukowski, non solo perché più anziano ma anche perché, e “Chiedi alla polvere” ne è un’eccellente prova, la sua scrittura appare più levigata, più sfrenatamente lirica, più manieristicamente letteraria, forse, ma attraversata da un soffio di verità e di vita a tratti impareggiabile. Di chiare origini italiane, John Fante ha peraltro innervato la sua opera di rimandi a un cattolicesimo esasperato e violento, che si traduce in sensi di colpa come quello, terribile e lancinante, per essere sopravvissuto al terremoto del marzo 1933, che Bandini – in una sorta di delirio religioso – si convince di aver provocato col suo agire peccaminoso. E la storia d’amore con Camilla Lopez (ispirata, per ammissione dello stesso Autore, a una persona realmente esistita, la cameriera Marie Baray), è decisamente tra le più trascinanti ed eccitanti della storia della letteratura americana.

Insomma, “Chiedi alla polvere” è un libro notevole, che non ha certo bisogno del placet di Baricco per essere scoperto e letto, con passione, dall’inizio alla fine, quasi d’un fiato, seguendo il ritmo della vita concitata e verace di Arturo Bandini, che si travasa in quella altrettanto rocambolesca di John Fante, Autore americano di primo livello che – ahilui – ha finito per essere il portabandiera inconsapevole della Scuola Holden: sulla quale, probabilmente, tanto Fante quanto Bukowski avrebbero volentieri glissato. Ciascuno a modo suo: nascondendosi il primo, stappandosi una birra il secondo.

(Recensione scritta ascoltando Steven Bryant, “Dusk”)

PREGI:
romanzo a suo modo epocale, a lungo misconosciuto, “Chiedi alla polvere” è un libro che si ama o si odia, senza mezze misure, coi suoi personaggi scriteriati e le sue sequenze abissali, con la ricerca costante del sesso e della trasgressione controbilanciata da un senso di colpa onnipervasivo che, lungi dal banalizzare il personaggio di Arturo Bandini, ne eleva addirittura la statura e ne fa un eroe letterario unico e contrastato

DIFETTI:
scrittura molto viscerale ma anche controllata e a tratti ripulita, che in qualche passaggio può apparire persino programmatica, nella ricerca della durezza e del disincanto. A riscattare il tutto, dei momenti lirici di rara bellezza, nei quali sembra essersi cristallizzata un’America – quella prebellica degli anni ’30 – scomparsa da tempo

CITAZIONE:
“Il mondo non era che un mito, una distesa trasparente, su cui tutto sostava solo brevemente; anche noi, Bandini, Hackmuth, Camilla e Vera, eravamo solo di passaggio per finire poi chissà dove. Non eravamo vivi, noi, ci limitavamo a sfiorare la vita senza mai afferrarla. E poi saremmo morti, tutti sarebbero morti e anche tu, Arturo, avresti fatto la fine degli altri.” (pag. 120)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO