STELLA DEL NORD – David B. John

# 391 – David B. John – STELLA DEL NORD (DeA Planeta, 2021, ediz. orig. 2018, pagg. 526)

Washington, 2010: la professoressa Jenna Williams, figlia di una donna nordcoreana e di un militare statunitense di colore, viene avvicinata dalla CIA e convinta a offrire i suoi servigi all’Agenzia, perennemente in cerca di persone che possano permetterle di comprendere il regime di Pyongyang, una delle dittature più rigide e assurde del mondo, ultimo vero baluardo di un Comunismo autarchico e assoluto, seppur basato su una vera e propria religione, il culto della personalità tributato alla famiglia Kim, che governa il Paese con pugno di ferro da più di settant’anni. Quello su cui la CIA fa leva è la scomparsa, risalente a dodici anni prima, della sorella gemella di Jenna, Soo-min: ritenuta annegata durante una gita al mare in compagnia di un ragazzo, mentre si trovava in Corea del Sud, Soo-min in realtà è stata rapita dal regime di Pyongyang, che per diversi anni ha sequestrato persone dagli Stati vicini per reclutarle come spie oppure per carpire loro dei segreti circa le Nazioni di provenienza. Dopo l’addestramento, Jenna si mette al lavoro in una task force che indaga sui test nucleari che il regime di Kim Jong-il sta svolgendo, apparentemente allo scopo di colpire gli Stati Uniti. Ma per Jenna, ovviamente, è l’occasione per cercare e liberare sua sorella…

Autore gallese che ha vissuto a lungo in Corea del Sud e che ha avuto l’opportunità di visitare più volte la misteriosa Corea del Nord, D.B. John è un discreto costruttore di thriller all’americana, quei libri nei quali il ritmo è tutto, anche e soprattutto a discapito dello stile. “Stella del Nord” si inscrive perfettamente in questa semplice descrizione: piuttosto efficace come thriller, caratterizzato da un buon ritmo, dalla giusta dose di colpi di scena e di false piste, e attraversato da una sana cattiveria nel raccontare un regime incomprensibile, fuori tempo massimo e soprattutto fuori da sogni logica, è un libro che si legge con facilità, di quelli che – se non fossimo nella stagione sbagliata – definirei “da ombrellone”, ma senza che questa etichetta debba suonare per forza come un’offesa. Ci sono libri che nascono come intrattenimento, e non c’è nulla di male, anzi.

In questa chiave, “Stella del Nord” è una più che discreta lettura, in cui la linearità (e anche una certa prevedibilità) della trama è riscattata in parte dalla precisione con cui viene descritta la Corea del Nord, un mondo chiuso a qualunque influsso esterno, il Paese con più embarghi al mondo, ancor oggi minaccia tangibile alla pace mondiale (se non fosse che la locuzione “pace mondiale”, con tutto quello che succede, fa un po’ ridere) e alla sicurezza degli Stati Uniti, il nemico giurato, il Paese imperialista per definizione, nell’ottica dei folli Kim. Si vede benissimo che D.B. John possiede delle competenze sulla vita interna in Corea del Nord, sulla politica di questa impenetrabile Nazione, sui terribili campi di prigionia all’interno dei quali spesso le persone nascono e vivono tutta la vita (allucinante ed efficace la scena nella quale un prigioniero che ha passato tutti i trentadue anni della sua vita nel Campo 22 viene giustiziato in un attimo, per una semplice mancanza).

Il pregio principale di questo romanzo, dunque, è la capacità del suo Autore di calarlo in un’ambientazione “estrema” senza fargli perdere (troppa) credibilità: per quanto alcune sequenze appaiano un po’ tirate per i capelli e l’evolversi della situazione segua ritmi improbabili, va detto che non mancano i tocchi di un realismo addirittura crudele (si veda, in particolare, il personaggio disperato di “Ricciolina” o il racconto della vita di strada dei kotchebi, i bambini orfani completamente abbandonati a sé stessi che campano di malaffare e metanfetamina) e che il finale, pur tra mille sospensioni dell’incredulità, funziona abbastanza bene, e tiene agganciato il lettore a una narrazione che si fa, improvvisamente, quasi contro-storica, con l’entrata in scena nientemeno che del dittatore Kim Jong-il.

Certo, i personaggi sono quel che sono, a tratti imperniati su cliché di genere (comunque non spesi male) e a tratti prigionieri di una melodrammaticità di fondo che non sempre funziona. A patto che non gli si chieda di cambiare la storia della letteratura, “Stella del Nord” non è un cattivo romanzo, e al termine della lettura si può persino dire di aver imparato qualcosa di interessante sulla blindatissima Corea del Nord e sulla sua folle ideologia, un misto di comunismo maoista delle origini e confucianesimo portato all’estremo, che ha partorito il culto della personalità nei confronti dell’imbarazzante dinastia Kim (l’attuale dittatore, Kim Jong-un, è il figlio di Kim Jong-il e il nipote di Kim Il-sung, il Padre fondatore della Patria).

La “dinastia Kim” al potere in Corea del Nord dal 1948

Peccato, però, per uno stile non sempre all’altezza: la similitudine, per esempio, è un’arte nella quale D.B. John, ahilui, non eccelle affatto, scegliendo troppo spesso vie contorte e sgradevoli, delle quali non si sente il bisogno, specie in un libro tutto sommato “leggero” e d’intrattenimento come questo.

(Recensione scritta ascoltando Nick Cave & Kylie Minogue, “When the Wild Roses Grow”)

PREGI:
buon senso del ritmo, indubbia competenza sull’argomento principale del racconto, la misteriosa Corea del Nord, e una trama che – al netto di qualche improbabilità – tutto sommato regge fino alla fine 

DIFETTI:
lo stile è quello che è, non si può pretendere niente di eccezionale da questo tipo di romanzi. Certo, tutte quelle similitudini basate su malattie e afflizioni fisiche l’Autore se le poteva anche risparmiare! E i personaggi, seppur non malvagi, conoscono nel corso dell’arco narrativo evoluzioni (e involuzioni…) fin troppo marcate

CITAZIONE:
“Nessuno parlava mai della realtà nascosta dietro la facciata dello Stato. Per non rischiare di pensarci era indispensabile mantenere due distinte versioni di ogni fatto, una pubblica e una intima; coltivare la capacità di sapere e al contempo non sapere.” (pag. 260)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO