SOPRAVVISSUTO-THE MARTIAN – Andy Weir

# 159 – Andy Weir – SOPRAVVISSUTO – THE MARTIAN (Newton Compton, 2016, pagg. 380)

Dato per morto durante la tempesta di sabbia che costringe il resto della sua squadra di astronauti a lasciare precipitosamente la superficie di Marte, dove sarebbero dovuti restare altri due mesi, l’ingegnere e botanico Mark Watney si risveglia più solo di qualunque altro essere umano, unico abitante di un pianeta gelido e desertico sul quale anche coltivare una patata è un’impresa. Deciso a riportare a casa la pelle, Watney dovrà fare ricorso a tutte le sue nozioni scientifiche per comunicare alla NASA che è ancora vivo e, soprattutto, per restare in vita fino all’arrivo di una missione di recupero…

Romanzo già di per sé piuttosto noto nel mondo anglosassone, “The Martian” è stato reso universalmente famoso dall’adattamento cinematografico di Ridley Scott, con Matt Damon negli ironici panni di Mark Watney. Proprio l’ironia di fondo è, a mio avviso, il tratto migliore tanto del romanzo di Weir quanto della sceneggiatura del film.

Osannato dai più per la sua esattezza scientifica, il romanzo vanta indubbiamente una notevole attenzione da parte dell’Autore agli aspetti realistici della vita sul pianeta rosso, in linea del resto con la moderna fantascienza, che non si accontenta più di fantasmagorici viaggi interstellari alla “Star Trek” né, tantomeno, di mostri galattici o improbabili alieni, ma si riveste sempre più di scienza propriamente detta. Se è fantastica e del tutto inventata la cornice narrativa (ovviamente ancora nessun essere umano ha calcato i piedi sulla superficie di Marte), non lo stesso si può dire del tessuto descrittivo del libro, che si sforza con grande onestà di aderire il più possibile ai termini dell’ipotetica vita su Marte così come la ipotizzano gli scienziati. D’altronde, non è un mistero che tanto la NASA quanto alcune imprese private (la più famosa è quella di Elon Musk) stiano seriamente progettando, per i decenni a venire, le prime missioni umane su Marte, la cui utilità non è onestamente molto chiara, ma il cui fascino pionieristico è indubbio. In fondo, anche andare sulla Luna non ci è servito a granché (infatti le missioni lunari con equipaggio umano sono state sospese molto presto, non avendo senso continuare a finanziare costosissime passeggiate sul nostro arido satellite), ma è stato indubbiamente un passo epocale, tutt’oggi unico per il genere umano.

Lo stesso si può pensare dell’idea di andare a visitare, o magari a colonizzare Marte: il fascino dell’impresa spaziale è innegabile, e il fatto che essa sia oggettivamente quasi realizzabile (sono ancora da mettere a punto alcuni importanti dettagli, ma la metodica della spedizione è sostanzialmente fissata) rende il racconto più scientifico che fantascientifico, più realistico che ipotetico. Insomma, quello di Andy Weir è un libro di “fanta-eventualità”, più che di fantascienza propriamente detta, o meglio, è un libro di fantascienza “adulta”, quella che oggi va per la maggiore. In un mondo in cui – terrapiattisti a parte – le competenze scientifiche di base sono indubbiamente, in media, molto cresciute rispetto anche solo a pochi decenni fa, la fantascienza ha dovuto adeguarsi, iniziando a proporre racconti credibili, solidamente fondati, racconti ai quali si chiede tanto la capacità di far sognare il lettore, spingendolo in territori inesplorati, quanto quella di non prenderlo in giro su una quantità di dettagli sui quali la fantascienza di una volta avrebbe tranquillamente sorvolato.

Ecco, in questo senso “Sopravvissuto – The Martian” è un libro che sfugge la fantascienza “classica” per aderire a un genere nuovo, che potremmo definire, con sottile ossimoro, “fantascienza realistica”; è un libro, insomma, che si inscrive nel filone dei mockumentary, quelle opere che – siano letterarie o cinematografiche – si travestono da documentari, tenendo un po’ il piede in due scarpe, il documento scientifico da una parte (grazie a un linguaggio spesso molto tecnico) e la fiction propriamente detta dall’altra (grazie a un ritmo narrativo piuttosto incalzante e ai tanti colpi di scena, che certo non mancano nell’opera di Andy Weir). “The Martian” è, oggettivamente, un libro gradevole – a patto che si abbia voglia di lambiccarsi un po’ per capire certi concetti, dall’astronomia alla botanica alle comunicazioni in esadecimale – caratterizzato da un bel ritmo e da una voce narrante, quella dello stesso Mark Watney, pimpante e (auto)ironica, incalzante e fondamentalmente realistica. Costruito come un lungo diario dall’esilio marziano con comodi inserti narrativi in terza persona, “The Martian” è un thriller a base di rover marziani, idrazina e generatori termoelettrici di radioisotopi, ma è anche una commedia fatta di schermaglie tra scienziati e astronauti, tra ingegneri e astrofisici, tra addetti stampa e direttori di missione. Capace di non prendersi troppo sul serio, è in definitiva una lettura godibile che certo non cambia il mondo, ma può far passare qualche bella ora di sana suspense e di altrettanto sano divertimento.                 

(Recensione scritta ascoltando David Bowie, “Life on Mars?”)

PREGI:
asciutto e costruito sulla base di solide ricerche che gli conferiscono un’aura di credibile scientificità, il libro ha il suo pregio maggiore, a mio avviso, nel tono tutto sommato ironico del protagonista-narratore, che fa in modo che la vicenda non scada mai nel “dramma”, difficilmente sostenibile da una scrittura piuttosto elementare e priva di sfumature e finezze

DIFETTI:
alla lunga, il tono colloquiale e volutamente “amicale” del protagonista, che strizza continuamente l’occhio al lettore per farlo sentire partecipe della sua incredibile disavventura, diventa un po’ stucchevole e il gioco mostra la corda

CITAZIONE:
“La notte mi sono svegliato in uno Hab scosso dal vento. La tempesta di sabbia di media intensità cessò all’improvviso come era cominciata. Era solo una terza categoria con venti a 50 chilometri orari. Niente di preoccupante. Ti mette comunque un po’ a disagio sentir fischiare il vento quando sei abituato al silenzio assoluto.” (pag. 166)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO