IL CORRETTORE – George Steiner

# 387 – George Steiner – IL CORRETTORE (Garzanti, 1992, pagg. 100)

Meticolosissimo correttore di bozze per i giornali e per le case editrici, il protagonista del romanzo (datato, ci si faccia caso, 1992), soprannominato “Il Professore” o “Il Gufo”, è stato per tutta la vita un convinto militante del Partito Comunista Italiano. Nonostante il suo lavoro si limiti alla correzione degli errori linguistici, e quindi formali, il Professore si sente tuttavia investito da una missione più elevata, o meglio, considera il suo lavoro una sorta di metafora del ben più importante compito che egli attribuisce al PC: eliminare gli errori della Storia. Quando la vista inizia a tradirlo, con sempre più frequenti pruriti e irritazioni “dietro agli occhi”, l’effetto sulla sua vita è duplice: da una parte, la vocazione alla precisione assoluta inizia a vacillare; dall’altra, il complesso ideologico che lo ha sorretto per tanto tempo sembra sgretolarsi, sotto i colpi della Storia, con la caduta del Muro di Berlino e il crollo dell’Unione Sovietica. Come farà il correttore di bozze a trovare una nuova ragione di vita in un mondo che sembra volerlo lasciare indietro, anzi, che parrebbe intenzionato a eliminarlo come fosse, a sua volta, un banale refuso?  

Romanzo breve molto celebre di George Steiner (1929 – 2020), più noto come saggista ma Autore anche di alcuni interessanti testi di narrativa, “Il correttore” è uno di quei libri che amo definire “più importanti che belli.” L’importanza di questo piccolo romanzo è evidente: scritto nel 1992, dopo la caduta del Muro e il crollo dell’Unione Sovietica, “Il correttore” è uno dei più famosi de profundis per l’ideologia marxista-leninista e per il mondo del Socialismo reale. Il suo protagonista, uomo incorrotto e incorruttibile, anzi, votato alla correzione di ogni errore e di ogni imperfezione, finisce vittima della propria stessa ossessione, un po’ come il Comunismo europeo: l’afflizione del Professore, infatti, che lo colpisce proprio nel suo strumento di lavoro – gli occhi – fa il paio con il crollo principalmente economico di un’ideologia che sull’economia costruì tutto il suo successo nel mondo.

Nazioni come la Repubblica Democratica Tedesca e l’Unione Sovietica implosero sotto il peso di una marea di contraddizioni e di dogmi che, ignorati per troppo tempo, finirono per non essere più correggibili, un po’ come un’eccessiva quantità di refusi renderebbe un testo illeggibile e consiglierebbe, anziché la correzione, la riscrittura da capo. La Storia, di tanto in tanto, riscrive in effetti da capo intere epoche, delle quali si sbarazza con crudele indifferenza, e se è vero che il cosiddetto “crollo delle ideologie” non è certo un tema nuovo (né è applicabile solo al Socialismo) e il romanzo ha dei tratti profondamente programmatici, tanto da rasentare il saggismo, è altresì vero che la scrittura di Steiner costruisce una sorta di microcosmo di lucida malinconia. Il tentativo di redimere per via tipografica i ben più profondi “errori” della Storia (tra i quali, però, andrebbero annoverate anche parecchie dittature comuniste) ha un che di romantico e di disperato, e la figura del Professore (correttamente lasciata senza nome) diviene testimone di una generazione che ha visto esaurirsi qualunque fuoco ideologico e, anche sul fronte comunista, sopravvive ormai aggrappandosi a dettagli formali e vuote formule.

Ecco allora il principale pregio di questo breve testo, che lascia intravvedere, fin dal 1992, il mondo degli asterischi e delle schwa, delle parole che vorrebbero costruire la realtà, sostituendosi ad essa e negandone il valore storico, profondo, insindacabile. Ancora una volta, è il politicamente corretto a fare capolino dalle pagine di George Steiner, pagine – intendiamoci – non particolarmente riuscite (il libro, nonostante la brevità, è noiosetto e vagamente supponente); è il politicamente corretto il nuovo “spettro che si aggira per l’Europa” nel 1992, dopo il crollo del Socialismo reale. Uno spettro che oggi, ahinoi, ha saldamente preso piede ed è stato sdoganato da politici, giornalisti, saggisti, scrittori e artisti di vario genere.

George Steiner e, con lui, il Professore potevano solo intuirlo, ventilarlo, nel 1992. Potevano solo intuire che, come correggere un testo non corregge il mondo, allo stesso modo chiamare le cose in un altro modo non ne cambia la sostanza né il grado di realtà: ma oggi di questo sembriamo non renderci più conto, prede come siamo di pletore di imbecilli che pontificano su ogni formalismo possibile pur di allontanare la sgradevole quanto veritiera impressione che l’essere umano, e il mondo da lui costruito e abitato, sono tanto lontani dalla perfezione quanto io posso esserlo dalla santità. “Il correttore” non è un grande libro, non è un romanzo che conquista e incolla alle pagine; è una riflessione fredda e scostante sulla politica e sull’ideologia, sulla nostalgia per l’utopia marxista e sulla condizione dell’intellettuale (di sinistra) all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, tra crisi dei valori e berlusconismo incipiente.

Steiner era un filosofo del linguaggio ed era un ebraista di primo livello; se fosse anche un grande scrittore non ce lo conferma questo libriccino intelligente ma pizzosetto, minimalista ma oggettivamente datato, metaforico e fondamentalmente astratto, ozioso e razionale senza avere neppure un grammo della causticità che avrebbe potuto avere (e che in molti testi ha sfoggiato) un Leonardo Sciascia – ecco, lui sì un grande scrittore!

(Recensione scritta ascoltando Anna and Vulkan, “Farla facile”)

PREGI:
racconto allo stesso tempo denso e rarefatto, che unisce introspezione e ironia, “Il correttore” è un testo piuttosto famoso, anche se più per il tema che tocca (lo sgretolamento delle ideologie e il linguaggio che le sostituisce) che per lo stile che sfoggia, sinceramente piatto e noiosetto

DIFETTI:
se Sartre era un pessimo filosofo ma un ottimo scrittore (leggere “La nausea” per credere), viene la tentazione di considerare Steiner un ottimo filosofo (del linguaggio) ma uno scrittore non granché dotato – almeno valutando solo questo piccolo e celebre romanzo, che lascia insoddisfatto chiunque nella narrativa cerchi qualcosa di più che freddi ragionamenti e poco velate metafore   

CITAZIONE:
“Le nostre foreste vengono ridotte in poltiglia perché ci sono cento – o forse di più? – riviste per le ragazzine nelle edicole. […] Ma proprio non c’è più nessuno che ricordi quali sono i bisogni reali? Sono così pochi, potrebbero essere ampiamente soddisfatti. Il superfluo è una schiavitù. Siamo impazziti per colpa del superfluo.” (pag. 29)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO