LECTIO BREVIS / 36

Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati

A cura di Roberto Mandile

PUNTATA 36
VIZI CAPITALI… E LETTERARI – parte prima


UN CLASSICO: “La Divina Commedia” di Dante Alighieri
UN GIALLO: “Poirot non sbaglia” di Agatha Christie
DALLO SCAFFALE: “David Golder” di Irène Némirovsky
LECTIO BREVISSIMA: “Epigramma IX 97” di Marziale

UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)

Dante Alighieri – LA DIVINA COMMEDIA (ediz. orig. 1321)

Di cosa parla: E, avendo molto davanti premeditato quello che fare dovesse, nel suo trentacinquesimo anno si cominciò a dare al mandare ad effetto ciò che davanti premeditato avea, cioè a volere secondo i meriti e mordere e premiare, secondo la sua diversità, la vita degli uomini. La quale, perciò che conobbe essere di tre maniere, cioè viziosa, o da’ vizii partentesi e andante alla vertù, o virtuosa, quella in tre libri, dal mordere la viziosa cominciando e finendo nel premiare la virtuosa, mirabilmente distinse in un volume, il quale tutto intitolò Comedia. [Giovanni Boccaccio, Trattatello in laude di Dante]
Commento: Il 25 marzo 2021 sarà il Dantedì: il giorno è quello dell’inizio del viaggio ultraterreno del poeta (era il 1300), l’anno è il settecentesimo dalla morte del padre della lingua italiana. Si può sperare che se ne approfitti per rileggere la “Divina Commedia”: si troverà, certamente, qualcosa che ci era sfuggito. Come, ad esempio, il fatto che dei sette vizi capitali all’Inferno se ne trovano solo alcuni (il criterio di classificazione morale dei peccati segue Aristotele più che la dottrina cristiana), mentre diventano la struttura portante del Purgatorio (una cornice per vizio, dal più grave, la superbia, al più lieve, la lussuria; ed è appunto per evitare di peccare che evitiamo ogni giudizio sintetico sul Sommo Poeta).

UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)

Agatha Christie – POIROT NON SBAGLIA (ediz. orig. 1940)

Di cosa parla: Anche Hercule Poirot va dal dentista. Ma solo a lui può capitare che, poche ore dopo la sua periodica visita di controllo, il dentista, il dottor Morley, venga trovato morto nel proprio studio. Suicidio, pare, anche se non sono affatto chiare le ragioni del gesto. La spiegazione sembra arrivare quando si viene a sapere della morte di un altro suo paziente, il misterioso signor Amberiotis. La causa? Proprio un errore del dottor Morley, che lo aveva visitato nel corso della stessa giornata. Tutto chiaro, dunque. Ma non per Poirot, che è sicuro che le cose non siano così semplici…

Commento: 33 romanzi e cinque antologie di racconti. E mai un errore. Neanche Sherlock Holmes, che pure aveva una più che discreta considerazione di sé, era arrivato a tanto (non foss’altro che, almeno una volta, il dottor Moriarty era riuscito a liberarsene: poi Conan Doyle dovette risuscitarlo per le proteste dei lettori). Poirot è il prototipo della superbia nella letteratura gialla che pure di detective e investigatori convinti dei propri mezzi abbonda (da Philo Vance a Nero Wolfe il catalogo è ben fornito). E non c’è dubbio che sia proprio la tronfia fiducia nelle sue “celluline grigie” a renderlo simpatico a generazioni di lettori, nonostante l’autrice confessasse di non sopportarlo.  

GIUDIZIO: ***

DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)

Irène Némirovsky – DAVID GOLDER (ediz. orig. 1929)

Di cosa parla: L’ebreo David Golder ha pensato solo agli affari per tutta la sua vita e, in modo spregiudicato, com’è sua abitudine, tratta anche il socio Marcus quando scopre che ha tentato di imbrogliarlo. Liquidato e ridotto in rovina, quest’ultimo si suicida; Golder non sembra particolarmente scosso, finché non viene colpito da un attacco di cuore che gli fa sperimentare la paura di morire. Intanto i rapporti con la moglie e la figlia, avide e dipendenti da lui, si fanno sempre più tesi…

Commento: Romanzo lucido e durissimo nella rappresentazione di uno dei sentimenti più difficili da trattare: l’odio. La cattiveria, la falsità e soprattutto l’avarizia e la brama di denaro che caratterizzano il protagonista, artefice e vittima al contempo della sua indole e dei suoi comportamenti, sono raffigurate senza compromessi. Le accuse di antisemitismo che vennero mosse all’autrice per la raffigurazione stereotipata degli Ebrei (e del protagonista, in particolare) suonano amarissime pensando che, di lì a qualche anno, Irène Némirovsky avrebbe finito i suoi giorni, vittima di un’epidemia di tifo, ad Auschwitz, dove trascorse l’ultimo mese della sua vita.

GIUDIZIO: ***

LECTIO BREVISSIMA

Marziale – EPIGRAMMA IX 97 (94 d.C.) – traduzione di Simone Beta

Crepa d’invidia un tale, o mio carissimo Giulio,
perché Roma mi legge – crepa d’invidia.
Crepa d’invidia perché tutta la gente, sempre,
mi mostra a dito – crepa d’invidia.
Crepa d’invidia perché da tutti e due gli imperatori
mi fu concesso il diritto dei tre figli – crepa d’invidia.
Crepa d’invidia perché ho un bel podere in campagna
e una piccola casa in città – crepa d’invidia.
Crepa d’invidia perché sto simpatico agli amici,
che m’invitano spesso a casa loro – crepa d’invidia.
Crepa di invidia perché la gente mi vuol bene e mi apprezza:
crepi chi crepa d’invidia.

Marziale
Marziale