LECTIO BREVIS / 33

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 33
FATICHE E TORMENTI DELLO SCRITTORE


UN CLASSICO: “Martin Eden” di Jack London
UN GIALLO: “Il mistero della candela ritorta” di Edgar Wallace
DALLO SCAFFALE: “I due allegri indiani” di Juan Rodolfo Wilcock
LECTIO BREVISSIMA: “Una burla riuscita” di Italo Svevo

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” ­(Italo Calvino)

Jack London – MARTIN EDEN (ediz. orig. 1909)

Di cosa parla: Oakland, inizi ’900. Martin Eden è un marinaio ventenne, con una scarsa istruzione. Quando conosce la famiglia borghese dei Morse e, in particolare, Ruth, di cui si innamora, trova nuovo alimento alla sua più viva ambizione: riscattare le sue umili origini studiando per poter vincere le diffidenze della famiglia e soprattutto raggiungere il successo come scrittore. Dopo lunghi sacrifici, Martin riuscirà a pubblicare un libro che gli darà fama e denaro, ma non tutto andrà esattamente secondo i piani…

Commento: È intanto un robusto romanzo di formazione, che svela quanto, alla prova della realtà, siano ipocriti i valori borghesi e fragili gli ideali di gioventù. È anche un romanzo in larga parte autobiografico: andrebbe letto, riletto e meditato dalla pletora di aspiranti scrittori che, avendo un (pessimo) romanzo nel cassetto, di quelli che oggi si catalogano nel genere autofiction, si lagnano del disinteresse delle case editrici e poi, magari, pubblicano in proprio a pagamento.

GIUDIZIO: ****

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Edgar Wallace – IL MISTERO DELLA CANDELA RITORTA (ediz. orig. 1918)

Di cosa parla: John Lexman, scrittore di gialli, si ritrova nei guai, quando una sera, tornato a casa, trova ad aspettarlo Remington Kara, un ambiguo quanto potente individuo, di origini greche, che in passato lo ha aiutato presentandogli un uomo in grado di prestargli a usura dei soldi. Una lettera dello strozzino porta Lexman a uscire nella notte; l’incontro però finisce con la morte dell’usuraio, ucciso da un colpo accidentale della pistola di Lexman. Del caso si occuperà l’ispettore T.X. Meredith di Scotland Yard…
Commento: La vita breve e sregolata dello scrittore Edgar Wallace può fungere da modello per orientarsi nella sua sterminata produzione (più di 170 romanzi), caratterizzata dalla fusione tra giallo e avventura, con trame complicate e ricche di colpi di scena e personaggi spesso stereotipati. La mancanza di revisione (per Wallace era sempre buona la prima) fa il resto. Non fa eccezione questo romanzo, nel bene (soprattutto all’inizio) e nel male (soprattutto nella conclusione).  

GIUDIZIO: **

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Juan Rodolfo Wilcock – I DUE ALLEGRI INDIANI (ediz. orig. 1973)

Di cosa parla: La raccolta dei trenta episodi del romanzo “I due allegri indiani” (protagonisti, ma non troppo, tali Daino Rosso e Cavallo Alto) pubblicati dalla fantomatica rivista “Il Maneggio” a cura di uno scrittore che cambia continuamente nome e identità (adottando spesso varianti dello pseudonimo Fanalino Di Coda). A corredo, le improbabili rubriche della rivista stessa, che spaziano tra approfondimenti scientifici, informazioni utili, concorsi a premi, lettere dei lettori, consigli dell’esperto…

Commento: Argentino di nascita, amico di Borges, capace di reinventarsi scrittore italiano dopo essersi trasferito nel nostro paese, Wilcock ha forse, tra tanti meriti, anche quello di aver inventato o almeno reinventato la comicità demenziale, di cui questo romanzo è un capolavoro d’inventiva, tra pagine caustiche degne di Swift (le ricette per cucinare gli indiani) e trovate geniali (come l’improbabile lettera di Dario Sozzi, da Como, figlio di Hitler). Si astengano gli spiriti eticamente sensibili al riutilizzo ironico di stereotipi o allergici alla scorrettezza insita in ogni satira che si rispetti.   

GIUDIZIO: ****

LECTIO BREVISSIMA

Italo Svevo – UNA BURLA RIUSCITA (1926)

Trieste, 1918. Mario Samigli è uno scrittore fallito che, tra il lavoro in banca e il fratello Giulio, malato di gotta, sfoga le sue aspirazioni letterarie scrivendo brevi favole. Un suo conoscente gli fa credere, per scherzo, che un importante editore austriaco è intenzionato a pubblicare un suo vecchio romanzo. La burla riesce, purtroppo per Mario. Summa dell’arte sveviana, è uno degli ultimi racconti scritti da un autore che, proprio nei pochi anni precedenti alla sua morte, ottenne la consacrazione che gli era stata negata per lunghi anni. Si sente, specie nel finale, tutta l’ironia di cui è capace la vita, nel contrasto tra le aspirazioni ideali e le necessità materiali. Nella malattia fisica del fratello Giulio si specchia il vizio psicologico di Mario.