Testi, pre-testi, divagazioni e spunti minimi intorno a libri letti, riletti, sfogliati
A cura di Roberto Mandile
PUNTATA 149
VITE COME ROMANZI
L’arte difficile del raccontare la biografia degli scrittori
Emmanuel Carrère – LIMONOV (2011)
Di cosa parla: L’autore, durante una visita a Mosca dove è andato per scrivere una serie di articoli sulla figura di Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa nel 2006 per la sua opposizione alla Russia di Putin, intravede e a stento riconosce in una manifestazione la sagoma di Eduard Limonov, uno scrittore anticonformista che aveva incontrato a Parigi negli anni Ottanta. Dopo aver nutrito all’epoca una certa ammirazione per alcune sue opere letterarie, egli ha finito per maturare nei suoi confronti un fiero disprezzo motivato, tra l’altro, dalla partecipazione di Limonov alle guerre nella ex Jugoslavia a fianco delle Tigri di Arkan e dalla fondazione di un partito estremista. Avendo, però, letto alcuni articoli di Politkovskaja che difendevano Limonov e le sue idee, l’autore decide di approfondire ricostruendo la biografia del controverso scrittore, a partire della nascita in Unione Sovietica nel 1943, nel pieno della Seconda guerra mondiale…
Commento: Biografie romanzate, capitolo uno. Da figlio di una importante storica della Russia (e di origini georgiane e russe, a sua volta: Hélène Carrère d’Encausse è scomparsa nel 2023), Carrère è abilissimo nel fare della vita avventurosa e fuori da ogni schema di Ėduard Veniaminovič Savenko – Limonov è uno pseudonimo: deriva da Limonka, la “granata”, nel senso della bomba a mano, simbolo del partito “L’altra Russia” – un vero e proprio romanzo. La scelta è esplicitamente spiegata dallo stesso scrittore nell’epilogo del libro, dove racconta dell’incontro avuto a Mosca nel 2009 con Limonov: quando questi gli chiede perché voglia scrivere un libro su di lui, così risponde: “perché ha – o ha avuto […] – una vita appassionante. Una vita romanzesca, pericolosa, una vita che ha accettato il rischio di calarsi nella storia”. E, anche a dispetto della inattesa controreplica di Limonov (“Già, una vita di merda”), bisogna riconoscere che il fascino ambiguo del protagonista del libro è indiscutibile. Come già si legge nel prologo, egli “è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani e […] capo carismatico di un partito di giovani desperados”. Quello che, però, ci mette Carrère è un’eccezionale capacità di comporre un quadro fatto di tante tessere di mosaico che, più va accumulando dettagli col passare delle pagine, più sembra sottrarsi a ogni possibilità di comprensione. Troppo sfuggente la figura di Limonov per essere facilmente inquadrata entro uno schema (ideologico, politico e anche artistico). Ma anche troppo complessa la storia del Novecento, che Carrère ricostruisce con rara efficacia, per trovare un punto di vista stabile e soprattutto innocente sulle cose, ossia sugli orrori che ne hanno costellato il procedere. Il giudizio su Putin è impietoso e quanto mai azzeccato, il che non è poco, essendo stato scritto ben prima dei recenti misfatti ucraini.
GIUDIZIO: ***½

Eleonora Mazzoni – IL CUORE È UN GUAZZABUGLIO (2023)
Di cosa parla: Dalla nascita nella casa nel quartiere di San Damiano, il 7 marzo 1785, alla pubblicazione a fascicoli, a partire dall’ottobre 1840, de I promessi sposi, la ricostruzione delle vicende biografiche e, di riflesso, di quelle letterarie, di Alessandro Manzoni, figlio della relazione di Giulia Beccaria (costretta dal padre Cesare al matrimonio con l’anziano don Pietro, nobile decaduto e – così si vociferava – impotente) con Giovanni Verri, ma riconosciuto perché non c’era motivo di fare scandalo. Dagli anni giovanili, segnati dalla passione per la politica e da costumi libertini al matrimonio con Enrichetta Blondel e alla conversione al cattolicesimo, un’indagine sulla vita dello scrittore che inventò il romanzo italiano, per metterne in luce il lato più rivoluzionario e meno conosciuto…
Commento: Biografie romanzate, capitolo due. La quarta di copertina dovrebbe ben disporre alla lettura, promettendo “un Manzoni trasgressivo, lontano dalla figura impolverata e un po’ bigotta che, purtroppo, a volte si spiega a scuola”. La premessa scritta dall’autrice pure: “le biografie non spiegano gli artisti e ciò che contano sono soltanto le opere, ma è vero che gli artisti le contaminano con il corpo caldo dei loro legami profondi”. Peccato che, alla prova dei fatti, non tutto torni. Cominciamo da quello che funziona: laddove Mazzoni si attiene con asciuttezza, fonti alla mano, alla narrazione dei fatti salienti della vita di Manzoni intrecciandoli, qua e là, con la lettura di alcuni passi de I promessi sposi, il libro sa essere piacevole, per quanto non dica forse cose così sconvolgenti. Per capire da cosa nascono le perplessità del lettore, però, non basta fermarsi agli annunci della quarta di copertina o della premessa: bisogna arrivare alla nota bibliografica, alla fine del volume. Qui leggiamo che il libro “è un componimento misto di storia e d’invenzione” e che l’autrice ha “cercato di esprimere con la maggiore verosimiglianza possibile” dialoghi, pensieri e sentimenti. Il che non sarebbe un male in sé, se non fosse che Mazzoni ama farsi prendere la mano e qua e là mostra una discutibile propensione per le figure retoriche (due esempi su tutti: “Ma il ricordo è un vento furioso e rapido. Si alza all’improvviso, getta scompiglio e torna ad accucciarsi, come se fosse nulla”; “Sembra un cuore, Milano. Oppure un bambino che dorme placido in una culla, acciambellato sulle acque dolci dei Navigli”). Non c’è bisogno di essere studiosi manzoniani per capire che, se c’è una valida ragione per considerare Manzoni uno scrittore imprescindibile è che nessuno come lui ha colto nell’amore patologico per la retorica l’essenza stessa dello spirito italiano, ragion per cui dovremmo essere infintamente grati a uno che ha fatto di tutto per fornirci un romanzo leggibile, scritto in una lingua viva, pulsante, capace di istituire un rapporto chiaro tra le parole e le cose. Ragion per cui, forse, Manzoni continua a essere dipinto – non solo a scuola! – come una “figura impolverata” e liquidato come uno scrittore superato, noioso, prevedibile. Vuoi mettere con i fuochi d’artificio di chi, oggi come nel Seicento, parla e scrive a vuoto, magari sostituendo al latinorum l’inglesorum e spacciandosi pure per trasgressivo? La verità è che, a dispetto della “biografia costellata di slanci arditi” (è ancora la quarta di copertina: ma bisogna ricordare che Manzoni fu rivoluzionario in un’epoca in cui conservazione significava censura, carcere, condanna a morte), I promessi sposi continuano a dipingere con spietata precisione, e soprattutto con la razionalità di una lingua lontana da ogni impeto retorico, troppi tratti del nostro carattere nazionale per piacere a tutti.
GIUDIZIO: **

PRE-TESTI, DIVAGAZIONI
E SPUNTI MINIMI
Per raccontare uno scrittore ci vuole uno scrittore? La domanda può sembrare oziosa, talmente ovvia sembra a prima vista la risposta.
Eppure, è chiaro che chi sceglie di raccontare la vita di uno scrittore fatalmente ha davanti a sé due strade (anche volendo escludere le biografie accademiche o critiche): o evitare il confronto, e rifugiarsi dunque in una scrittura senza stile (ammesso che sia possibile), o accettare la sfida e rischiare di uscirne sconfitto.
Ci ha sempre colpito, pertanto, la via percorsa da Franco Sacchetti, l’autore trecentesco della raccolta Trecentonovelle (ma ce ne sono arrivate solo 223), al quale si devono alcuni dei più antichi aneddoti sulla vita di Dante. Il Sommo Poeta è protagonista di tre novelle: in una dà (discutibili) consigli d’amore a un genovese in difficoltà su come conquistare una donna che non lo considera; nelle altre due, si trova alle prese con gente del popolo (un fabbro e un asinaio) colpevoli di storpiare i suoi versi, il che, da un lato, testimonia della immediata notorietà cui la sua opera andò incontro, dall’altro dà conto del suo carattere orgoglioso.
Non dunque una biografia di Dante scrive Sacchetti, che seleziona solo brevi episodi (la cui autenticità poco importa), apparentemente insignificanti, ma utili, nell’ambito del genere della novella, a consacrare (a una trentina d’anni appena dalla sua morte) la saggezza e la grandezza del Padre della lingua italiana.
Non propriamente una biografia ma un grande ritratto di Herman Melville offre l’omonima poesia di Jorge Luis Borges, che individua il destino dell’autore di Moby Dick nel mare, che è al contempo potente metafora della scrittura: l’identificazione tra lo scrittore (Melville) e il libro diventa così il colpo di genio del grande scrittore (Borges) che ha fatto della letteratura l’immagine stessa del mondo:
Sempre lo circondò il mare dei suoi avi,
i sassoni che al mare diedero il nome
rotta della balena, in cui si adunano
le due enormi cose, la balena
e i mari che lungamente solca.
Fu sempre il suo mare. Quando i suoi occhi
videro in alto mare le grandi acque
già lo aveva anelato e posseduto
in quell’altro mare, che è la Scrittura,
o nei contorni degli archetipi.
Uomo, si diede ai mari del pianeta
e alle estenuanti navigazioni
e conobbe l’arpione arrossato
da Leviatano e la sabbia striata
e l’odore delle notti e dell’alba
e l’orizzonte dove il caso è in agguato
e la felicità di essere coraggioso
e il piacere, infine, di scorgere Itaca.
Debellatore del mare, calpestò la terra
ferma che è la radice delle montagne
e in quella che segna una vaga carta di navigazione,
quieta nel tempo, una bussola addormentata.
Nell’ereditata ombra dei frutteti,
Melville attraversa i pomeriggi di New England
ma lo abita il mare. È l’obbrobrio
del mutilato capitano del Pequod,
il mare indecifrabile e le burrasche
e l’abominazione del biancore.
È il grande libro. È l’azzurro Proteo.


Testi citati
Franco Sacchetti – TRECENTONOVELLE (fine XIV secolo)
Jorge Luis Borges – HERMAN MELVILLE, in “La moneta di ferro” – traduzione di Livio Bacchi Wilcock (1976)
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana