IL MAESTRO DI SCHERMA – Arturo Pérez-Reverte

# 397 – Arturo Pérez-Reverte – IL MAESTRO DI SCHERMA (Marco Tropea Editore, 1998, ediz. orig. 1988, pagg. 284)

Madrid, 1868: in una Spagna attraversata da profonde spinte rivoluzionarie, il trono di Isabella II vacilla e i repubblicani sembrano destinati a prendere il potere, guidati dall’ex-ministro Juan Prim. Imperturbabile e disinteressato alle vicende politiche, il sessantenne maestro di scherma Jaime Astarloa vive impartendo lezioni sulla nobile arte a ricchi rampolli di buona famiglia e a un importante cliente, don Luis de Ayala, marchese de los Alumbres, in passato detentore di incarichi governativi di un certo peso, ma ora ritiratosi a vita privata, grande appassionato di scherma e di donne. Ed è proprio una donna a sconvolgere la vita del riservatissimo maestro di scherma: quando l’affascinante Adela de Otero si presenta da lui pregandolo di insegnarle i segreti della sua celeberrima “stoccata da 200 scudi”, un colpo mortale per il quale Jaime Astarloa è conosciuto nel mondo degli spadaccini, l’anziano maestro tenta di non farsi coinvolgere, né professionalmente né sentimentalmente. Ma sarà una battaglia persa: la Storia, cacciata dalla porta, rientrerà dalla finestra, e Astarloa sarà costretto a fare i conti con gli intrighi di palazzo che stanno segnando la Spagna del suo tempo, e quanto all’amore, come resistere al richiamo sensuale di una donna giovane, bella e misteriosa, i cui scopi diverranno chiari al maestro di scherma solo quando sarà troppo tardi?    

Non c’è niente da fare: ci sono alcuni scrittori (e Pérez-Reverte è uno di questi) che, gira che ti rigira, non deludono mai. D’accordo, forse non firmeranno mai capolavori epocali (mica tutti possono essere degli Houellebecq o dei McEwan!), però i loro libri, potete scommetterci, sono sempre solidi e piacevoli da leggere, scritti con attenzione e competenza, ben ambientati e convincenti nell’arco narrativo.

Chi ritiene che queste caratteristiche siano di poco conto o non bastino per scegliere di leggere un Autore, salti pure a pie’ pari questa recensione, e continui tranquillamente a scegliere le sue letture sulla base degli intellettualismi di certa critica e del (presunto) “impegno” di certi scrittori che, a mio parere, l’unico impegno che mettono è nel frantumare le parti basse di chi li legge. Pérez-Reverte è uno scrittore fieramente di genere, anzi, dopotutto neanche tanto, visto che spazia con una certa libertà fra il thriller e il romanzo storico; è però, indiscutibilmente, un Autore che scrive per intrattenere e divertire, per raccontare storie, non per esporre tesi o sostenere concetti, né per “far riflettere” su chissà cosa.

Non che ci sia qualcosa di male nella volontà di “far riflettere” i lettori, soprattutto se si è capaci di scrivere libri realmente abissali, che spalancano prospettive nuove e inedite. Se non si è capaci di tanto, meglio attestarsi su una narrativa asciutta e sincera come quella di Arturo Pérez-Reverte, già Autore del notevole “Club Dumas” (da cui Polanski trasse “La nona porta”) e della godibile “Tavola fiamminga”, un bel giallo dal sapore pittorico, nonché della serie di libri incentrati sul Capitano Alatriste, e ambientati nella Spagna del Seicento.

Ma veniamo a questo “Maestro di scherma”, con il quale Pérez-Reverte si sposta nell’Ottocento, dimostrando di saper padroneggiare varie epoche nella storia del suo Paese. Di certo non siamo in presenza di un grande affresco, anzi, la trama è sottile e mirata, e i grandi fatti della Storia (la fuga di Isabella II, la marcia dei rivoluzionari su Madrid, gli intrighi di Corte) sono lasciati sullo sfondo, evocati, più che raccontati, nelle dispute al caffè tra il protagonista (uomo schivo e riservato, che crede ancora nell’onore delle armi) e i suoi amici, tutti a loro modo segnati dalla vita: un ex-prete divenuto acceso repubblicano, un timido insegnante di pianoforte, un realista convinto che vorrebbe riportare indietro le lancette dell’orologio, a tempi di maggiore grandeur per la Spagna dei Borbone…

In mezzo a tutto questo, la figura di Adela de Otero, bella, affascinante e misteriosa, spicca come il dettaglio inquietante in un quadro, e l’Autore è bravo sia a renderla tangibile e sensuale, al punto da far innamorare il disilluso maestro di scherma, quanto a tratteggiarla in modo sfuggente e inquietante, animata forse da cattive intenzioni (perché ha bisogno di imparare i segreti di una stoccata mortale che vale 200 scudi?).

E se la trama, dopotutto, non è la parte migliore di questo gradevole libro, visto che il mistero si scioglie in maniera un po’ forzata e “burocratica”, l’economia di personaggi e di scene d’azione e l’atmosfera di fondo – la Madrid quasi assediata del 1868 e la sala di scherma di Jaime Astarloa, che vorrebbe essere una bolla fuori dal tempo – sono tratti indubbiamente positivi di un romanzo ben calibrato, che non annoia e anzi riesce, nel finale, a ribaltare un paio di prospettive in modo più che convincente. Il tutto, senza rinunciare a una malinconia di fondo legata al passare del tempo e al materialismo imperante che il protagonista, uomo di un’altra epoca, che non si rassegna – per esempio – allo strapotere delle armi da fuoco contro la nobiltà del fioretto, esprime alla perfezione.             

(Recensione scritta ascoltando Francesco Guccini, “Cyrano”)

PREGI:
il senso della misura e la capacità di tratteggiare personaggi e situazioni con pochi, semplici tocchi, caratteristiche di tutta la produzione di Pérez-Reverte

DIFETTI:
il giallo propriamente detto non è così ben estrinsecato, e la soluzione dell’enigma arriva attraverso un burocratico fascio di documenti la cui lettura – soprattutto per chi non è spagnolo! – è un po’ faticosa. Ben raccontata l’arte della scherma, anche se forse con qualche tecnicismo di troppo…

CITAZIONE:
«Siamo qui per la lezione di scherma, cavalieri» disse in un tono che non ammetteva repliche. […] «Non abbiamo niente a che vedere con quello che sta succedendo fuori. È roba per la gentaglia, e per i politici.»  Tornarono alle loro postazioni e in sala si udì nuovamente il metallico rumore dei fioretti. Sulle pareti, le vecchie panoplie come sempre coperte di polvere, arrugginite e immutabili. Era bastato chiudere la finestra per fermare il tempo nella casa del maestro di scherma. (pagg. 157-158)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO