OPEN – Andre Agassi

# 404 – Andre Agassi – OPEN (Einaudi, 2015, ediz. orig. 2009, pagg. 498)

US Open, 2006: Andre Agassi, impegnato contro Marcos Baghdatis in quella che potrebbe essere l’ultima partita della sua carriera (ha già annunciato il ritiro al termine del torneo), ci svela la complessa routine con la quale è solito avvicinarsi a un match importante e inizia a ricordare e a raccontare la sua vita, dalle origini, quando suo padre lo allenava per ore e ore costringendolo a colpire palline sparate da un macchinario di sua invenzione, fino all’iscrizione alla celebre Bollettieri Academy, in Florida, vera e propria fabbrica di tennisti di talento. Figlio di un ex-pugile iraniano fissato col tennis e incapace di controllare la rabbia e di una donna americana appassionata di puzzle, Andre Agassi diventa uno dei più forti tennisti americani della sua generazione pur odiando il tennis dal profondo del cuore. Generalmente considerato, da giovane, talentuoso ma svagato, distratto da moda, automobili e belle donne (celebre il suo matrimonio con Brooke Shields, finito dopo appena un paio d’anni), Agassi rinasce grazie all’incontro con la collega tennista Steffi Graf, campionessa assoluta di questo straordinario sport. La “seconda giovinezza” di Andre, dalla fine degli anni ’90 al 2006, lo vede vincitore di diversi tornei, tra cui il difficilissimo Roland Garros del 1999, al termine di una drammatica partita contro l’ucraino Andrij Medvedev. Ma soprattutto, l’inquieto Agassi si sposa per la seconda volta e diventa padre, trovando un mirabile equilibrio tra un carattere generoso ma dispersivo e un talento tanto cristallino quanto ribelle. E alla fine, gli sarà facile smettere con l’odiato tennis, o quello di dire addio allo sport che gli ha dato fama e ricchezza sarà comunque un momento difficile?

Agassi non è uno scrittore. Questo è chiaro. Egli stesso, alla fine del libro, sente di dover rivolgere un ringraziamento a chi lo ha aiutato e supportato nella stesura di questa sua autobiografia che, se non brilla in modo particolare per stile e caratura letteraria, certo ha la caratteristica di essere sincera e diretta, più immediata e credibile di tanti altri libri firmati da sportivi o ex-sportivi che, francamente, danno l’impressione di essere stati scritti solo per sfruttarne la notorietà.

Generalmente, infatti, mi tengo ben alla larga dai libri dei campioni dello sport, salvo rare eccezioni (Messner, giusto per fare un esempio), perché non si tratta né di saggistica né di narrativa, e oltretutto la qualità della scrittura lascia spesso a desiderare. A questo tipo di libri, il pubblico non chiede raffinatezza di stile bensì aneddoti, rivelazioni, indiscrezioni e confessioni. Niente di male, ci mancherebbe. Perché, allora, ho deciso di leggere e recensire “Open”?

Anzitutto, in ossequio alla mia antica ma mai del tutto sopita passione per il tennis, sport che ho anche praticato, in gioventù, pur senza mai entrare nell’agonismo. E poi, perché le reazioni all’opera di Agassi – firmata solo da lui, e da nessun giornalista o editor di supporto – furono, alla sua uscita, piuttosto accese, a testimonianza di una materia non banale al centro della narrazione.
Agassi, in effetti, non fa sconti, in primis a sé stesso e, se a volte si ha l’impressione che quella di assumersi la colpa di vari fallimenti e di varie disavventure sia più una posa che altro, in molti punti del racconto si intravede una sincerità di fondo che non può non far piacere, e che ha creato all’Autore anche qualche grattacapo, come quando confessa candidamente di aver fatto uso, durante la carriera agonistica, di metanfetamine, anche se mai con l’intento di alterare le sue prestazioni agonistiche.

E non sono mancate le voci di ex-colleghi e giornalisti che, scandalizzati, hanno lanciato la proposta di levargli alcuni dei titoli vinti in carriera. Anche il racconto della celebre love story con Brooke Shields, che fece invidiare Agassi da milioni di adolescenti tra cui il sottoscritto, è più immediato e sincero della media, puntando a mettere in una luce realistica quello che all’epoca fu considerato un matrimonio da favola.

Le difficoltà della vita, anche se decisamente mitigate dai tanti milioni guadagnati giocando a tennis, trasudano dalle pagine di Agassi, a volte sgraziate ma indubbiamente meditate e sofferte, e ad emergere al meglio, alla fine, non è neanche tanto la figura del protagonista-autore, bensì quella dei suoi amici di una vita, della sua “squadra”, dal preparatore atletico e secondo padre Gil Reyes all’allenatore Brad Gilbert, dall’amico d’infanzia Perry Rogers alla stessa Steffi Graf, figura salvifica del campione sul viale del tramonto, e madre dei suoi due figli.

Dedicando tanto spazio al tennis quanto alle sue iniziative benefiche e alla disamina delle sue tante lacune, anche culturali, Agassi offre ai lettori un’autobiografia che non si riduce a raccolta di aneddoti su questa o quella edizione di Wimbledon o degli Australian Open, ma che si spinge oltre e cerca di essere racconto di una vita, con i suoi affetti e i suoi malintesi, le sue separazioni e i suoi inattesi ricongiungimenti. Pur senza brillare come scrittore, Agassi ha il pregio di mettere sul piatto il proprio cuore, a tratti senza barriere e con un’immediatezza che non manca di sorprendere, e lo stile, alla fine, semplice e scarno, autoironico e concreto, non delude né il pubblico di appassionati né chi si avvicini al libro per pura curiosità, guidato solo dal ricordo di quel tennista un po’ strafottente, coi capelli lunghi, che giocava in jeans e si scopava Brooke Shields. 

(Recensione scritta ascoltando Mike Oldfield, “Talk about Your Life”, cantata da Maggie Reilly)

PREGI:
asciutto e senza fronzoli, e soprattutto senza insopportabili vezzi da scrittore, è un libro autobiografico completo e, tutto sommato, più originale della media, per essere firmato da un ex-sportivo

DIFETTI:
operazione comunque un po’ furbetta, con qualche calcolata confessione e qualche scandaletto ben collocato apposta per non passare inosservato, è un libro che porta il lettore al quinto set quando forse la partita si sarebbe anche potuta risolvere in quattro, o in tre… 

CITAZIONE:
“Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis, lo odio di una passione oscura e segreta, l’ho sempre odiato.” (pag. 5)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO