MILLENNIUM PEOPLE – James G. Ballard

# 189 – James G. Ballard – MILLENNIUM PEOPLE (Feltrinelli, 2004, pagg. 259)

L’esplosione di una bomba all’aeroporto Heathrow conta tra le vittime anche Laura, l’ex-moglie dello psicologo David Markham che, volendo scoprire gli autori e le motivazioni dell’attentato, si mette a indagare per conto suo, scoprendo che la matrice del gesto non è da ricercare nel terrorismo “classico”, di stampo politico o religioso, bensì nella placida middle class britannica, e in particolare nel quartiere residenziale londinese di Chelsea Marina. Qui, il carismatico Robert Gould sembra essersi messo in testa di guidare i ricchi borghesi in una folle crociata contro il consumismo, la responsabilità civica e il benessere, visti come elementi che anestetizzano l’essere umano, anziché esaltarlo. Dapprima scettico, lo stesso Markham finirà per trovarsi coinvolto in un movimento di liberazione che forse, dopotutto, non ha nulla di “folle”, o che – per meglio dire – manda bagliori di una follia “positiva” per quanto non giustificabile.

Terzo capitolo (dopo “Cocaine Nights” e “Super-Cannes”) della tetralogia dedicata da Ballard al controverso tema della “violenza salvifica”, del crimine che strappa gli individui alla loro falsa sicurezza da occidentali dotati di tutti i comfort, e punta a reimmergerli in un modo più “vero” e sincero di vivere la condizione umana, “Millennium People” è però, purtroppo, un deciso passo indietro rispetto ai libri precedenti, un po’ perché in fondo non fa che ripetere, cambiando ancora una volta ambientazione, i concetti già perfettamente esposti in “Cocaine Nights” e “Super-Cannes”, e un po’ perché – per una volta – la scrittura di Ballard appare meno incisiva, meno abissale.

Vuoi perché questa volta il grande scrittore rientra in Patria, e si cimenta con un’ambientazione (Londra) più scontata rispetto alle precedenti (rispettivamente la Costa del Sol spagnola e la Costa Azzurra francese), vuoi perché lo scenario immaginato (rivoluzione della middle class inglese a partire da un quartiere di ville, piscine e campi da tennis privati) è meno plausibile, fatto sta che “Millennium People” è un libro che non “sfonda”, che non riesce – come i precedenti – a superare del tutto le barriere dell’incredulità del lettore. Nulla da dire, ovviamente, sulla qualità intrinseca della scrittura, sempre notevole. Ma stavolta è come se mancasse qualcosa, uno spunto, un’idea decisiva, una formulazione folgorante, e i personaggi – per giunta – sono oggettivamente piuttosto piatti, poco caratterizzati, a partire dal rivoluzionario Gould, che non s’imprime nella memoria e resta anzi una sorta di pura funzione del racconto, un personaggio che deve esserci per mandare avanti la storia, che non sembra avere nessuna vera giustificazione per esistere e per agire come agisce, come se fosse – giustappunto – la copia di altri e più riusciti personaggi, che avevano già veicolato tutte le tensioni e le istanze che Ballard vorrebbe attribuire adesso a Gould.

Se non facesse parte di una serie molto compatta di romanzi, una tetralogia appunto, “Millennium People” sarebbe un libro accettabile, magari non brillantissimo ma indubbiamente non sgradevole da leggere (direi che nulla di Ballard è sgradevole da leggere!). Purtroppo, però, appartenendo a una serie, il confronto con gli altri romanzi non è solo consigliabile, ma è addirittura doveroso, e non sarei un recensore onesto se non mi prendessi la responsabilità di bocciare questo terzo capitolo come il più deludente, quello che, partito con la promessa di rivisitare nientemeno che un libro come “Il condominio”, spostando la prospettiva dai residenti di un building di lusso agli abitanti di un quartiere altoborghese di Londra, finisce in realtà per non aggiungere nulla a quanto già scritto (meglio) altrove, lasciando un retrogusto di occasione perduta e di scarsa incisività, a discapito di ambizioni smisurate (“Vedevo già tutta la città in fiamme, un falò di rendiconti bancari altrettanto purificatore del Grande incendio di Londra” – p. 202) che restano, appunto, solo in poche, visionarie previsioni.

(Recensione scritta ascoltando i Dire Straits, “Money for Nothing”)

PREGI:
solo a tratti, ma la scrittura di Ballard non manca mai di punte acuminate e grandi trovate. E l’impianto narrativo, pur non rinnovando quanto già fatto nei libri precedenti, è indubbiamente efficace

DIFETTI:
trattenuto nella penna più che steso sulla carta, è un libro che non riesce mai a decollare e a brillare di luce propria, e che esce piuttosto malconcio dal confronto con i suoi predecessori, più brillanti sia in termini di ambientazione che di personaggi            

CITAZIONE:
“Guarda il mondo intorno a te, David. Cosa vedi? Un interminabile parco a tema, dove tutto è stato trasformato in intrattenimento. Scienza, politica, educazione sono altrettante giostre di una fiera. Per quanto triste, la gente compra i biglietti e sale a bordo.” (pag. 60)

GIUDIZIO SINTETICO:

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO