LECTIO BREVIS / 146

Testi, pre-testi, divagazioni e spunti minimi intorno a libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 146
IN COPPIA
Piccole o grandi incomprensioni e altre scene di vita quotidiana a due

Patricia Hisghsmith – ACQUE PROFONDE (1957)

Di cosa parla: Victor Van Allen, trentasei anni, tipografo apprezzato per la qualità dei libri che stampa con la casa editrice di cui è proprietario, gode di ottima reputazione presso i cittadini di Little Wesley, in Massachussets. Il suo matrimonio con Melinda, da cui è nata una bambina, Beatrice, è tuttavia in crisi a causa dei numerosi amanti che lei si concede. Vic sembra sopportare tutto con signorilità e, in società, mantiene un atteggiamento di razionale distacco. Eppure, la gelosia che lo divora trova modo di affiorare quando, all’ultimo degli amanti della moglie, decide di confidare, quasi per scherzo, di aver ucciso, anni prima, un altro degli uomini con cui Melinda aveva intrecciato una relazione. Intorno a Vic iniziano a girare pettegolezzi e voci incontrollate, finché, una sera, durante una delle tante feste a casa di amici…

Commento: Ci sono almeno due possibili letture del libro, il quinto di una ricca produzione, di Patricia Hisghsmith. Si potrebbe, da un lato, tentare di inquadrarlo in una delle tante categorie del genere “giallo” a cui pure, per molti versi, appartiene. In questo caso si dovrebbe parlare di un thriller psicologico, probabilmente. Anche se il romanzo, come molti dell’autrice, compresa la celebre saga di Tom Ripley, si accosta pure alle inverted stories, i gialli alla rovescia, quelli in cui l’assassino è noto fin dall’inizio. D’altra parte, la scrittrice americana dimostra una tale finezza di analisi dei rapporti e dei meccanismi interni a una coppia in crisi che ogni inquadramento per generi risulta un po’ forzato. Non perché Hisghsmith abbia mai snobbato il giallo in sé, ma perché in lei, come in certi romanzi di Simenon ad esempio, il ricorso all’elemento propriamente criminale è come la cornice di un quadro il cui soggetto è altro. In questo caso, la ricostruzione del complicato ménage familiare del protagonista si esalta non nell’ambiguità di cui Vic pure dà ampie prove, ma nel fatto che, a ben guardare, proprio su di lui l’autrice focalizza il punto di vista della narrazione (in terza persona). E così, i ripetuti tradimenti di Melinda, la sua frivolezza, la sua inconsistenza appaiono al lettore ben più deprecabili dei gesti di cui il marito si macchia nel corso della storia: la sua onorabilità, la sua intelligenza, la sua finezza di spirito (la sua casa editrice stampa testi greci antichi e sensibili poeti moderni; ma si pensi anche al suo hobby di allevare lumache per studiarne il comportamento) e, non ultimo, il suo atteggiamento di affettuoso padre della piccola Trixie (nei riguardi della quale Melinda si mostra fredda, se non del tutto insofferente) sono un colpo basso che la maestria di Hisghsmith assesta al lettore. Il romanzo, al netto di un uso sapiente della tensione, è così un dramma borghese tra i più sottili e ben congegnati, degno erede, si parva licet, di Madame Bovary o di Anna Karenina.             

GIUDIZIO: ***

Tommaso Landolfi – LE LABRENE (1974)

Di cosa parla: C’è un uomo che, ossessionato dal terrore delle labrene, ossia dei gechi, un giorno per errore se ne ritrova uno in faccia e cade in uno stato di morte apparente; impossibilitato a parlare, può però sentire e, durante la sua stessa veglia funebre, ascolta la moglie e il cugino scambiarsi dichiarazioni d’amore e un bacio. C’è poi la vicenda di due gemelli, Graziano e Cristiano, il secondo dei quali chiede all’altro di prendere il suo posto per risolvere i suoi guai familiari e lavorativi. E ancora c’è Perbellione che si inventa un mestiere nuovo: su richiesta dei mariti, picchia le mogli per ricondurle all’obbedienza coniugale. E infine ci sono un uxoricidio, un bizzarro pellegrinaggio, un crittogramma da decifrare e una “conferenza personalfilologicodrammatica” dello stesso autore…

Commento: In sette racconti (sei scritti nel 1971 e l’ultimo, differente anche sul piano tematico, nel 1969), Landolfi offre sette variazioni sull’amore e sul rapporto di coppia (eccettuato l’ultimo testo, di cui diremo, l’unico che sembra fare eccezione, Encarte, che mette in scena la vicenda di due gemelli, è ricondotto, almeno in parte, al motivo dominante della raccolta dalla conclusione). I racconti più interessanti sono quelli in cui la vena graffiante e surreale prevale: su tutti, il primo, che ha lo stesso titolo della silloge, è il più riuscito, anche per il finale che suggerisce una inattesa chiave di lettura dell’intero testo. Non male il già citato Encarte, in cui lo scarso realismo della vicenda è, ancora una volta, riscattato da una conclusione originale. Gli altri racconti oscillano tra il prevedibile (Perbellione), l’irrisolto (Uxoricidio, Pellegrinaggio) e il mancato (Il crittogramma, che parte da buone premesse ma arriva a un finale che lascia più di una perplessità). Un caso a sé è l’ultimo scritto della raccolta, Conferenza personalfilologicodrammatica con implicazioni, in cui lo scrittore immagina di tenere una conferenza per rispondere alle critiche (vere) mosse da alcuni critici alla sua raccolta precedente, Racconti impossibili. Interessante forse per uno studioso, molto meno per il lettore comune. Il valore della lingua arcaizzante di Landolfi è direttamente proporzionale all’originalità delle storie: quanto più esse sono fiacche, tanto più lo stile diventa stucchevole.

GIUDIZIO: **

PRE-TESTI, DIVAGAZIONI
E SPUNTI MINIMI

Senza arrivare ai casi limite di cui abbiamo detto (anche se la letteratura o è un po’ caso-limite o è solo noia), la vita di coppia è fatta soprattutto di abitudini, di piccoli episodi, di frammenti di quotidianità, che possono essere all’origine di incomprensioni (e nei casi più gravi, anche di qualcosa di peggio) oppure evidenziare i reciproci sforzi di adattamento richiesti dall’amore. Ecco, ad esempio, che cosa rivela un banale e non voluto gesto in questo testo di Antonio Porta:

per caso mentre tu dormi
per un involontario movimento delle dita
ti faccio il solletico e tu ridi
ridi senza svegliarti così soddisfatta del tuo corpo ridi
approvi la vita anche nel sonno
come quel giorno che mi hai detto:
lasciami dormire, devo finire un sogno

20.8.1981

È, invece, un elenco di comportamenti, attitudini, modi di essere quello che stila Nelo Risi, una sorta di catalogo di tutto ciò che, anche nella migliore delle coppie, segna le inevitabili distanze o quanto meno le differenze individuali:

Se io mi mettessi a dipingere e tu a far versi
se io traducessi in inglese la parola amore
se io disponessi i colori ad arte sentirei meno male
se m’ammantassi d’orgoglio in pubblico
se tu evitassi la competizione dei sessi
se tu sapessi ascoltare il silenzio
se io rispondessi al tuo “parlami parlami”
se io avessi il gusto elisabettiano del dramma
se tu avessi più gusto per l’ironia
se tu smettessi di dipingere e io di museggiare
se i miei atti fossero bancari
se le tue azioni crollassero in borsa
se praticassimo una sola lingua invece d’un gergo infernale
se ricominciassimo a vivere come due persone di cuore
se cacciassimo di casa parenti e conoscenti
se io non dormissi quando tu sei desta o viceversa
se cercassimo oltre l’amplesso di conoscerci meglio
se io non fossi così stupidamente paterno
se io leggessi fino in fondo le tue lettere definitive
se tu fossi meno assente e io meno in viaggio
se tu adottassi un bambino invece di tre gatti siamesi…

Testi citati
Antonio Porta – PER CASO MENTRE TU DORMI, in “Come può un poeta essere amato? Diario 16.8.1981 – 17.8.1982” (1981)
Nelo Risi SE…, in “Le risonanze” (1987)

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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1/2
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*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO