L’EROE DISCRETO – Mario Vargas Llosa

# 307 – Mario Vargas Llosa – L’EROE DISCRETO (Einaudi, 2013, pagg. 382)

Due vicende parallele convergono in modo inatteso: a Lima, l’anziano capo d’azienda Ismael Carrera sposa la domestica Armida, di quarant’anni più giovane, allo scopo di diseredare i figli imbelli Miki ed Escobita, e coinvolge nel piano il suo amico (e dipendente) Rigoberto che, a pochi mesi dalla pensione e dalla possibilità di viaggiare con moglie e figlio, si ritrova invece a battagliare per vie legali e non solo con gli inferociti figli di Ismael. A Piura, contemporaneamente, l’ex-autotrasportatore Felícito Yanaqué, che ha avviato una fiorente azienda di trasporti, si vede recapitare una minacciosa lettera anonima, firmata con un ragnetto stilizzato, con la quale dei gangsters gli chiedono il proverbiale “pizzo”. Deciso a non cedere al sopruso, don Felícito va alla polizia, ma le indagini porteranno alla luce scomode verità. E quando le due vicende si intrecceranno, Rigoberto e Felícito, pur così diversi per estrazione sociale e cultura, ma accomunati dalla volontà ferrea di non cedere alla prepotenza, rispecchieranno l’anima pulita di un Paese, il Perù, che sembra ancora preda di antichi e mai esorcizzati fantasmi.   

Mario Vargas Llosa è uno di quegli scrittori per i quali non ci sono più aggettivi: ogni libro è una sorpresa, ogni romanzo è la tessera di uno splendido puzzle dal quale emerge, soprattutto, il ritratto di un Paese contrastato e contraddittorio, il Perù, luogo natio per il quale l’Autore ha anche combattuto (si candidò alle presidenziali nel 1990, perdendo contro Alberto Fujimori, esperienza da lui raccontata nell’autobiografia “Il pesce nell’acqua”), luogo dal quale è fuggito per poi tornare, Patria mai dimenticata e mai rimossa, nonostante i tanti anni e la distanza geografica. Anche ne “L’eroe discreto”, romanzo relativamente recente, visto che è datato 2013, Vargas Llosa torna nel suo Paese e sembra volerne isolare e descrivere una sorta di “doppia anima” positiva e carica di speranza, un’anima forse divisa in due (Felícito e Rigoberto non potrebbero essere più diversi: popolano e scarsamente acculturato il primo, borghese colto e raffinato il secondo) ma appartenente allo stesso “humus”, quell’eroismo tanto discreto quanto inflessibile che sembra rispecchiato nel titolo del romanzo, non a caso declinato al singolare.

Sì, perché l’eroe discreto è la somma di questi due personaggi, è il peruviano che non cede alle logiche del potere e della prepotenza, ma che segue un codice personale, un codice in cui l’onore e la parola data valgono più di qualunque facile accomodamento. Anche a costo di scoprire amare verità, infatti, sia Felícito che Rigoberto vanno fino in fondo con le loro risoluzioni, difendendo l’uno la rispettabilità della sua onesta azienda di trasporti, l’altro la memoria del suo amico d’infanzia Ismael Carrera contro le mire dei dissoluti figli, immagini viventi di un Perù edonista e sfrenato, volgare e irrispettoso.

Senza mai teorizzare, senza saggismo né pedanteria, Vargas Llosa racconta splendidamente – alternando i capitoli – entrambe le storie che costituiscono l’ossatura del romanzo, e arriva a intrecciarle con eleganza e spontaneità, facendo emergere con apparente noncuranza vizi e virtù di un Paese intero, che conosce avidità e grettezza quanto lealtà e bontà d’animo.
Costruito con grande sapienza su toni tutto sommato commediali, il libro è leggero e delicato pur veicolando tematiche di un certo spessore e di evidente drammaticità, come il rapporto dei padri coi figli, che riguarda anche Felícito Yanaqué e Rigoberto, il cui amato figlio Fonchito sembra preda di un’allucinazione ricorrente che lo porta a incontrare continuamente… il Diavolo!
E ancora, la difficoltà a far valere le proprie ragioni contro la prepotenza e il potere economico, e soprattutto l’evidente spaccatura sociale di un Paese ancora profondamente diviso in classi, con tutti i pregiudizi che ne conseguono, e che Vargas Llosa è bravissimo a scardinare, senza mai cadere in un facile buonismo, e mantenendo, al contrario, tutte le contraddizioni e le sfaccettature di personaggi che non sono mai pure funzioni narrative, ma sembrano sempre “vivere di vita” sotto la penna dell’Autore.

Pur facendo ridere a tratti quasi fino alle lacrime, “L’eroe discreto” è un libro che – un po’ come le “Avventure della ragazza cattiva” – cela un cuore più nero di quanto si possa pensare, ed evoca l’immagine di un mondo solo all’apparenza modernizzato ed emancipato, un mondo che in realtà serba ancora in sé (ma non è detto che sia un male) i tratti di una mentalità tribale e primitiva, come sembrano dimostrare le figure della veggente Adelaida, confidente di don Felícito, e dell’enigmatico Edilberto Torres, che perseguita cordialmente il giovane Fonchito e, sotto i suoi modi cortesi e quasi untuosi, sembra celare una faustiana dimensione demoniaca.                     

(Recensione scritta ascoltando i Kansas, “Dust in the Wind”)

PREGI:
una scrittura delicata e consapevole, mai greve, sempre perfettamente calata nella trama – anzi, nelle trame – e capace di strappare risate come di far versare lacrimucce. Insomma, la scrittura di un Maestro!

DIFETTI:
forse poco contestualizzata, la vicenda di Fonchito e del misterioso e inquietante Edilberto Torres, per quanto interessante sul piano, per così dire, antropologico, è meno efficace su quello squisitamente narrativo, e infatti è l’unico aspetto del libro a lasciare nel lettore un pizzico di amaro in bocca   

CITAZIONE:
“La funzione del giornalismo oggi, o quantomeno nella società attuale. Non informava, annullava ogni distinzione tra menzogna e verità, sostituendo alla realtà una finzione nella quale si manifestava l’immensa mole di complessi, frustrazioni, odi e traumi di un pubblico roso dal risentimento e dall’invidia.” (pag. 193)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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**1/2
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO