RICORDI DEL TRIANGOLO D’ORO – Alain Robbe-Grillet

# 367 – Alain Robbe-Grillet – RICORDI DEL TRIANGOLO D’ORO (Spirali Edizioni, 1987, ediz. orig. 1978, pagg. 135)

In un’immaginaria città sudamericana, la cui popolazione è reduce da una disastrosa guerra contro l’Uruguay, bande di adolescenti inselvatichiti e violenti spadroneggiano dopo aver occupato alberghi di lusso e fortificazioni militari. L’esercito, dirottato sul fronte interno, deve combattere una situazione sfuggita al controllo. Sotto il comando di un sinistro prefetto di polizia, i militari, risparmiano sistematicamente le ragazze più belle, che vengono catturate e portate in una casa di piacere all’interno della quale il dottor Morgan (una specie di Mengele della psiche) persegue esperimenti illegali sui “fantasmi femminili.” A narrare questa oscura e simbolica vicenda è un poliziotto che, prigioniero a sua volta per motivi non ben chiariti dopo essere stato carnefice, ci descrive la sua prigione, dalla cella con le pareti bianche alla temibile sala degli interrogatori. Perché è finito incarcerato? Fa parte anche lui del terribile esperimento clinico-sociale del dottor Morgan e del prefetto di polizia? Oppure è tutto un suo delirio, e l’unico (sterile) erotismo è quello che può esercitare lo scrittore sul corpo del suo stesso racconto?

Tanti anni fa, quando studiavo il cinema, ogni tanto incappavo nel nome di Alain Robbe-Grillet, vuoi in qualità di sceneggiatore, vuoi di regista. E immancabilmente vedevo quel nome esaltato all’inverosimile da una critica accademica capace solo di usare paroloni e di disquisire di estetica, senza preoccuparsi della effettiva comprensibilità dei film in oggetto.

Ora, nulla da dire circa la caratura intellettuale e artistica, sia come scrittore che come sceneggiatore e regista, di Robbe-Grillet, che indubbiamente è stato uno dei nomi più “caldi” del ‘900 francese – e penso soprattutto al “nouveau roman” e, per quanto riguarda il cinema, alle sue collaborazioni con Alain Resnais, il cui punto più alto è probabilmente “L’anno scorso a Marienbad”, film enigmatico e affascinante, datato 1961.

Sul Robbe-Grillet scrittore, però, mi sento un po’ meno indulgente, perché uno sceneggiatore, per quanto possa decidere di ammantare il suo lavoro in un involucro intellettuale e criptico, dovrà poi fatalmente confrontarsi con regista e attori, insomma, con tutta la “macchina” del cinema che, inevitabilmente, tradurrà la sceneggiatura (che è un testo tecnico, non letterario) in qualcosa di diverso, in un’opera più vasta, che si giova anche di altri aspetti espressivi, oltre alla parola. Un romanzo, invece, è fatto solo di parole, e qui non si scherza più: o scrivi per farti capire e il tuo libro arriva a destinazione oppure – ed è il caso di questo, manco a dirlo, osannato romanzo di Robbe-Grillet – scrivi per ergerti a monumento di te stesso, a scrittore “difficile” e quindi bravo, come se la bravura non stesse anche e soprattutto nella semplicità.

Non c’è dubbio che Robbe-Grillet sapesse scrivere: i suoi libri e le sue sceneggiature sono intelligenti e spesso molto sottili, non per tutti, magari, ma indubbiamente apprezzabili da un pubblico che cerchi sfide intellettuali e trattazioni non banali. A tutto, però, c’è un limite, e purtroppo questo rinomato Autore francese non è mai stato bravo, nella sua lunga carriera, ad accorgersi di quando lo travalicava – ed è accaduto spesso! “Ricordi del Triangolo d’Oro” è un romanzo-teorema freddo come il ghiaccio anche quando parla di sesso e di violenza, anzi, soprattutto in quei frangenti, è un libro che si legge senza vera partecipazione, lambiccandosi continuamente il cervello per cercare di capire che cosa l’Autore volesse dire – intendo: che cosa volesse dire veramente, perché è ovvio che una trama tanto tenue e slabbrata non possa che essere simbolica.

La dittatura sanitaria e poliziesca di questo immaginario Paese del Sudamerica (che fa rimpiangere il Maradagal di Gadda!) sarebbe anche un tema sufficientemente “forte” da reggere sulle sue spalle la struttura del racconto, se però ci fosse, un racconto! L’Autore, invece, procede di scena enigmatica in scena enigmatica, alla ricerca di personaggi credibili e snodi appassionanti. Ma la verità è che non ci si appassiona a niente, se non a brevi, folgoranti passaggi nei quali la bravura dello scrittore viene fuori in modo cristallino. Troppo poco per definire brillante un libro che di buono sembra avere solo l’idea di partenza, e che si perde fin da subito nei meandri di una storia che Robbe-Grillet sembra rifiutarsi di raccontare perché, suvvia, raccontare è cosa banale per un intellettuale francese del XX secolo, teorizzatore del “nouveau roman”. Meglio concentrarsi su personaggi che agiscono senza reali motivazioni, su scene di sadismo sessuale mai contestualizzate e su un’ostentata obiettività descrittiva che somiglia tanto a quella della “neue sachlickeit” senza, però, averne il profondo afflato di critica sociale.

Con buona pace di Alain Robbe-Grillet, dunque, ci tocca dire che “Ricordi del Triangolo d’Oro” si legge manifestando, a tratti, una certa ammirazione per l’intelligenza acuta dell’Autore ma che, alla fine, del libro non resta, letteralmente, niente al fin troppo paziente lettore che, desolato, non potrà che riporre il volume sullo scaffale destinato ai “grandi mah” della letteratura mondiale.      

PREGI:
con la penna, Robbe-Grillet ci sapeva indubbiamente fare, infatti il romanzo si legge con piacere, a patto che non se ne cerchi il significato profondo, precluso ai più (e forse allo stesso Autore). Oggettivamente coraggiosi certi passaggi sullo stupro e sulla condizione femminile, che oggi farebbero gridare allo scandalo, se solo qualcuno leggesse ancora Alain Robbe-Grillet… 

DIFETTI:
criptico e oscuro, venato da una sessualità disturbante e mai chiarita, è un romanzo senza vita, un libro misterioso e respingente che si porta a termine solo se si è dotati di tanta pazienza e determinazione

CITAZIONE:
«Ecco! Per questa sera basta.» Fa segno ai due poliziotti in nero: «Riconducete la signorina in camera sua. Potete violentarla se volete. Ma per ora niente di più.» (pag. 103)

GIUDIZIO SINTETICO:

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO