L’ELENCO TELEFONICO DI ATLANTIDE – Tullio Avoledo

# 9Tullio Avoledo – L’ELENCO TELEFONICO DI ATLANTIDE (Einaudi, 2003, pag. 500)

Può la fusione di due istituti bancari mescolarsi al complesso piano di un gruppo di esoteristi per recuperare l’Arca perduta, al fine di riportare in auge gli dei dell’antico Egitto? Evidentemente sì, visto che il responsabile dell’ufficio legale di una delle due banche, il travet Giulio Rovedo, si trova coinvolto in un intreccio che, dai tetri scantinati di uno spettrale condominio che cela segreti su segreti, si dipana poi tra riunioni d’affari, sedute esoteriche, universi paralleli, criminali nazisti e demoni egizi. Va bene, raccontata in questo modo, la trama del romanzo d’esordio di Tullio Avoledo può sembrare delirante, ma non temete: è effettivamente delirante! L’autore punta infatti, soprattutto, sulla commistione di elementi diversi e apparentemente antitetici per costruire quello che da più parti è stato definito, con poca originalità, “un thriller mozzafiato”, e che invece per me è un gioco citazionista e, a tratti, piuttosto arguto, sospeso tra verosimile e inverosimile, tra realismo e surrealismo, tra fisica e metafisica, tra serio e faceto. Se l’intenzione era quella di costruire un libro eclettico, che sfuggisse un po’ agli schemi dei “soliti” libri italiani, non si può che fare i complimenti ad Avoledo, perché in effetti il suo è uno degli esordi più bizzarri e originali che io ricordi; a patto, però, che il tutto non venga preso (e non si prenda!) troppo sul serio.

Fortunatamente, il rischio pare scongiurato, e a voler rimarcare il suo atteggiamento essenzialmente parodistico e sogghignante, Avoledo apre diversi capitoli con citazioni buffe, parodie di film o di titoli letterari. Quasi a dire, appunto, che il suo è un gioco, che il condominio Nobile è una bella invenzione narrativa senza alcuna pretesa di realismo, che in fondo la fusione tra due banche può essere mostruosa come un piano architettato per riportare al potere antiche e feroci divinità… Gli dei di oggi (banchieri e finanzieri) a confronto con gli dei di ieri, e nel mezzo una sorta di Fantozzi appena più smaliziato, un impiegato come tanti, un “wrong man” di hitchcockiana memoria coinvolto, suo malgrado, in un intrigo gigantesco. Impossibile negare che il libro di Avoledo abbia degli elementi intriganti, se non altro la bizzarria estrema della trama, l’irrompere dell’irrazionale nella tranquilla quotidianità di provincia, il coraggio di misurarsi col mito (e con la mitopoiesi!). Però è altrettanto vero che il racconto si trascina fin troppo (500 pagine per un seppur elaborato giochino intellettual-culturale sono un po’ troppe!), che i punti di stanca non mancano, e che la miglior freccia all’arco dell’autore, la bizzarria, è anche quella che può ritorcerglisi contro in ogni momento, perché “L’elenco telefonico di Atlantide” (a proposito: bellissimo il titolo!) è un piano inclinato maledettamente scivoloso, avventurandosi sul quale si rischia ad ogni pagina di cascare dalle alte ambizioni alle minime soddisfazioni.

E nell’architettare trame gialle venate di esoterismo Fruttero & Lucentini erano – ahimè – di tutt’altra pasta. Cosa rimane, dunque? Un buon esordio o uno di quei misteriosi “casi letterari” che non si sa da dove nascano? Direi piuttosto un libro indecidibile, un vero e proprio “pot-pourri” di elementi i più diversi e dissonanti che, alla fine, in qualche maniera riescono a fondersi, e lasciano l’impressione di una lettura a suo modo unica. Piccola nota finale, extra critica: dell’autore, in quarta di copertina, Einaudi si sente in dovere di specificare: “Vive e lavora a Pordenone nell’ufficio legale di una banca.” Che il protagonista fosse un alter ego dell’autore si capiva benissimo anche senza questa precisazione. Non sarà che, alla fine, tutto è meglio piuttosto che definirsi, semplicemente, “scrittori”?  

(Recensione scritta ascoltando Blue Foundation, “Watch You Sleeping”)

PREGI:
dialoghi brillanti e un’originalità di fondo che non si trovano in ampia parte della letteratura italiana contemporanea, e ancor meno nei libri d’esordio!

DIFETTI:
trama aggrovigliata quant’altre mai, accostamenti che, se non fanno strabuzzare gli occhi per la meraviglia, finiscono per far scappare una risata, e eccessiva lunghezza

CITAZIONE:
“Spero non vorrai scriverci un trattato morale, su un paio di scopate. Sono cose che succedono da che mondo è mondo. Forse saperlo ti sconvolgerà, ma non sei il primo che tradisce sua moglie con una collega.” (pag. 204)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il “sistema Mereghetti”, che va da 0 a 4 “stelline”: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
0
1/2
*
*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi “classici” di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO