# 368 – David I. Kertzer – PRIGIONIERO DEL PAPA RE (BUR, 2015, ediz. orig. 1996, pagg. 465)
Il 23 giugno 1858 due gendarmi della polizia papalina si presentano a casa del signor Momolo Mortara, a Bologna (allora sotto il dominio temporale del Papa) e ne reclamano il figlio Edgardo, di appena sei anni: debbono portarlo via in quanto battezzato, laddove Momolo e sua moglie Marianna, nonché tutti i loro numerosi figli, sono di religione ebraica. L’ordine emesso dall’inquisitore di Bologna, Padre Pier Gaetano Feletti, non lascia spazio a interpretazioni: il bambino deve essere portato a Roma, nella Casa dei Catecumeni, dove verrà cresciuto nell’alveo del Cattolicesimo. Per Momolo e Marianna è l’inizio di un incubo: chi può aver battezzato nascostamente uno dei loro figli? E per quale motivo? Il Papa in carica è Pio IX, che sarà l’ultimo pontefice a detenere il potere temporale. Il frangente storico è di quelli da far tremare i polsi: l’unificazione italiana è in corso, sotto la guida di Camillo Cavour e di Re Vittorio Emanuele II; in Francia, Napoleone III tesse le sue trame per ottenere il massimo vantaggio dalla situazione, mentre l’Austria asburgica è in netta difficoltà e presto dovrà lasciare buona parte dei suoi possedimenti nella penisola italiana. In tutto questo, si chiede David Kertzer, quanto ha pesato il caso Mortara, che all’epoca finì su tutti i giornali e vide impegnate attorno al destino di un bambino ebreo tutte le più importanti diplomazie d’Europa? È lecito affermare che il caso del piccolo Edgardo sia stato uno degli elementi che hanno facilitato la fine del potere temporale della Chiesa, dopo tanti secoli? E com’è finita la sua storia, dopo la separazione dalla famiglia d’origine?
La saggistica anglosassone (e in particolare americana) brilla per capacità narrativa: se non fosse stato chiaro, a fissare una volta per tutte questo assunto ci pensa proprio il libro di David Kertzer, ebreo a sua volta, e studioso di antropologia e storia. Rispetto a molta saggistica europea, che predilige gli aspetti tecnici e dottrinali delle materie trattate, quella americana è più distesa, più accattivante, sa conquistare il lettore raccontando (anche) una storia, pura e semplice, mantenendo la parte di riflessione e le considerazioni storiche e sociali sotto il livello di guardia, e non abbandonandosi mai a elucubrazioni tanto altisonanti quanto poco significative.
Ben narrata, la vicenda di Edgardo Mortara assume un significato profondo e si inserisce alla perfezione nel panorama storico del Risorgimento italiano. Si può concordare o meno con l’Autore sulla questione alla base del libro, ovvero se il rapimento di Edgardo da parte della Chiesa cattolica abbia contribuito a inasprire le relazioni con potenti Nazioni che, fino a quel momento, avevano difeso il Vaticano e il suo potere temporale (per esempio la Francia di Napoleone III); ma resta il fatto che “Prigioniero del Papa Re” è un buonissimo saggio dal tono e dal sapore squisitamente narrativi, capace di “tirar dentro” il lettore nonostante la distanza di tempo dai fatti accaduti e le immense differenze nella società e nella politica.

Moritz Daniel Oppenheim, “Il rapimento di Edgardo “Mortara” (Olio su tela, 1862) 
Giovanni Maria Mastai Ferretti, Papa Pio IX (1792 – 1878)
Quello di Pio IX è veramente un altro mondo rispetto all’oggi, per quanto, a ben vedere, non sia passato poi così tanto tempo dalla breccia di Porta Pia e dalla caduta di quello che sui libri di storia abbiamo visto tante volte citato come Stato della Chiesa. Dando ampio spazio all’aneddotica, ma senza esagerare, Kertzer riesce a equilibrare il racconto della vicenda umana dei Mortara (e di vari altri personaggi di contorno) con il dipanarsi parallelo della Storia con la S maiuscola, sotto forma di plebisciti e guerre, spedizioni militari e azioni diplomatiche, annessioni e conquiste.

Edgardo Mortara nel 1870 
Padre Pier Gaetano Feletti, Inquisitore di Bologna 
Card. Giacomo Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX
Convinto assertore (come spiega egli stesso nella postfazione) della necessità di raccontare la storia anche e soprattutto dal punto di vista della gente umile, David Kertzer si rivela un ottimo ricercatore e un narratore capace, che sa restituire con pochi dettagli il senso profondo di intere esistenze, tra commercianti e domestiche analfabete, tra prelati e soldati, tra miliardari ebrei e ideologi arrabbiati. Guardando al Risorgimento da una prospettiva inedita e insolita, che non ha in Mazzini, Garibaldi e Cavour i suoi protagonisti assoluti, bensì li trova nella famiglia Mortara e nei loro fiancheggiatori nella lotta per riavere il piccolo Edgardo, Kertzer ci offre uno sguardo interessante su un tempo (e una temperie) che, soprattutto a noi italiani, dovrebbe interessare molto.
Costruito in modo estremamente classico, con un apparato di note non troppo invadente, “Prigioniero del Papa Re” è quasi un romanzo storico per come sa ingenerare curiosità e inquietudine nel lettore, ansioso di scoprire le sorti del piccolo Edgardo cresciuto sotto l’ala di Pio IX e incuriosito dalla quantità di aneddoti e dettagli gustosi sulla vita in Italia alla metà del XIX secolo che l’Autore non lesina.

Edgardo Mortara con sua madre Marianna 
Casa Mortara, da cui Edgardo fu prelevato il 23 giugno 1858 
Edgardo Mortara in tarda età
E non manca neppure il giallo finale, che non sfigurerebbe in una puntata di “Quarto grado” o di un’altra delle tante trasmissioni televisive oggi dedicate ai casi di cronaca nera. Libro completo e ben confezionato, documentatissimo, cui forse manca solo un apparato fotografico, che l’avrebbe indubbiamente impreziosito, “Prigioniero del Papa Re” è una lettura caldamente consigliata a chi ama la Storia raccontata bene – meglio che da un Barbero o, Dio ce ne scampi, da un Cazzullo!

(Recensione scritta ascoltando Ludwig van Beethoven, “Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore, Op. 55 – Eroica” diretta da Herbert Von Karajan)
PREGI:
asciutto e consapevole, è un libro che va dritto al punto e vuol farsi capire da tutti, merito non da poco per un saggio storico che, seppur non specialistico, avrebbe potuto declinarsi in maniera assai più scostante se l’Autore non avesse saputo costruirlo così bene. Da paragonare (anche se è inferiore) a “M – L’enigma Caravaggio” di Peter Robb
DIFETTI:
qualche passaggio è oggettivamente un po’ lungo, e l’Autore è abbastanza evidentemente schierato a favore delle posizioni ebraiche e anti-cattoliche, senza però che questa impostazione arrivi a inficiare l’ottimo lavoro di ricerca e di racconto
CITAZIONE:
“Lungi dall’essere un pallido vestigio dei giorni bui della Controriforma, la sottrazione dei bambini ebrei stava diventando sempre più comune nell’Italia dell’Ottocento.” (pag. 55)
GIUDIZIO SINTETICO: ***
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana