L’AMICO RITROVATO – Fred Uhlman

# 369 – Fred Uhlman – L’AMICO RITROVATO (Feltrinelli, 2010, ediz. orig. 1971, pagg. 92)

Stoccarda, 1932: tra due ragazzi molto diversi, che si ritrovano compagni di classe al Liceo, nasce una profonda amicizia. Hans Schwarz è figlio di ebrei (suo padre è un medico che ha servito la Germania durante la Prima Guerra Mondiale), ed è un ragazzo solitario e privo di amici; Konradin von Hohenfels, invece, è di antichissima famiglia nobile, e sin dal momento in cui viene aggregato alla classe di Hans diviene oggetto di curiosità e interesse da parte di tutti. L’amicizia, però, nascerà proprio con Hans, inaspettatamente, e sarà profonda e travolgente, assoluta, fino a quando – con la presa del potere da parte di Hitler – la politica si metterà di mezzo, e l’ebreo Hans sarà costretto a emigrare negli Stati Uniti per non finire vittima del Nazionalsocialismo. Konradin, invece, nutrendo grande fiducia nel Führer, si schiererà coi Nazisti, convinto di partecipare a una temperie storica unica, che avrebbe reso grande la Germania. Ma le amare verità non tarderanno a mostrarsi, e solo dopo il massacro della Seconda Guerra Mondiale Hans, sopravvissuto e ormai sposato e con un figlio, verrà a sapere che ne è stato del suo vecchio, grande amico…

Il nome di Fred Uhlman (1901 – 1985) è legato, principalmente, proprio al centinaio di pagine di questo “romanzo in miniatura”, scritto in inglese con il titolo “Reunion” e pubblicato per la prima volta nel 1971. Ristampato poi una miriade di volte in varie lingue, “L’amico ritrovato” è diventato il classico titolo di culto, che si fa leggere, spesso e volentieri, anche nelle scuole (io lo lessi alle medie, e ricordo che ci fu anche fatto vedere il film che nel 1989 ne trasse Jerry Schatzberg).

Libro semplice e asciutto, il capolavoro di Uhlman non poteva non sedurre un ampio pubblico: facilissimo da leggere (bastano un paio d’ore), è un piccolo romanzo che non si dimentica più, un po’ per l’elegiaca celebrazione dell’amicizia maschile, e un po’ per il terribile tema storico di fondo, il Nazismo e la Seconda Guerra Mondiale, l’orrore dello sterminio degli ebrei in Europa. Negli anni Ottanta, “L’amico ritrovato” era una lettura d’obbligo per ogni adolescente, e anche oggi, onestamente, il libro non ha perso forza, resta una tappa importante per qualunque lettore, e lo si recupera con molto piacere anche in età adulta, riassaporandone le pagine venate da una malinconia senza nome, da una nostalgia (in tedesco si direbbe sehnsucht) assoluta e magistralmente raccontata.

L’Autore, infatti, sceglie di evitare accuratamente ogni patetismo e, anche se nella parte centrale indulge un po’ in figure tipiche dei romanzi d’ambientazione adolescenziale (gare sportive a scuola, rapporto con insegnanti sempre più schierati con l’astro nascente del Nazionalsocialismo), l’arco narrativo resta di un nitore ammirevole e il finale, secco come un colpo d’arma da fuoco sparato a bruciapelo, è tra i più riusciti che io ricordi. Naturalmente, in meno di cento pagine è impossibile che i personaggi emergano tutti con estrema chiarezza e dovizia di particolari; ma la bravura di Uhlman risiede proprio nella capacità di procedere per sommi capi, di tratteggiare i suoi protagonisti e i comprimari (su tutti, la madre di Konradin, nazistissima, e il padre di Hans, ebreo convinto dell’integrazione nel popolo tedesco, per il quale è stato anche ferito in guerra) con brevi e rapidi tocchi, che sfruttano, in un certo senso, tutta la letteratura precedente sul Nazismo e sulla Seconda Guerra Mondiale, evitando di ripetere cose già ampiamente acquisite dai lettori e andando al sodo con ammirevole concisione.

In pratica, l’Autore dimostra di conoscere perfettamente il livello di competenza del suo lettore medio, e su quelle fondamenta già consolidate costruisce una vicenda semplice ma toccante, un inno all’amicizia virile e un grido contro l’orrore dell’ideologia portata all’estremo e del razzismo di stampo nazista (ma il discorso, ovviamente, sarebbe valido per qualunque totalitarismo militarista e a base razziale). Impossibile non commuoversi leggendo l’ultima pagina, che ricorda, per efficacia, la chiusa della “Cripta dei Cappuccini” di Joseph Roth, e impossibile non appassionarsi alla storia di una amicizia tra sedicenni attraversata da un sottilissimo soffio di erotismo, appena accennato e certo non essenziale, come tema, ma palpabile e candidamente autobiografico (il protagonista, Hans Schwarz, è nato il 19 gennaio, come l’Autore).

Novella elegante e calibratissima, nella quale non si può spostare neppure una parola (e, del resto, non ce n’è bisogno), “L’amico ritrovato” gode forse di una certa sopravvalutazione – perché negarlo? – ma resta un libro consigliatissimo e per tutti, un racconto malinconico ma non piagnucoloso, mirabilmente conciso e capace di rappresentare il distillato di una temperie (terribile) che attraversò l’Europa e il mondo, e alla quale ancor oggi – a volte – si stenta a credere.               

Abbraccio

(Recensione scritta ascoltando Lucio Dalla, “L’anno che verrà”)

PREGI:
definirlo un capolavoro assoluto sarebbe eccessivo, perché in fondo si tratta di un piccolo racconto dal respiro abbastanza corto; però la scrittura è molto consapevole, lo stile è asciutto ed efficace e il finale mozza il respiro

DIFETTI:
l’estrema brevità non permette a molto personaggi di “respirare” e dipanarsi come forse avrebbero meritato, ma è un compromesso esplicitamente accettato dall’Autore, che fa tesoro di uno stile pregnante e conciso. Da paragonare col meno celebre, ma forse più originale “Gioventù senza Dio” di Ödön von Horváth

CITAZIONE:
“Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.” (pag. 11)

GIUDIZIO SINTETICO: ***

LEGENDA RECENSIONI
Sia per i libri che per i film, adotto nel giudizio sintetico il sistema Mereghetti, che va da 0 a 4 stelline: a 0, ovviamente, i giudizi più negativi, a 4 quelli più positivi, con tutti i possibili gradi intermedi…

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NON GIUDICABILE con i sistemi ìclassiciî di voto
PESSIMO
QUASI PESSIMO
BRUTTO
BRUTTINO
 
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***1/2
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ACCETTABILE
DISCRETO
BUONO
MOLTO BUONO
CAPOLAVORO