FUCKSIMILE – Giovanni Damiani

# 188 – Giovanni Damiani – FUCKSIMILE (Giovanni Tranchida Editore, 2004, pagg. 193)

Lo scrittore e regista Giovanni Heidemberg passa da una storia d’amore all’altra, senza soluzione di continuità, ma in realtà ama e rimpiange un’unica donna: Nell, modella sudafricana con la quale, anni prima, aveva vissuto una storia travolgente e assoluta, finita con la separazione. In ogni donna, Heidemberg cerca Nell, vede tracce di quel lontano e mai dimenticato amore e, prigioniero del fantasma di questa amante irraggiungibile, non riesce a trovare soddisfazione in nessuna nuova storia e in nessuna donna, dalla compassata Lois alla lolita Clelia passando per innumerevoli altre. E alla fine forse non gli resterà che andare in cerca di Nell, anche se l’amore è ormai impossibile…

Lo so: devo smetterla di prendere libri a due Euro dalle bancarelle! D’altronde, questo romanzo di tal Giovanni Damiani non meritava davvero più di quella cifra, anzi, sarei tentato di andare a protestare e chiedere indietro almeno metà della somma! Solitamente, non faccio questioni di soldi, sui libri: me li compro quando mi incuriosiscono e basta! Poi li leggo, attentamente, e li valuto. E qui, ahimè, arriviamo al punto: se “Fucksimile” (titolo/gioco di parole già di per sé sospetto) è riuscito a incuriosirmi, e questo è un merito, non è però riuscito a soddisfarmi neanche minimamente! E vorrei proprio sapere quale lettore possa dirsi soddisfatto di un libro simile: lento, involuto, inutilmente concettoso, ripetitivo e – quel che è peggio – autocompiaciuto e supponente, “Fucksimile” è tutto tranne che un romanzo avvincente.

Vacuo catalogo di donne incasellate dall’Autore/narratore nelle più viete categorie psicologiche (la nevrotica cittadina, la ragazzina precoce e manipolatrice, la modella più intelligente di quel che sembra, l’intellettuale complessata eccetera), il libro non ha una trama propriamente detta, e questo potrebbe anche non essere un problema, se a sorreggere l’opera vi fosse uno stile fiammeggiante ed efficace. Peccato che lo stile di Damiani sia, al contrario, pesante e verboso, del tutto incapace di far progredire la storia e, in compenso, capacissimo di avviticchiarsi in episodi ripetitivi, che nulla aggiungono alla vicenda né ai personaggi, in particolare al protagonista, uno dei più scialbi che mi sia capitato di incontrare nella mia ormai lunga carriera di “lettore seriale”. Giovanni Heidemberg è il classico tipo dell’intellettuale “da romanzo”: perennemente insoddisfatto, nonostante lavori nel mondo della pubblicità e del cinema, egli culla la fatidica idea di un romanzo che però resta perennemente nel cassetto (e magari vi fosse rimasto quello di Damiani, nel cassetto!), massa informe di appunti che non si decide a diventare racconto organico: un po’ come “Fucksimile”, a ben vedere!

Se penso che il modello più vicino a questo indigesto libro sembra essere “Donne” di Bukowski, mi viene un mancamento: perché laddove Buk è, da par suo, tagliente ed efficace, autentico, umoristico e sarcastico, Damiani riesce solo ad essere ripetitivo e mortifero, pesante e autoreferenziale, tanto che alla fine la più grande domanda (tra le tante) che resta in sospeso è: ma dove voleva andare a parare questo libro? Cosa voleva raccontare? La storia di un’ossessione d’amore? Fallisce, perché ossessione non vuol dire ripetizione. L’impossibilità della realizzazione sentimentale? Fallisce due volte, perché si abbandona ai più sfrenati clichés, soprattutto sulle donne, cercando di spacciarli per vicende originali e interessanti, laddove di interessante non c’è proprio nulla in questa sequela fatta non tanto di scopate e scene di sesso (magari!) quanto piuttosto di riflessioni fini a sé stesse, di descrizioni infinite (e manieristiche) e personaggi di cartapesta, a partire dallo stereotipato protagonista.

Voi direte: va beh, ma Damiani potrà pure raccontare quello che vuole, no? Se la sua idea era quella di mettere in scena il sesso e l’amore come qualcosa di mortifero e ripetitivo, un “fucksimile” appunto, un tentativo perennemente frustrato di ritrovare in altre l’unica donna, la sola in grado di far battere il cuore del protagonista, la sfuggente Nell, perché dovremmo avere qualcosa in contrario? Giustissimo: ciascuno scriva quello che vuole, ma lo scriva bene, almeno! Pagina 9: “Intorno vedo gente soddisfatta del loro patto diabolico.” Ma neanche la sintassi funziona, in questa ripetitiva storia d’amore? E ti credo che Nell lo ha lasciato! Avrà almeno preteso di stare con uno che l’italiano lo sa adoperare! E che dire di pagina 143: “Solo era un po’ troppo sempre intorno adesso”. Ma come si fa a scrivere così?! Attenti, però, perché il capolavoro della supponenza anti-ironica è a pagina 117: ve lo lascio nella citazione! Gustatevela tutta, questa scrittura nata morta! Mi spiace per Damiani, che qui e là lascia intravvedere anche una certa cultura, una certa preparazione (perlomeno nella scelta delle parole, che nella loro involuta complicazione denotano un buon livello di letture), ma un romanzo così rasenta l’illeggibilità.   

(Recensione scritta ascoltando Nightcore, “God Is a Girl”)

PREGI:
non bastano poche formulazioni dignitose, o perlomeno non fuori posto, a salvare un libro noioso quant’altri mai, che sta a “Donne” di Bukowski come una scassata littorina sta a un Frecciarossa. L’Autore, d’altronde, più che Bukowski, mi dà l’impressione di credersi una specie di “Hank Moody de noantri” e ci propone le sue disamine abissali su sesso, amore, vita e arte senza accorgersi di cadere ben presto nel ridicolo involontario

DIFETTI:
l’emblema di questo libro (oltre alla terrificante citazione che vi lascio qui sotto: fatene buon uso!) sono le ultime 50 pagine: talmente indigeste che ci ho messo quasi una settimana a leggerle! E a tratti disperavo di riuscire ad arrivare alla fine! Magari altrove Giovanni Damiani ha dato miglior prova di sé: ma io non ho più il cuore per fare la prova. Lascio ad altri l’incombenza

CITAZIONE:
“Il gioco giapponese-lacaniano, la storia zen-iniziatica fra maestro-sciamano e allievo, la trovata di desaussureggiare l’Inconscio, topologizzare il nodo, annodare i sensi, algoritmizzare le funzioni psicolinguistiche, gli faceva toccare il cielo con un dito ai nuovi soldatini di Psiche ansiosi di battezzarsi alla fonte del nuovo sapere, immergersi nella semio-psicanalisi esistenzial-fenomenologico-gallicana, ultimo sofisticato modo chic per fregare ogni retto sentire.” (pag. 117)

GIUDIZIO SINTETICO: °

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO