Appunti e spunti minimi su libri letti, riletti, sfogliati
A cura di Roberto Mandile
PUNTATA 83
SCRIVERE: UNA VOCAZIONE O UN MESTIERE?
UN CLASSICO: “Tonio Kröger” di Thomas Mann
UN GIALLO: “Il delitto che diverte” di Fredric Brown
DALLO SCAFFALE: “L’altrui mestiere” di Primo Levi
LECTIO BREVISSIMA: “Il reato di scrivere” di Juan Rodolfo Wilcock
UN CLASSICO
“D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura” (Italo Calvino)
Thomas Mann – TONIO KRÖGER (ediz. orig. 1903)
Di cosa parla: Tonio Kröger, ragazzo di famiglia borghese, figlio di un commerciante del nord e di una donna del sud, vive la sua giovinezza tra l’amicizia per il compagno di scuola Hans, con cui però fatica a condividere interesse e passioni, e l’attrazione per Inge, frenata dalla sua timidezza e dal suo senso di inadeguatezza. La decisione di seguire la propria vocazione letteraria accentua il senso di distanza rispetto alla vita comune, come dimostrerà il viaggio che, anni dopo, intraprenderà verso la Danimarca…
Commento: Novella tra le più celebri di Mann, è la storia d’iniziazione di un giovane che scopre la propria precoce inclinazione verso la letteratura, nel quale non è difficile riconoscere lo stesso autore. Il rapporto conflittuale tra la vita borghese e l’arte, vero Leitmotiv dell’opera dell’autore tedesco, è affrontato con profondità filosofica, laddove, pochi anni prima, nei Buddenbrook, trovava un’espressione più lirica e tragica nella figura del piccolo musicista Hanno. La soluzione prospettata nel finale dal protagonista è all’insegna di un compromesso che, lungi dal risultare un accomodamento al ribasso, è la (precaria e comunque tormentosa) via d’uscita da un dissidio che poteva apparire ben più angoscioso: “Se qualcosa – scrive Tonio Kröger – è realmente in grado di fare di un letterato uno scrittore, è appunto questo mio borghese amore per l’umano e il vivo e l’ordinario”.
GIUDIZIO: ****
UN GIALLO
“Il romanzo poliziesco è un gioco intellettuale; anzi uno sport addirittura” (S.S. Van Dine)
Fredric Brown – IL DELITTO CHE DIVERTE (ediz. orig. 1948)
Di cosa parla: Bill Tracy è l’autore di un popolare radiodramma; intenzionato a cambiare genere, da qualche tempo ha iniziato a dedicarsi al poliziesco, abbozzando alcune storie per una serie dal titolo “Il delitto che diverte”. È quindi un vero shock per lui scoprire che la trama di una delle sue storie è stata usata per un assassinio reale: un uomo, vestito da Babbo Natale, è entrato nella sede degli uffici radiofonici, ha ucciso il dirigente ed è riuscito a dileguarsi senza essere stato riconosciuto da nessuno. Ma non è finita, perché un secondo omicidio, ispirato a un’altra delle trame ideate da Bill, avverrà a breve…
Commento: Terzo romanzo pubblicato da Brown (il primo, uscito un anno prima, Sangue nel vicolo, gli era valso il premio Edgar Allan Poe come miglior esordiente), fu anche il libro che segnò il definitivo passaggio alla scrittura dell’autore che si destreggiò con invidiabile mestiere per una quindicina d’anni tra il giallo e la fantascienza. Pur rimanendo lontano dai suoi migliori risultati, Brown costruisce una storia che fila il giusto, priva di sussulti e piuttosto ordinaria, con protagonista uno scrittore dagli incerti destini e dagli evidenti tratti autobiografici (compresa la patologica dedizione alla bottiglia).
GIUDIZIO: **
DALLO SCAFFALE
“La Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima” (Jorge Luis Borges)
Primo Levi – L’ALTRUI MESTIERE (ediz. orig. 1985)
Di cosa parla: C’è la descrizione della casa di corso re Umberto dove Primo Levi nacque e visse per tutta la vita, “caso estremo di sedentarietà”. Ci sono considerazioni su autori amati come Aldous Huxley, soprattutto per le sue prime opere, e François Rabelais, ma non mancano considerazioni anche più critiche, come la stroncatura di Tartarin de Tarascon. Ci sono riflessioni sullo scrivere, compresi i consigli a un giovane lettore (“scrivere è denudarsi”). E ci sono considerazioni sul mestiere e sul linguaggio del chimico, e annotazioni di scienze naturali, astronomia, zoologia (con un’attenzione particolare agli insetti) e altro ancora…
Commento: La raccolta di cinquantuno articoli pubblicati su vari giornali, soprattutto “La Stampa”, tra il 1976 e il 1984, è una delle ultime opere dell’autore torinese. Ma non è certo un’opera minore: è, anzi, la conferma di quanto Levi abbia saputo come pochi altri unire le straordinarie doti di osservatore (basterebbe leggere il testo intitolato “Il mondo invisibile”, incentrato sul microscopio tanto agognato e infine ottenuto durante l’adolescenza) e di narratore, capace sempre di fare tesoro anche della sua prima professione, quella di chimico (l’articolo “Dello scrivere oscuro” andrebbe mandato a memoria da tutti gli scrittori per vocazione, affermati o aspiranti, che si fanno un vanto da rivoluzionari nel ricorrere a una lingua che nessuno capisce). Tra le pagine più commoventi quelle dedicate al nonno e al suo negozio di stoffe e quelle in cui, sottolineando l’importanza del linguaggio degli odori, trascurati dagli uomini ma “straordinari suscitatori di memoria”, Levi rievoca i ricordi olfattivi legati alla prigionia ad Auschwitz.
GIUDIZIO: ****
LECTIO BREVISSIMA
Juan Rodolfo Wilcock – IL REATO DI SCRIVERE (anni vari)
Ci sono insospettabili affinità tra gli scimpanzè a cui si tenta di insegnare a parlare e gli scrittori. Così come l’iniziazione letteraria di un giovane intellettuale può essere spiegata solo attraverso un aneddoto napoleonico. O ancora i meccanismi attraverso i quali vengono elargiti i premi letterari sono in realtà solo un esempio di un uso scorretto, cioè immorale, del linguaggio. E poi, che cosa si deve pensare oggi della poesia, “prodotto che non si produce più”? O che dire della inutilità della critica novecentesca che rimprovera agli autori di non aver fatto quel che non intendevano fare? Il tema unificante di questa breve e deliziosa antologia di articoli pubblicati dallo scrittore argentino d’origine e italiano d’adozione tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso sul “Mondo” di Pannunzio e su “La Voce Repubblicana” è l’analisi, ironica e impietosa, della società letteraria italiana, conventicola animata da vizi umani troppo umani e dedita al culto di sé stessa, tutta presa da riti narcisistici, fremiti autoreferenziali e astratti furori.

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana