LECTIO BREVIS / 159

Testi, pre-testi, divagazioni e spunti minimi intorno a libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 159
GIORNI, SETTIMANE, MESI, ANNI
Antologie e corone: quando la letteratura si rifà al calendario

Autori vari – UN ANNO IN GIALLO (pubbl. 2016)

Di cosa parla: C’è, tra gli altri, la vicenda degli “Orrori dello Strangolatore di Londra’”, che comincia con un uomo che cammina per le strade malfamate dell’East End di Londra, diretto verso casa; ma qualcuno, nella nebbia, lo segue. C’è il mistero della giovane parigina Marie Rogêt che scompare misteriosamente per poi riapparire prima di venire ritrovata cadavere. C’è il caso di Jonas Oldacre, costruttore di Norwood del cui omicidio è accusato il signor McFarlane: ci penserà Sherlock Holmes a scagionarlo. C’è la orrorifica scoperta da parte del signor Nat Hocken che da qualche tempo gli uccelli stanno diventando particolarmente aggressivi…

Commento: Ogni pretesto è buono per rileggere racconti che hanno segnato la storia del poliziesco (e non solo). E così, ecco dodici racconti che, sulla base dell’ambientazione (un racconto per mese, da gennaio a dicembre), formano una sorta di calendario del giallo d’epoca. Difficile scegliere il migliore, vista l’alta qualità dei testi scelti. A partire dal primo, Le mani del signor Ottermole (pubblicato, qualche anno prima, anche da Polillo), il “più bel racconto giallo di tutti i tempi” – tale fu decretato dagli esperti del genere interpellati in un sondaggio indetto, mezzo secolo fa, da maestri del genere come Ellery Queen e John Dickson Carr: è, a tutti gli effetti, un piccolo capolavoro di tensione e di atmosfera, più che degno della sua fama. Ma, anche volendo tacere di Edgar Allan Poe, l’inventore del giallo a enigma (Il mistero di Marie Rogêt del 1842 è il secondo, meno famoso, caso risolto da Auguste Dupin: il primo è il mai troppo celebrato I delitti della rue Morgue, capostipite dei delitti della camera chiusa), restano da elogiare, almeno, Ellery Queen (su cui ci soffermiamo oltre), Agatha Christie (con Poirot alle prese con l’avvelenamento di un’anziana signora che gli aveva regalato una busta di semi durante una cerimonia in cui al grande investigatore veniva dedicata niente meno che una rosa con il suo nome!), Conan Doyle, Maurice Leblanc (l’inventore di Arsène Lupin). Nonché Gli uccelli di Daphne du Maurier, lo splendido testo che ispirò a Hitchcock uno dei suoi capolavori più inquietanti e onirici: il regista, tra le altre cose, modificò il punto di vista, facendo protagonista del racconto la biondissima Tippi Hedren, e accentuando il senso di straniamento, dato che la donna si ritrova coinvolta nella vicenda da estranea alla cittadina in cui la storia viene ambientata (peraltro nel film siamo nei pressi di San Francisco, e non più in Inghilterra). Il giudizio globale sulla raccolta, tra veri capolavori e buoni o discreti racconti, è necessariamente una media. 

GIUDIZIO: ***

Autori vari – UNA SETTIMANA IN GIALLO (pubbl. 2021)

Di cosa parla: C’è, tra gli altri, l’ispettrice Petra Delgado della polizia di Barcellona alle prese con un degradante omicidio.
E ancora c’è il caso del testamento di un multimilionario, il cui erede deve essere trovato entro una settimana.
C’è lo psicobibliologo Vince Corso che indaga sulla misteriosa scomparsa dei protagonisti di alcuni grandi romanzi.
C’è il vicequestore Alice Martelli che, nonostante sia incinta di otto mesi, si ritrova coinvolta nelle indagini su uno strano omicidio per avvelenamento.
C’è una storiaccia di scommesse clandestine che tocca una famiglia milanese, a partire dal quattordicenne Gianmarco.
C’è il vicequestore Rocco Schiavone che viene, suo malgrado, costretto a collaborare con le forze dell’ordine francesi per sbrogliare la vicenda che riguarda un cadavere trovato sul Monte Bianco, proprio sul confine italo-francese…



Commento: Il fantasma di Camilleri aleggia sull’antologia (undici racconti di undici autori diversi), pensata anche come un omaggio allo scrittore da parte della casa editrice palermitana che, in anni ormai lontani, lo lanciò nell’Olimpo dei grandi autori. In ogni racconto c’è un riferimento, più o meno occulto, al Professore (così Camilleri era chiamato negli ambienti Sellerio), considerato che, delle tante sillogi analoghe, questa è la prima concepita e pubblicata dopo la sua morte. Ora, al di là del culto laico che gli è stato tributato ben oltre i suoi pur indiscutibili meriti letterari, converrà forse riconoscere che la grandezza dello scrittore siciliano consiste forse soprattutto nell’aver creato, in anticipo sui tempi, un brand crossmediale: Montalbano nasce letterariamente nel 1994 e fin da subito si serializza, grazie alla estrema prolificità di Camilleri, ma grazie anche al successo immediato della sua trasposizione televisiva, che risale al 1999. L’eredità di Camilleri si è trasmessa ed è visibile in molti dei racconti dell’antologia, ma quel che già nel maestro suonava un po’ di maniera (soprattutto a livello di lingua e di caratterizzazione dei personaggi) diventa spesso bozzetto in quegli autori, siciliani di nascita o di adozione (come Santo Piazzese e Gaetano Savatteri), che paiono baroccheggiare oltre il dovuto. Questione di gusti, per carità, ma l’asciuttezza è virtù rara, e tanto più sarebbe apprezzata in un racconto giallo. L’impressione è che a finire spesso sacrificata sia la trama poliziesca (la palma della più esile va a Robecchi), che pare talora solo un pretesto per un affresco sociologico, utile a gettare luce su tante realtà di sofferenza o di marginalità (ancora Savatteri, ma anche Andrej Longo o Francesco Recami). Il colore regionale non manca in nessuno dei racconti (ancora il magistero di Camilleri), ma, fatto salvo il caso dei testi più riusciti perché più aderenti alle regole del genere (Malvaldi e, in parte, Simi e Manzini), a risentirne è talora lo stile: impera il gusto (postmoderno?) per l’ironia a tutti i costi, per il citazionismo più o meno colto, per l’ammiccamento esplicito (il caso più clamoroso – e più deludente nel rapporto tra originalità dell’idea e sviluppo della stessa – è, fin dal titolo, il racconto di Fabio Stassi, con Osvaldo Soriano risuscitato che finisce a predicare in un talk show televisivo). Sono racconti, insomma, che perlopiù invitano il lettore a non prendere niente sul serio: è tutto un gioco, anche il crimine (da Giménez-Bartlett a Piazzese, da Tanzini a Manzini, è sempre labile il confine tra personaggi e macchiette). L’antologia si fa leggere, anche se temiamo che scontenti sia i fan più accesi di Camilleri, che continueranno a preferire il maestro agli allievi, sia i tiepidi lettori dello scrittore di Porto Empedocle, che si ostinano a pensare che la sobrietà di Rex Stout o di Agatha Christie, per non parlare di Conan Doyle o Simenon, abbiano ancora da insegnare molto in materia di serialità poliziesca. Ogni riferimento (nel risvolto di copertina) a Scerbanenco ci sembra tanto più fuori luogo.

GIUDIZIO: **

PRE-TESTI, DIVAGAZIONI
E SPUNTI MINIMI

A dimostrazione del fatto che in letteratura nulla si inventa, si può osservare come la struttura dell’antologia Un anno in giallo contenga un curioso caso di mise en abyme: uno dei racconti, L’avventura del mezzo decacent del Presidente di e con Ellery Queen fa parte, infatti, di una raccolta degli stessi autori pubblicata nel 1952 con il titolo Il calendario di Ellery Queen. Raccolta che, com’è ormai chiaro, comprende dodici racconti, ognuno dei quali datato in un mese dell’anno. Il più noto è, probabilmente, l’ultimo, L’avventura della bambola del Delfino, tra i più citati esempi di racconti gialli di ambientazione natalizia.

Ma ben più antica, sul piano letterario, è l’idea di comporre testi ispirati al calendario. L’esempio più illustre risale al XIII secolo, ossia alle origini stesse della letteratura italiana, e consta delle due corone di sonetti del toscano Folgóre da San Gimignano, esponente della linea comico-realistica (quella, per intenderci, di Cecco Angiolieri). Le due serie di poesie sono dedicate rispettivamente ai giorni della settimana e ai mesi dell’anno e riprendono il genere, già praticato in ambito provenzale, del plazer, ossia dell’elenco di cose piacevoli. Così, ad esempio, si parla del mese di giugno:

Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sieno intorno ad una cittadetta,

ch’abbia nel mezzo una sua fontanetta
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardini e praticelli,
e rinfrescando la minuta erbetta.

Aranci e cedri, dattili e lumie
e tutte l’altre frutte savorose
impergolate sieno per le vie;

e le genti vi sien tutte amorose,
e faccianvisi tante cortesie
ch’a tutto ’l mondo sieno graziose.

Poiché, però, ogni opera si presta alla parodia, ecco che ai sonetti di Folgore risponde, nello stesso giro di anni, un altro poeta toscano, l’aretino Cenne da la Chitarra, che si esercita sullo stesso tema sviluppando il genere opposto dell’enueg, nel quale si elencano i fastidi legati ai singoli mesi. Questo è il sonetto su giugno:

Di giugno siate in tale campagnetta,
che vi sien corbi ed alghironcelli;
le chiane intorno senza caravelli:
entro lo mezzo v’abbia una isoletta,

de la qual esca si forte venetta,
che ’n mille parti faccia e ramicelli
d’acqua di solfo, e cotai gorgoncelli,
si ch’ella adacqui ben tal contradetta.

E sorbi e pruni acerbi siano he,
nespole crude e cornie savorose;
le rughe sian fangose e strette vie;

le genti vi sian nere e gavinose,
e faccianvisi tante villanie,
che a Dio e al mondo siano noiose.

Testi citati
Ellery Queen – IL CALENDARIO DI ELLERY QUEEN(1952)
Folgore da San Gimignano – DI GIUGNO DOVVI UNA MONTAGNETTA (XIII secolo)
Cenne da la Chitarra – DI GIUGNO SIATE IN TALE CAMPAGNETTA (XIII secolo)   

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO