Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati
A cura di Roberto Mandile
PUNTATA 73
SPIARE O ESSERE SPIATI?
UN CLASSICO: “La spia che venne dal freddo” di John le Carré
UN GIALLO: “La maschera di Dimitrios” di Eric Ambler
DALLO SCAFFALE: “Un agente dall’aldilà” di George O’Toole
LECTIO BREVISSIMA: “L’ultimo saluto. Un epilogo” di Arthur Conan Doyle
UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)
John le Carré – LA SPIA CHE VENNE DAL FREDDO (ediz. orig. 1963)
Di cosa parla: Quando un altro dei suoi informatori viene ucciso mentre sta per passare il muro tra Berlino Est e Berlino Ovest, l’agente britannico Alec Leamas, sfiduciato, lascia la Repubblica Democratica Tedesca per tornare a Londra. Qui riceve dal suo capo la proposta di partecipare a un’ultima, delicata operazione: infiltrarsi nella Stasi per poter avvicinare Mundt, l’alto funzionario della Germania comunista responsabile delle morti degli agenti. Secondo il piano, Leamas dovrà farsi innanzitutto licenziare. Da disoccupato, incontrerà Liz Gold, una ragazza iscritta al Partito Comunista britannico…
Commento: Terzo romanzo dello scrittore inglese che, scomparso di recente, lavorò per qualche anno presso l’MI6, l’agenzia di spionaggio britannica, è anche il primo che possa dirsi una spy-story in piena regola, nonché quello che regalò all’autore una fama destinata a durare per lunghi decenni. Come molte spie di le Carré, Leamas, disilluso al limite del nichilista, ha la tipica caratterizzazione dell’antieroe e la vicenda è un racconto nero, amaro e persino spietato nella conclusione. Nulla a che vedere con le mirabolanti avventure di James Bond, prototipo di tutti gli agenti al servizio di Sua Maestà, e dei suoi nemici, appartenenti, a ben vedere, alla categoria delle simpatiche canaglie.
GIUDIZIO: ***½
UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)
Eric Ambler – LA MASCHERA DI DIMITRIOS (ediz. orig. 1939)
Di cosa parla: Istanbul, anni Trenta. Lo scrittore inglese di gialli Charles Latimer viene avvicinato, durante un ricevimento, da un funzionario dei servizi segreti turchi che, scrittore dilettante, gli consegna la trama per un romanzo con la speranza che Latimer ne ricavi un libro. Nel corso della conversazione, giunge la notizia del ritrovamento del cadavere di un uomo: si tratterebbe di Dimitrios Makropoulos, misterioso e sfuggente criminale, coinvolto negli ultimi dieci anni in una serie di delitti, traffici oscuri, attentati. Latimer resta colpito al punto da decidere di interessarsi alla vicenda: per scoprire la verità su Dimitrios viaggerà per l’Europa, ignaro dei pericoli che lo aspettano…
Commento: Terzo romanzo dello scrittore britannico, tra i più celebri e giustamente celebrati, è una spy story non convenzionale, non solo perché l’indagine viene condotta da un uomo qualunque e non da un agente di professione, ma anche perché, come dice l’autore stesso nel libro, è incentrato sulla storia di una persona che “candidamente convinta di essere padrona del proprio destino, è in realtà il trastullo di circostanze al di là del suo controllo”. Percorso da una sottile vena di humour, ha i suoi punti di forza nel sapiente ricorso alla suspense (specie nella scena finale) e nella finezza della scrittura. L’analisi geopolitica dell’Europa balcanica degli anni Venti e Trenta vale un saggio di storia.
GIUDIZIO: ***½
DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)
George O’Toole – UN AGENTE DALL’ALDILÀ (ediz. orig. 1973)
Di cosa parla: 1968. John Sorel, regista americano, è appena tornato da Praga, dove ha girato un documentario sui cambiamenti che stanno attraversando la Cecoslovacchia. Alla dogana, però, la pellicola gli è stata sequestrata per imprecisati motivi burocratici. L’uomo viene contattato da Robert Cowles, un funzionario della CIA che gli propone, in cambio della restituzione del film, un piccolo incarico: Sorel dovrà tornare a Praga per contattare un regista ceco, dotato, a quanto si dice, di poteri medianici. C’è da spiegare, infatti, il mistero dell’apparizione dello spirito di una spia russa…
Commento: Curioso esempio di contaminazione tra fantascienza e spy story, il romanzo si regge sull’equilibrio tra il mistero di fondo (qual è il vero scopo della missione che viene affidata al protagonista?) e gli interrogativi paranormali che si affacciano nel corso della storia. Non manca neanche una (accennata) storia d’amore. La trama scorre, pur senza sussulti; i personaggi funzionano, pur senza essere memorabili.
GIUDIZIO: **
LECTIO BREVISSIMA
Arthur Conan Doyle – L’ULTIMO SALUTO. UN EPILOGO (1917)
2 agosto 1914. L’Inghilterra è sul punto di dichiarare guerra alla Germania. Von Bork è una spia tedesca di stanza sul suolo britannico: in possesso di una quantità notevole di documenti segreti inglesi, è pronto a consegnare tutto al suo Paese. Non prima però di aver ricevuto quella sera, da uno dei suoi informatori, le ultime preziosissime carte. Ma non ha fatto i conti con il più astuto degli investigatori inglesi. L’ultimo dei racconti porta il titolo di quella che doveva essere l’ultima raccolta di Sherlock Holmes (poi, causa insistenze dei lettori, divenne la penultima; d’altronde, già anni prima Conan Doyle aveva dovuto far ritornare in vita il suo eroe, dopo averlo fatto morire nel racconto L’ultima avventura). È anche l’unico racconto in cui la storia non è riferita dal dottor Watson, ma è narrata in terza persona. Non è, invece, l’unico caso in cui Sherlock Holmes si trova alle prese con vicende di spionaggio anziché con crimini comuni (nella stessa raccolta, c’è L’avventura dei progetti Bruce-Partington). A dimostrazione che nella patria del giallo a enigma, il padre del poliziesco e il principe degli investigatori propendono più per l’azione che per la mera attività cerebrale (anche se le doti deduttive di Sherlock Holmes sono proverbiali). Per la cronaca, due anni prima, nel 1915, un altro scrittore scozzese, come Conan Doyle, aveva scritto il più notevole romanzo di spionaggio ambientato giusto alla vigilia della Prima guerra mondiale: l’autore si chiama John Buchan, il libro I trentanove scalini (ne fece un film, da par suo, Hitchcock nel 1935).

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana