SUOR MONIKA – Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (attribuito)

# 150 – E.T.A. Hoffmann (attribuito) – SUOR MONIKA (L’Unità – ES, 1997, ediz. orig. 1815, pagg. 143)

A diversi anni di distanza dai fatti, suor Monika racconta alle consorelle del convento in cui si è ritirata in preghiera le vicende assai poco caste che l’hanno condotta fin lì. A partire da una coppia di genitori piuttosto libertina, passando per le esperienze (con uomini e donne) patite in una sorta di casa correzionale, gestita dalla severa ma provocante Madame Chaudelüze, fino all’incontro col travestito Fredegunde, Monika racconta vicende cariche di erotismo e punizioni corporali, non prive di momenti apertamente comici ma dominate, nel complesso, dall’eterno conflitto tra pulsioni individuali e convenienze sociali, tra desiderio sfrenato e limitazioni castranti di un Super-Io ancora non teorizzato ma già ben presente nella mente di un Autore in anticipo sui tempi come Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

Opera minore incompiuta di un grandissimo scrittore (ammesso che gliela si possa ascrivere, come molti critici sembrano confermare), “Suor Monika” è un curioso libretto erotico d’inizio XIX secolo non dissimile dai tanti (non firmati) che dovevano circolare in quegli anni di severa censura. La letteratura erotica, diciamolo pure, è sempre stata in circolazione, sottobanco o apertamente: il mondo antico non si faceva particolari problemi, e opere come “L’asino d’oro” o il “Satyricon”, assieme a una gran mole di romanzi zeppi di peripezie amorose anche molto esplicite, circolavano liberamente, anche se il numero di lettori non era certo sconfinato.

Saper leggere e apprezzare la letteratura non era cosa così frequente nella Roma imperiale o nell’Atene del V secolo! La sopraffina cultura del mondo classico era, con naturalezza, una cultura per pochi: per quelli che potevano permettersela, e per quelli che si dimostravano sufficientemente intelligenti e portati per lo studio da meritarsi il possesso o anche solo la lettura dei “libri”, che anticamente erano impegnativi e costosi rotoli di papiro. Gli argomenti sessuali sono da sempre al centro degli interessi umani: basti pensare agli espliciti, e celeberrimi, affreschi di Pompei (ogni anno ne salta fuori uno nuovo!) e, più in generale, alle tante immagini che oggi definiremmo “impudiche” che si possono ammirare su frammenti di vasellame greco a figure nere o rosse.

Oppure si pensi all’importanza di Priapo, con le sue poderose erezioni, nell’arte plastica del mondo romano antico, e si pensi – in letteratura – alle meravigliose divagazioni erotiche di scrittori come il già citato Petronio (“Satyricon”, of Course) oltre ad Apuleio, Catullo, Marziale senza dimenticare un Luciano di Samosata… Insomma, la letteratura di tipo erotico, dedicata ad esplorare i meandri del piacere fisicamente inteso quando non delle perversioni propriamente dette, non nasce certo con Hoffmann (o con De Sade!) a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Tardi epigoni di un genere praticatissimo, i libelli “sconci” che datano a un paio di secoli fa (come il celeberrimo “Thérèse philosophe”, attribuito nientemeno che a Diderot) oggidì, nel mondo di YouPorn, PornHub e via almanaccando, fanno perlopiù sorridere (ma, sia chiaro, nessuna critica a questi siti web e alle migliaia di altri loro simili: il mercato della pornografia non mi sconvolge minimamente né trovo riprovevole guardarsi un film porno!).

Al dunque, che libro è “Suor Monika”? Suddiviso in tre parti (la storia dei genitori di Monika, la storia del travestito Fredegunde e la lunga lettera della domestica Karoline, un tempo al servizio dei genitori di Monika) ma rimasto incompiuto, il libello trova nel racconto di Monika alle consorelle, in convento, la più classica delle cornici narrative, persino un po’ abusata. I religiosi (e le religiose) con voglie piccanti sono da sempre un classico della narrativa erotica: basti pensare a Boccaccio! Dove il libro si discosta un po’ dai luoghi comuni è nelle non banali riflessioni sul contrasto tra oscenità reale (la guerra, e la decisione di mandare a morte migliaia di persona) e oscenità solo apparente (il sesso, nelle sue mille sfumature, ma anche la follia individuale, di cui Hoffmann è stato coi suoi testi migliori uno dei principali esploratori).

Insomma, non c’è molto per decretare se questo piccolo romanzo vada effettivamente attribuito a uno dei più geniali narratori di lingua tedesca, poliedrico e nettamente in anticipo sui tempi nel teorizzare, per via narrativa, quello che poi la psicanalisi avrebbe definitivamente sancito; diciamo che, se appartiene alla produzione hoffmanniana, bisogna di certo parlare di un lavoro minore, divertente ma non certo epocale, un po’ ripetitivo nelle situazioni e lento nello sviluppo narrativo. Se invece siamo in presenza di un libro di Autore anonimo, c’è troppo poco per discostarsi dal giudizio che daremmo di qualunque altro libello erotico coevo: interessante, curioso, giustamente pruriginoso, ma anche oggettivamente innocuo e poco significativo, a meno che non si sia specialisti dell’epoca o del genere.

(Recensione scritta ascoltando Johann Sebastian Bach, “Concerto per violino in la minore” – BWV 1041)

PREGI:
lettura svagante e un po’ farfallona, che lascia il sorriso sulle labbra al pensiero di quanto “certe cose” (la passione per gli sculacciamenti e le frustate, l’erotismo delle punizioni corporali, le bricconate dei giovanotti per incontrare le ragazze) siano sempre esistite e non siano state certo inventate dai film pecorecci all’italiana, tarde e stanche repliche visive di un mondo che esiste da sempre, quello degli istinti e delle passioni da boudoir

DIFETTI:
se la scrittura è di una certa classe e non sconfina (quasi) mai nella volgarità propriamente detta, bisogna ammettere altresì che non ci sono, in tutto il corso della narrazione, grandi picchi d’ingegno o pagine memorabili. L’erotismo, ahimè, tende alla ripetitività!  

CITAZIONE:
“Che strani fenomeni la natura e l’educazione sanno offrire! Noi siamo vergognosi ed impariamo ad esserlo, sistematicamente, di tutto ciò che è buono, naturale e bello, la qual cosa non ci impedisce di convivere serenamente con la nostra sporcizia e la nostra bassezza. Non saprei immaginare un solo vizio che non abbia già spudoratamente compiuto il proprio ciclo nella società degli uomini […] ma coltivare la voluttà dei sensi è la sola cosa che ci colmi di vergogna.” (pag. 57)

GIUDIZIO SINTETICO: **

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO