VENERE PRIVATA – Giorgio Scerbanenco

# 151 – Giorgio Scerbanenco – VENERE PRIVATA (Garzanti, 2019, ediz. orig. 1966, pagg. 246)

La morte per dissanguamento, a Metanopoli, desolata periferia milanese, della poco più che ventenne Alberta Radelli, di professione commessa, viene inizialmente archiviato come suicidio; ma il medico Duca Lamberti, radiato dall’albo per aver praticato un’eutanasia su un’anziana paziente terminale, arriva per vie traverse a scoprire che dietro quella misteriosa morte si cela forse un violento giro di sfruttamento della prostituzione e pornografia, gestito da loschi individui che sfruttano ragazze perbene. E con la collaborazione di un giovanotto caduto nella dipendenza dall’alcool che lo stesso Lamberti è stato incaricato di redimere e di Livia Ussaro, neo-laureata in storia e filosofia e coraggiosa “esca” per gli sfruttatori, il medico radiato si improvviserà detective e affronterà l’indagine con un piglio e una voglia di giustizia che la Polizia non sempre è in grado di esprimere.

Con “Venere privata” concludo il percorso, a ritroso, nella serie di romanzi (appena quattro) che Scerbanenco ha potuto dedicare alla straordinaria figura di Duca Lamberti, medico-poliziotto animato da un innato e granitico senso della giustizia. Solo quattro libri per uno dei personaggi più belli e originali del poliziesco italiano, un personaggio davanti al quale impallidiscono praticamente tutti i vari commissari e ispettori o ispettrici della narrativa gialla italiana.

Ho voluto rileggere, nel corso dei mesi, e recensire tutti e quattro questi romanzi, a partire dall’ultimo, “I milanesi ammazzano al sabato”, per finire col primo, “Venere privata”, appunto, nel quale la figura di Duca Lamberti entra in scena e viene presentata. E allora parliamo un po’ di questo libro, parliamo un po’ di Scerbanenco, il più grande autore noir italiano di sempre, il cantore della Milano anni ’60, l’anticipatore della Milano successiva, l’indagatore di una società attraversata dal crimine come un cavo elettrico che corre nel tessuto stesso, molle e marcescente, delle grandi città. La penna di Scerbanenco ha saputo raccontare la crescita di Milano fino a diventare una grande città, una metropoli, reticolo di interessi e di criminalità, crogiolo di nefandezze e abiezioni.

In “Venere privata” al centro della trama, costruita sul convergere di due diversi punti d’attacco – il ritrovamento di un cadavere a Metanopoli e la disintossicazione dall’alcool del giovane Davide Auseri, figlio di un ricco ingegnere brianzolo – è un bieco giro di prostituzione le cui origini, però, Scerbanenco sa raccontare con trattenuto pudore, e con incredibile, disarmante realismo. Perché una brava ragazza che ha un solido posto di lavoro deve essere attratta dalla prostituzione? Su quali debolezze umane, troppo umane i criminali e gli approfittatori, lasciati volutamente senza nome dall’Autore, puri simboli di un marciume umano che di libro in libro, di indagine in indagine, Duca Lamberti si sarebbe incaricato di smascherare e punire, su quali debolezze, dicevo, possono instaurare il loro volgare commercio?

Perché è questo il principale punto di merito di “Venere privata”: non è solo un noir sulla prostituzione, è anche uno scavo nella società degli anni ’60, nella Milano del boom economico, nell’anima di alcune persone – non ultima la coraggiosa Livia Ussaro, paladina dell’eutanasia in anticipo sui tempi, ragazza “impegnata” che non esita a mettersi in gioco per aiutare Duca a smascherare i colpevoli della morte di Alberta. Scerbanenco è, a tratti, un narratore un po’ legnoso, si sa; la sua scrittura, spezzata e un po’ acre, dura e sgradevole, non è per tutti i gusti, e certo richiede un minimo di adattamento ai tempi e all’ambiente (basti vedere come vengono trattati gli omosessuali: Scerbanenco non si fa nessuno scrupolo a parlare di “invertiti” contrapponendoli ai “normali”, puro lascito di un’Italia che, sull’argomento, aveva ancora una lunga strada da percorrere).

Ma è una scrittura poderosa, che non fa sconti, che sa raccontare un mondo con poche frasi e che scolpisce – a partire proprio da questo libro – un personaggio titanico, Duca Lamberti, vessillifero dell’eutanasia, a dimostrazione di quanto siano fasulli e senza fondamento gli strali di chi vede in Giorgio Scerbanenco un volgare reazionario. Fin troppo in anticipo sui tempi, anzi, lo scrittore nato a Kiev ma cresciuto tra Roma e Milano è uno degli Autori più interessanti di tutta la narrativa italiana della seconda metà del XX secolo, e “Venere privata”, pur non essendo – per ambizioni e per completezza – il migliore dei suoi libri, è però un gran noir di ambientazione urbana, e una lettura che – a tanti anni di distanza – non lascia comunque indifferenti.                  

(Recensione scritta ascoltando gli Other Lives, “For 12”)

PREGI:
narrativamente molto ben costruito, è un libro asciutto e diretto, che tratteggia problematiche complesse con chiarezza e rigore, e che solleva, con apparente facilità, poderose questioni morali legate alla prostituzione, all’eutanasia, alla parità dei sessi. In più, Duca Lamberti è un personaggio epocale, ma è ben compensato dalla vivace Livia Ussaro, che tornerà negli altri libri della serie

DIFETTI:
la detection, nel complesso, è meno movimentata e interessante di altre firmate da Scerbanenco, e mancano, forse, tanto un pizzico d’azione quanto una migliore e più approfondita caratterizzazione dei “cattivi”, che qui vengono dipinti di grigio su uno sfondo grigio 

CITAZIONE:
“Non era facile spiegarle che cosa cercavano e non glielo spiegò, esattamente non lo sapeva neppure lui che cosa cercasse, forse la verità, se non gli fosse venuto troppo da ridere all’idea della verità. Che cos’è la verità? Esiste?” (pag. 105)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO