Carlo Fruttero & Franco Lucentini – IL PALIO DELLE CONTRADE MORTE (Mondadori, 2010, ediz. orig. 1983, pagg. 165)
L’avvocato Maggioni e sua moglie, durante un forte temporale, si perdono sui colli del senese e si ritrovano in un’antica villa abitata da personaggi strani, che sembrano un po’ fuori dal tempo. Il soggiorno si rivelerebbe anche piacevole, se non venisse funestato dalla morte misteriosa di un ospite, un fantino, proprio a tre giorni dal Palio di Siena, la celebre corsa di cavalli che vede contrapposte le varie contrade della città toscana in una rivalità senza tempo. Loro malgrado, i coniugi Maggioni si ritrovano coinvolti in una vicenda che dal giallo sembra sconfinare nell’occulto e nel gotico, sino a una rivelazione finale che lascerà sconvolti tanto loro quanto i lettori…
Piccolo romanzo sospeso tra il giallo classico e la vicenda soprannaturale, dal sapore vagamente gotico e “fantasy”, questo “Palio delle contrade morte” rappresenta un’incursione dei geniali Autori in generi e atmosfere da loro solitamente non bazzicati. La maestria, però, non viene meno e la lettura è decisamente godibile, per quanto il racconto sia meno dettagliato e meno particolareggiato di molti altri dovuti alle sapienti penne di Fruttero e Lucentini.
Volendo definirlo nella maniera più breve e pregnante possibile, potremmo dire che “Il palio delle contrade morte” è un romanzo breve “d’atmosfera”, intendendo con ciò che nel testo, più ancora dei perfetti incastri narrativi e dei colpi di scena (notevole, comunque, quello finale), importano l’ambientazione e il tono, curatissimi ed estremamente efficaci. Si legge col sorriso, questo piccolo libro, ma non col sorriso di superiorità del lettore sagace che ha in mano la soluzione dell’enigma sin dalla prima pagina, bensì col sorriso divertito del lettore che si lascia trasportare assieme ai personaggi in un’avventura dai toni strani, bizzarri, enigmatici e opachi, una di quelle vicende nelle quali “qualcosa non torna”, già, ma cosa?
Gli Autori sono bravissimi nell’instillare in chi legge una sottile, palpabilissima inquietudine, che si manifesta sotto forma di indizi che non portano (apparentemente) a nulla, di dubbi seminati qui e là, di dialoghi ondivaghi e (apparentemente) inconcludenti, di scoperte subito smentite e di certezze improvvisamente minate. Occorre molto mestiere per scrivere un libro simile, sospeso e leggero senza mai diventare supponente, e in grado di non deludere neppure con quello che – di solito – è il tallone d’Achille di questo tipo di libri: il finale. D’altronde, non siamo in presenza di due scrittori qualsiasi. Che Fruttero e Lucentini possano sbagliare il finale di un loro libro è una cosa che, francamente, brilla di improbabilità, e “Il palio delle contrade morte” ne è l’ennesima dimostrazione. Certo, i personaggi sono a volte appena abbozzati, e gli snodi di trama “soffrono” di una eccessiva sbrigatività, dovuta del resto alla forma scelta, quella del romanzo breve (o del racconto lungo, se preferite).
Ma la sapienza narrativa è intatta e si rivela in tutta la sua chiarezza con un intreccio dagli accenti perfetti, nel quale si rimane fin da subito invischiati, un po’ come la coppia di ignari protagonisti che si ritrovano, loro malgrado, ospiti di una conventicola di bislacchi personaggi in una location di quelle che un dépliant di immobiliaristi definirebbe “da favola”, un’antica villa sui colli senesi le cui atmosfere Fruttero e Lucentini tratteggiano alla perfezione, come tratteggeranno alla perfezione quelle della Pineta della Gualdana, altra ambientazione toscana (diversissima), in “Enigma in luogo di mare”, qualche anno dopo, nel 1991 (“Il palio delle contrade morte” è del 1983).
Lettura ideale se si vuol passare un weekend accarezzati dal soffio del mistero, questo piccolo romanzo non è certo l’opera capitale dei due Autori ma è un racconto ben calibrato e godibilissimo, un’incursione in toni e temi che, in seguito, sarà soprattutto Carlo Fruttero, orfano di Lucentini, a riprendere e continuare, con un libro come “Ti trovo un po’ pallida”, riedizione del 2007 di un testo uscito per la prima volta su “L’Espresso” nel 1981 a doppia firma. Se i capolavori sono lontani, le schifezze lo sono molto di più: e tanto basta – e avanza – per leggere volentieri “Il palio delle contrade morte” e tutta la produzione di Fruttero & Lucentini.
P.S. Roberto Mandile, nella sua rubrica “Lectio Brevis”, è stato molto più bravo e stringato di me nel recensire “Il palio delle contrade morte”: qui il suo contributo, per chi è interessato!

(Recensione scritta ascoltando Stanley Myers & John Williams, “Cavatina”)
PREGI:
arco narrativo perfetto e atmosfere azzeccatissime, ironia a gogò e finale che non delude. Basta così o devo andare avanti? Aggiungiamo una sana propensione all’umorismo macabro e (per fortuna) la mancanza di preoccupazioni nei confronti del politicamente corretto, che oggi non permetterebbe a nessuno di scrivere un libro (che non sia denigratorio) sul Palio di Siena
DIFETTI:
la brevità non consente grandi approfondimenti dei personaggi che, a partire dalla coppia di protagonisti, sono gradevoli ma non reggono – giocoforza – il confronto con quelli dei più grandi romanzi dei due Autori. Non per tutti i palati, ovviamente, il vago sapor di soprannaturale che fa capolino in più punti
CITAZIONE:
“Permeava adesso la villa un silenzio, un vuoto da retroscena. I corridoi e i passaggi restavano in penombra, ma le stanze in cui l’avvocato dette una sbirciata per vedere dove fossero finiti gli altri, avevano le finestre spalancate e il sole ne esplicitava la polvere, il disuso.” (pag. 84)
GIUDIZIO SINTETICO: **½
LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

Recensioni di Libri e Film, Racconti e Saggi... a cura di Matteo Fontana