Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati
A cura di Roberto Mandile
PUNTATA 37
VIZI CAPITALI… E LETTERARI – parte seconda
UN CLASSICO: “Oblomov” di Ivan A. Gončarov
UN GIALLO: “Una domenica di rabbia” di Richard Matheson
DALLO SCAFFALE: “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli
LECTIO BREVISSIMA: “Le golose” di Guido Gozzano
UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)
Ivan A. Gončarov – OBLOMOV (ediz. orig. 1859)
Di cosa parla: Il’ja Il’ič Oblomov è un proprietario terriero. Passa le giornate a Pietroburgo, lontano dalla sua tenuta di cui gode la rendita, che peraltro gli arriva decurtata per effetto degli imbrogli perpetrati ai suoi danni dai suoi contadini e amministratori. Accudito per tutte le più piccole faccende quotidiane dal suo servo Zachar, Oblomov vive nella più totale apatia, indifferente a tutto, indolente e trascurato. A scuoterlo dal suo torpore, ci prova l’amico Andréj Ivanovič Stolz, che gli fa conoscere Ol’ga, bella e sensibile. I due s’innamorano ma l’oblomovismo è duro da contrastare…
Commento: Romanzo noto soprattutto per aver dato origine a un tipo umano destinato a enorme fortuna, modello stesso dell’accidia, dell’infingardaggine, dell’abulia, è un capolavoro di arte narrativa sotto ogni punto di vista. E se Oblomov è, per molti versi, il paradigma della stessa società russa di metà Ottocento, con il suo immobilismo e il suo sottobosco di parassiti e opportunisti, la sua irrisolutezza e la sua inettitudine anticipano la crisi dell’io che caratterizzerà tanti personaggi della letteratura a venire.
GIUDIZIO: ****
UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)
Richard Matheson – UNA DOMENICA DI RABBIA (ediz. orig. 1953)
Di cosa parla: È l’una di notte quando Vince, un passato ormai remoto da pianista di talento, fugge dal manicomio criminale dove è ricoverato da anni. Lungo la sua strada non si fa scrupoli a eliminare tutti gli ostacoli che incontra; il suo obiettivo è chiaro: raggiungere Ruth, la donna che anni prima ha respinto il suo amore per sposare Bob, che Vince ha deciso di ammazzare. Ma per sapere dove vivono ormai Ruth e Bob, ci sarà bisogno della forzata collaborazione di due loro amici…
Commento: L’ira criminale paga sempre, in termini narrativi. Sapientemente fondato sull’unità di tempo (tutta la storia si svolge in una notte e i singoli capitoli scandiscono il trascorrere delle ore) e ambientato in gran parte in un appartamento, è un thriller claustrofobico su un tema, la fuga di un pazzo maniaco, di grande successo anche e soprattutto al cinema. Non fa sconti ma è, in fondo, meno angoscioso di altre opere di Matheson.
GIUDIZIO: **½
DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)
Pier Vittorio Tondelli – ALTRI LIBERTINI (ediz. orig. 1980)
Di cosa parla: Emilia, seconda metà degli anni Settanta. La vita ai margini di Giusy, Bibo e altri drogati nella stazione di Postoristoro; l’amicizia tra le Splash, quattro ragazze, una delle quali, Benny, è in realtà un travestito; i quattro anni della vita di un giovane gay, tra amore, sesso e spostamenti in diverse città europee; e ancora la lotta per un bel fotografo col quale un gruppo di amici e amiche vorrebbe finire a letto o il progetto di fuga, da Correggio verso il mare del Nord, destinato a fermarsi sull’Autobrennero…
Commento: Strutturato in sei episodi, che formano come un romanzo di racconti, l’opera d’esordio dello scrittore emiliano – omosessuale cattolico morto di AIDS a 36 anni – fu censurata all’uscita per i temi e il linguaggio blasfemo. Libertino va inteso nel senso più ampio di anticonformista, anche se è innegabile che la lussuria occupi un posto di rilievo nelle varie storie. Utile a capire lo sviluppo di molta letteratura a venire, resta un libro trascinante e spiazzante, intriso di un vitalismo a tratti disperato e venato di disillusione.
GIUDIZIO: **½
LECTIO BREVISSIMA
Guido Gozzano – LE GOLOSE (1907)

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta.
Quanto ritornano bambine!
Perché nïun le veda
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.
C’è quella che s’informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.
L’una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.
Un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!
Un’altra, con bell’arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!
L’una, senz’abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio.
Fra questi aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,
di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!
Perché non m’è concesso –
o legge inopportuna! –
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana