ELOGIO DELLA MATRIGNA – Mario Vargas Llosa

# 390 – Mario Vargas Llosa – ELOGIO DELLA MATRIGNA (Einaudi, 1999, ediz. orig. 1988, pagg. 162)

L’attempato don Rigoberto, dipendente (con ruolo dirigenziale) in una grande compagnia di assicurazioni a Lima, in Perù, si è risposato con la bella quarantenne Lucrecia, con la quale sta vivendo una seconda giovinezza, anche e soprattutto dal punto di vista sessuale. Dapprima timorosa per via della presenza, in famiglia, del figlio di primo letto di Rigoberto, il dodicenne Alfonso detto Fonchito, donna Lucrecia si accorge ben presto di essere entrata nelle grazie del ragazzino, che le dimostra enorme trasporto affettivo dedicandole componimenti e dolci allocuzioni. Il quadro è completato dalla domestica Justiniana, con la quale si lascia intendere che di tanto in tanto Lucrecia si abbandoni a qualche piacere saffico… In questa atmosfera permeata di sensualità e di attrazione, è inevitabile che anche Fonchito si faccia avanti e non nasconda alla sua matrigna l’attrazione per lei, per il suo corpo formoso e straordinariamente femminile, al punto da poter essere accostato a varie opere d’arte tra le quali Vargas Llosa svolge il suo gioco erotico con grande raffinatezza.

L’idea di questo breve romanzo di Mario Vargas Llosa (1936 – 2025) è semplice e simpatica: agganciare ogni capitolo a un’opera d’arte erotica, o comunque attraversata da un soffio d’erotismo, e raccontare una storia fatta di molteplici seduzioni con un tocco delicato e irriverente, colto e raffinato, fino a una chiusa inattesa e più “forte” di quanto ci si sarebbe potuti aspettare da quello che è, a tutti gli effetti, un gioco intellettuale, una variazione sul tema orchestrata sulla commistione tra letteratura e pittura, tra linguaggio scritto e linguaggio visivo (il libro è corredato dalle immagini di alcune delle opere citate).

I personaggi sono gli stessi di altri due libri del grande scrittore peruviano, “L’eroe discreto” e “I quaderni di don Rigoberto”, ma l’intreccio di trama “non quadra” con gli altri due romanzi, nei quali l’armonia familiare non è guastata dalle intemperanze del pur intelligente ed enigmatico Fonchito. Con questo “Elogio della matrigna” è come se Vargas Llosa avesse voluto giocare con una materia potenzialmente incandescente (specie nel mondo sudamericano, caratterizzato da forti afflati di gelosia e da una possessività sentimentale spinta quasi all’eccesso) ma senza mai esagerare, senza calare il racconto nel tessuto del realismo, bensì sospendendolo in una dimensione soffusa, ipotetica e visionaria, quella dell’Arte, appunto (don Rigoberto è collezionista accanito di stampe erotiche).

Procedendo per accostamenti (a figure mitologiche, a personaggi di quadri o di leggende) e cedendo a tratti la parola ai protagonisti stessi, l’Autore compone un piccolo libro prezioso e divertito, capace sia di raccontare il desiderio che di metterlo alla berlina, sia di immergere il lettore in un tessuto di pulsioni e riti sessuali che di farlo scivolare nel punto di vista privilegiato di un osservatore a distanza, di un critico che giudica da lontano e con equanimità gli intrecci sentimental-sessuali dei pochi ma efficaci personaggi che il burattinaio Vargas Llosa fa muovere sul palcoscenico della sua operetta morale, costruita su una dozzina di tableaux vivants, su una serie di istantanee, racconti che sembrano quadri o quadri che si trasformano, senza soluzione di continuità, in racconti.

Cosa c’è di vero e cosa è semplice, per quanto arguta, variazione sul tema? Impossibile decretarlo e, soprattutto se si sono letti anche gli altri libri con protagonista il simpatico don Rigoberto, impossibile non sentire qualche nota stonata in questa piccola vicenda di seduzione matriarcale che sembra una fantasia erotica, un sogno a occhi aperti nel quale la figura più irriverente e inquietante è quella di Fonchito, bambino tanto innocente quanto demoniaco, o forse demoniaco proprio nella sua ostentata (e fasulla) innocenza.

Le note stonate, però, dovute più a dettagli di trama che di stile, non disturbano la lettura, perché “Elogio della matrigna” è, appunto, una variazione sul tema, è lo sfruttamento di una famiglia, quella composta da don Rigoberto, donna Lucrecia e Fonchito, già al centro di altri racconti dell’Autore, per svolgere una interessante, irriverente ed elegante ricognizione del desiderio e dell’amore fisico e sensuale.

Cólto nei riferimenti artistici e sapiente nello stile (ma, trattandosi di Vargas Llosa, non poteva essere diversamente), “Elogio della matrigna” è un piccolo romanzo erotico che può essere visto anche come un polittico di opere d’arte tutte a diverso titolo incentrate sull’attrazione e sulla malizia, sul voyeurismo e sul desiderio, e alla fine, arrivati all’ultimo quadro di questa silloge in tema amoroso, si sorride ma con un po’ d’amarezza, e leggendo si prova più volte un brivido d’eccitazione, ma anche, altrettanto spesso, uno di inquietudine, perché la maestria del grande scrittore peruviano consiste nel saper sempre sottolineare l’ambiguità delle situazioni, nonché l’intrinseca irraccontabilità del desiderio sessuale.

(Recensione scritta ascoltando i Dire Straits, “The Man’s too Strong”)

PREGI:
stile elegantissimo e raffinato, rimandi puntuali e cólti alle opere d’arte (di alcune delle quali l’Autore inserisce le riproduzioni nel testo), personaggi perfettamente padroneggiati anche nei loro lati più ambigui e non raccontabili. Operetta (im)morale arguta e leggibilissima

DIFETTI:
chi ha letto e amato gli altri libri con protagonista don Rigoberto (in particolare “L’eroe discreto”) potrebbe storcere un po’ il naso: questo libro non è né un prequel né un sequel, non si inscrive in nessuna serie narrativa, è solo una preziosa e un po’ fredda variazione sul tema  

CITAZIONE:
“Quando lei ride i capezzoli le si induriscono e le si ergono come se un’invisibile bocca stesse poppandovi, e i muscoli del suo stomaco vibrano sotto la tersa pelle odorosa di vaniglia suggerendo il ricco tesoro di vapori e di sudori della sua intimità. […] Il profumo di tale suppurazione d’amore fa impazzire don Rigoberto, che […] in ginocchio, come chi prega, lo lecca e se ne impregna fino a ubriacarsi di gioia.” (pag. 81)

GIUDIZIO SINTETICO: **½

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

?
0
1/2
*
*1/2
NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
**
**1/2
***
***1/2
****
ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO