CRASH – James G. Ballard

# 92 – James G. Ballard – CRASH (Feltrinelli, 2008, ediz. orig. 1973, pag. 205)

Vittima di un incidente stradale, il protagonista – che porta lo stesso nome dell’Autore del romanzo, James Ballard – non riesce più a sottrarsi alla fascinazione degli scontri tra veicoli, che per lui assumono una valenza profondamente sessuale. Nelle sue peregrinazioni alla ricerca di auto incidentate e vittime d’incidenti, Ballard si imbatte nel sinistro e squilibrato Vaughan, personaggio televisivo ammantato di scientismo ma, in realtà, completamente psicopatico e votato a un vero e proprio culto degli incidenti stradali. La loro amicizia li porterà, letteralmente, su strade estreme e pericolose…

Ci sono romanzi al termine dei quali non si è più gli stessi, ci sono esperienze di lettura che segnano profondamente, che, lungi dal somministrare messaggi o facili risposte, spalancano al contrario interi abissi, fanno mancare la terra sotto i piedi e costringono a ripensare la realtà. “Crash” è uno di questi romanzi. Fate caso all’anno di prima pubblicazione: 1973! Parliamo di un libro di quasi cinquant’anni fa, eppure, leggendolo, si stenta a crederlo. Lo stile e la materia sono talmente moderni da far sembrare “Crash” un libro del XXI secolo; infatti, nel 1973, era un libro profondamente in anticipo sui tempi, e lo dimostra il fatto che per averne una riduzione cinematografica abbiamo dovuto aspettare David Cronenberg nel 1996: ben 23 anni dopo l’uscita!

Ma cosa rende “Crash” un’opera assoluta e germinale? Come per tutti i capolavori, è difficile – per non dire impossibile – coglierne ogni aspetto. La principale caratteristica di un capolavoro letterario, infatti, è proprio quella di aprire più piste di quante ne chiuda, di generare domande, di seminare dubbi e sconvolgere il lettore dischiudendogli mondi interi. In questo senso, “Crash” è un libro oscuro e minaccioso che, come le sabbie mobili, attira dentro di sé, dentro la sua magmatica materia, il lettore che si avventuri nelle sue pagine. Si appiccica alla pelle, “Crash”, e man mano che si legge ci si sente sempre più inviluppati in questa folle perversione, in questa fascinazione per l’incidente automobilistico visto come un surrogato dell’attività sessuale o, meglio, come l’unica attività sessuale effettivamente proponibile. Poco conta indagare se e quanto nell’Autore stesso questa perversione abbia, in una fase della sua vita, preso piede (sintomatica la decisione, essa stessa “estrema”, di chiamare “James Ballard” anche il protagonista del romanzo); quello che conta è il percorso che il libro, con una lucidità impressionante, porta avanti fino alle estreme conseguenze, fino a un finale allo stesso tempo annunciato e sconvolgente.

Non vorrei, però, dare l’impressione che “Crash” sia un libro esclusivamente “di trama”; al contrario, quello che di Ballard resta più impresso è lo stile, abissale, del racconto, la cruda finezza delle similitudini, la poderosa capacità di riflettere sulla tecnologia e sulla velocità (elementi, non a caso, sempre più imprescindibili nel mondo d’oggi: ecco perché dicevo che “Crash” è un libro profondamente in anticipo sui tempi), e sulle loro connessioni con la sessualità, vista non già come un monolito, bensì come una materia in continua evoluzione, in continuo adeguamento ai tempi. Lo scrittore, del resto, secondo una celebre affermazione di Ballard, “in un mondo governato da fantasie di ogni specie” è manlevato dalla necessità di “inventare il contenuto fantastico del proprio romanzo. L’invenzione fantastica essendo già data, il suo compito è l’invenzione della realtà.” Proprio questo fa “Crash”: riformula la realtà come un paesaggio sovrailluminato fatto di “volgarizzazione immediata di scienza e tecnologia in immagini popolari, confusione e fusione di identità nel settore dei beni di consumo, svuotamento di ogni libera o originale risposta immaginativa.”

Sospeso tra fantascienza (intesa come esplorazione dello “spazio interno”, psicologico e patologico, degli individui e della società) e cronaca dell’oggi, “Crash” è un romanzo densissimo e pervaso da un erotismo prepotente quanto mortifero, come se le automobili fossero fatte di carne e i corpi umani di metallo; un romanzo che si spinge al limite, lo osserva e, alla fine, lo supera, spostando l’asticella della riflessione su un mondo che sembra non avere più punti di riferimento, non solo morali, ma anche di linguaggio, e sessuali.  

(Recensione scritta ascoltando i Dreamstate Logic, “1000 Worlds”)

PREGI:
Scrittura superba per profondità e valore metaforico, nonché per l’equilibrio che riesce a raggiungere tra espressività e narrazione, tra stile e contenuto, insomma: tra forma e trama!      

DIFETTI:
Libro esplicito e a tratti durissimo, “Crash” mette sotto una lente d’ingrandimento comportamenti deviati ed evidenti perversioni, senza mai giudicare ma, al contrario, dischiudendo le porte di un mondo insospettabile che somiglia terribilmente all’oggi: certo non una lettura per tutti! Si astengano gli stomaci deboli e coloro che non apprezzano sottigliezze stilistiche e similitudini avventurose

CITAZIONE:
“Vaughan è morto ieri nel suo ultimo scontro. Nel corso della nostra amicizia, aveva fatto le prove della sua morte in molti scontri, ma il suo ultimo è stato proprio e semplicemente un incidente – l’unico.” (pag. 7)

GIUDIZIO SINTETICO: ****

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
0
1/2
*
*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO