PANTALEÓN E LE VISITATRICI – Mario Vargas Llosa

# 158 – Mario Vargas Llosa – PANTALEÓN E LE VISITATRICI (Einaudi, 2001, ediz. orig. 1973, pagg. 276)

Metà degli anni ’50: il ligio e inquadrato capitano dell’Esercito peruviano Pantaleón Pantoja viene mandato a Iquitos, in Amazzonia, con l’incarico di mettere in piedi un servizio molto particolare, coperto da un fittissimo segreto: una squadra di prostitute, eufemisticamente ribattezzate “visitatrici”, che plachino i bollenti spiriti dei soldati nelle guarnigioni amazzoniche, isolate e alienanti, evitando così che i militari in libera uscita rapiscano e violentino le ragazze locali, fenomeno ormai fuori controllo che minaccia di sfociare in veri e propri scontri armati tra esercito e tribù locali. Trasferitosi con la moglie Pocha e la madre Leonor, Pantoja sulle prime non è per niente entusiasta dell’incarico, che gli preclude la frequentazione dei colleghi ufficiali e che, in compenso, lo costringe a muoversi in segreto tra bordelli e case di malaffare; ma l’enorme successo del SVGPFA (Servizio delle Visitatrici per Guarnigioni, Posti di Frontiera e Affini) finirà per cambiare gli orizzonti di vita anche del mite Pantoja, e per svelargli che forse proprio tra malfattori e puttane si trova un’umanità tanto contraddittoria quanto “vera”.

Pubblicato nel 1973 dopo diversi anni di gestazione, e diventato quasi subito un film, “Pantaleón e le visitatrici” riprende – almeno in parte – l’ambientazione amazzonica del precedente “La Casa Verde”; ma tutto quello che nella “Casa Verde” non funzionava, in “Pantaleón” funziona invece a meraviglia!

Se il romanzo del 1966, pur ambizioso e sapientemente costruito con figure di stile tipiche di Vargas Llosa come i dialoghi “multipli” e l’intreccio di diversi stili di scrittura, era però gravato da una cupezza di fondo, da una ricerca spasmodica del dramma che finiva per affogare il racconto stesso, impaludandolo in una narrazione lenta quanto le acque del Rio delle Amazzoni, in “Pantaleón e le visitatrici” l’eclettismo della scrittura di Vargas Llosa emerge in tutta la sua florida pienezza, e si traduce in un romanzo libero e libertario, vivace e divertente, per nulla imbarazzato dal suo tono “leggero”, venato da un umorismo robusto ma mai greve, e capace di dire qualcosa di non banale sull’ipocrisia della società peruviana alla fine degli anni ’50 e, più in generale, sull’importanza del sesso e sulla fascinazione per la religione, tema questo ben presente, seppur in filigrana, grazie alla sfuggente, misteriosa figura di Fratello Francisco, fondatore di una sorta di setta che pratica la crocefissione.

Insomma, “Pantaleón e le visitatrici” è un calderone ribollente di temi e di stili che, nelle mani di un altro scrittore, sarebbe potuto diventare caotico e confuso e che invece, in quelle di Vargas Llosa, acquisisce una compattezza e un’unitarietà ammirevoli. La parabola del protagonista, da ligio funzionario dell’esercito a ruffiano entusiasta, è raccontata con sensibilità e partecipazione, ma senza alcuna caduta nel melodramma – anzi, la crisi familiare di Pantaleón è affrontata con ironia, proprio a sottolineare, per sottrazione, il carattere tendenzialmente melodrammatico dei peruviani; e tutti i personaggi di contorno – dai caporioni dell’esercito che prima devono convincere Pantoja ad accettare l’incarico e poi a staccarsi dalla sua stessa, imbarazzante creatura, fino alle “visitatrici”, tra le quali brilla la figura maestosa della Brasiliana – sono descritti con tocchi rapidi ed efficaci, con cambi di stile drastici ma gustosi, che certo impongono al lettore una concentrazione superiore a quella che si dedicherebbe normalmente a un libro dal contenuto “leggero”, ma che offrono in cambio un affresco originale e a tinte vivaci, che diverte sin quasi alle lacrime e sa anche commuovere quel tanto che basta.

Scritto sostanzialmente “a strati”, usando le voci dei protagonisti in mirabili dialoghi che si accavallano e si intrecciano, alla maniera di Vargas Llosa, il linguaggio arido e burocratico dell’esercito nei rapporti che lo stesso capitano Pantoja indirizza al Comando e il tono enfaticamente giornalistico adottato dal bieco “Sinchi”, conduttore di un programma radiofonico di successo a Iquitos, nonché dai quotidiani, quando scoprono lo “scandalo” del SVGPFA, “Pantaleón e le visitatrici” è un romanzo vivace e vitalistico, un tuffo nel calore (e nell’afrore…) amazzonico, che pecca, forse, unicamente per qualche evitabile lungaggine: un peccato veniale che non vanifica certo quanto di buono l’Autore è riuscito a costruire col suo certosino modo di intrecciare voci e documenti, ingenuità e astuzie, commedia e tragedia. Come se, ancora una volta, non esistesse un “genere” in grado di raccontare la complessità del mondo.       

(Recensione scritta ascoltando i Chromatics, “Cherry”)

PREGI:
intelligente e garbato, è un libro che – a patto che lo si legga con pazienza e con la giusta disposizione d’animo – diverte dalla prima all’ultima pagina, e lascia nel lettore un senso di sazietà e compiutezza che non sempre il grande scrittore peruviano è riuscito a ottenere  

DIFETTI:
più complesso di quel che potrebbe sembrare giudicandolo esclusivamente dalla trama e dalla quarta di copertina, è un libro piuttosto impegnativo, che richiede una lettura sottile almeno quanto è sottile la scrittura, nei suoi repentini cambi di tono (e di linguaggio). Inoltre, un paio di sottotrame – tra cui quella “religiosa” legata a Fratello Francisco – sono forse tirate eccessivamente per le lunghe…  

CITAZIONE:
“Lungo i fiumi e le foreste / Senza tema del giaguaro / Per sublime amor di Patria / Noi facciamo facciamo l’amor! […] Ora in piedi, visitatrici! / Ora andiamo a lavorar: / c’è lì Dalila che aspetta / Eva brama di salpar!” (Dall’Inno delle Visitatrici, pagg. 137-138)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO