# 389 – Hermann Schreiber – SULLE ORME DEI PRIMI UOMINI (SugarCo Edizioni, 1988, ediz. orig. 1980, pagg. 293)
Studioso di filosofia e storia dell’arte, l’Autore si cimenta con le prime manifestazioni artistiche e comunicative dell’Uomo: i graffiti e i dipinti delle grotte di Lascaux e Altamira. Non solo: la sua ambizione è tracciare un quadro rapido ma il più possibile completo e fededegno dell’evoluzione dell’uomo da scimmia antropomorfa a… qualcosa di più. Qual è stato il turning point? Il raggiungimento della stazione eretta? Il passaggio dalla semplice caccia e raccolta alla stanzialità dell’agricoltura e dell’allevamento? E come hanno potuto gli uomini, in un’antichità immemorabile e priva di testimonianze storiche, espandersi in tutto il mondo? Seguendo quali vie le popolazioni delle steppe eurasiatiche sono giunte nelle Americhe? E che cosa ha provocato la repentina fine degli uomini di Neanderthal, enigma preistorico celebre quant’altri mai? Sono davvero “finiti”, i neanderthaliani, oppure sono stati semplicemente assorbiti da una popolazione più forte e più aggressiva, che porta ancor oggi nel suo DNA le tracce di quell’antica specie umana?
Ogni tanto, come sa benissimo chi segue questo piccolo sito di recensioni, mi piace concedermi qualcosa di saggistico. O meglio: leggo continuamente saggi (storici, perlopiù, ma anche di altro tipo) ma ne recensisco pochi, giusto quelli che trovo, in qualche misura, attinenti alla narrativa, per aspetti stilistici o strutturali.
Questo libro di Hermann Schreiber (1920 – 2014) mi si è imposto subito all’attenzione per la capacità affabulatoria dell’Autore, storico dell’arte di professione ma anche buon narratore, ottimo divulgatore. Cimentandosi con la Preistoria, Schreiber propone un libro piacevole da leggere ma non particolarmente preciso, nel senso che non si tratta di un saggio specialistico propriamente detto (né vuole esserlo). “Sulle orme dei primi uomini” è, piuttosto, una disamina da appassionato, da curioso, non tanto da esperto; Schreiber si intende di arte, indubbiamente, ma qui la domanda è: dove inizia l’arte? Con che cosa? Con la mano aperta di Lascaux? Con le “mani in negativo” di tante altre grotte preistoriche? Con le figure di cacciatori che si affannano attorno a giganteschi cervi o mammut?
Affastellando considerazioni antropologiche, archeologiche e psicologiche, Schreiber costruisce un libro interessante ma fatalmente ondivago e incompleto, che salta da un argomento all’altro con apparentemente poca logica, e questo finisce per disorientare un po’ il lettore, soprattutto se si aspettava un classico saggio sulla Preistoria. Le rivelazioni e le riflessioni interessanti non mancano, perché non è in discussione la caratura intellettuale dell’Autore, che era uno studioso di prima grandezza; quello che manca, però, è un po’ di rigore in più, un po’ d’ordine nella trattazione, che si fa apprezzare pere l’immediatezza e la colloquialità di molte affermazioni ma che fatica a farsi ricordare e a lasciare tracce durature nella mente dei lettori, che alla fine del libro rischiano di ritrovarsi in mano nient’altro che un’infarinatura, un assaggio di “storiografia preistorica” interessante ma per nulla conclusivo.
In questo senso, il libro di Schreiber può essere visto solo come un invito a letture più nitide e corpose, più rigorose e fondate, e non perché l’Autore non sia in grado di offrire al lettore teorie valide e proposte interpretative interessanti, quanto perché lo stile della trattazione e l’organizzazione della materia lasciano in effetti un po’ a desiderare, oscillando tra una colloquialità da convegno in trattoria e una approssimazione da riflessioni tra profani.
Se l’intento era accorciare o addirittura azzerare la distanza tra “esperti” e “profani” in relazione al difficile campo di studi sulla Preistoria (ardua da indagare per la mancanza di fonti scritte), si può dire che il lavoro di Hermann Schreiber sia piuttosto efficace; se però da un saggio storico-artistico si chiede, com’è lecito, qualcosa di più, il voto a questo stesso lavoro si abbassa per forza di cose, perché il libro, sotto il profilo della compattezza e della pulizia di pensiero lascia francamente un po’ a desiderare, e se la lettura scorre benissimo per le prime cento pagine, sorretta dalla naturale curiosità di scoprire dettagli ipotetici ma interessanti sui nostri più antichi progenitori, nell’ultima parte si rallenta decisamente, il discorso si avviticchia fin troppo su sé stesso e su considerazioni già svolte, cerca capziosamente di mettere a fuoco dettagli che non potranno mai essere completamente dimostrati o sdoganati e lascia nel lettore un senso di insoddisfazione solo in parte mitigato dalla piacevolezza dello stile, più semplice e immediato rispetto a quello di qualunque altro saggio dedicato alla Preistoria
Argomento, comunque, difficilissimo sul quale scrivere, il che ci autorizza a concedere al lavoro di Schreiber una mezza stellina in più, di stima e di ringraziamento per lo sforzo compiuto.

(Recensione scritta ascoltando i Mankind, “Rising”)
PREGI:
uno stile più semplice e immediato del solito per libri di questo tipo e su questo argomento, e una capacità innegabile da parte dell’Autore (storico dell’arte di formazione) di riflettere e di far riflettere sulle manifestazioni artistiche databili agli albori dell’umanità
DIFETTI:
fatalmente un po’ datato (la prima edizione è del 1980!), confusionario nella struttura e non sufficientemente rigoroso nello stile e nella terminologia, è il saggio sulla Preistoria di un volenteroso dilettante, e non di un grande professionista come un Leroi-Gourhan o un Jared Diamond (“Armi, acciaio e malattie” è un’altra cosa!)
CITAZIONE:
“Presentiva forse, l’uomo di Neanderthal, che esistesse il soprannaturale, che una parte del suo io fosse immortale? Oggi è diventato certo ciò di cui per molto tempo si era dubitato: l’Homo neanderthalensis ha onorato alcuni suoi simili dandogli sepoltura. […] Il culto dei morti e il pensiero dell’aldilà sono quindi più antichi dell’arte, ma anche più antichi dell’Homo sapiens in Europa.” (pag. 133)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…







Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana